Yohji Yamamoto e la caduta degli dei

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Brutto.

Cosa sia venuto in mente a Yamamoto quando ha pensato di inserire questi outfit nella sua ultima sfilata, non riesco proprio ad immaginarlo.
Già la collezione non mi sembra sia una delle più riuscite, come se lo stilista faticasse a trovare ancora parole, gesti.. Senso.
Ecco, si avverte una certa stanchezza. Forse è il tempo di astenersi e uno come lui, che ha fatto del silenzio uno dei tratti identificativi della sua storia, dovrebbe almeno intuirlo.
Ma forse sono io a non aver capito nulla e magari queste poche uscite in mezzo ad una collezione dominata dal solito nero, sono la chiave di tutto. Il tentativo di un caos che non sa spiegarsi ancora nemmeno a se stesso.
Lo so, mi arrampico sugli specchi. Sarà che ho troppo rispetto per colui che è stato nominato genio. E chi sono io per infierire?
Ma i tempi in cui emergeva con tutta la sua forza nelle immagini di Wim Wenders, in quell’intenso trattato su se stesso, il tempo e lo spazio che è stato Notebooks on City and Clothes, quei tempi mi sembrano irrimediabilmente lontani.
E non c’è storia, anche i geni possono scivolare, a volte persino cadere.

2 thoughts on “Yohji Yamamoto e la caduta degli dei

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