Uma Wang: un niente complicato.

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Bello?

Uma Wang fa parte di quel gruppo che io chiamo i minimalisti di ritorno: abiti scabri, asimmetrie, orli incompleti, lo ying e lo yang del bianco/nero, decorazioni zero.

Mi chiedo, guardando la sfilata, se è proprio necessario a queste donne, intellettualmente complesse, mostrare sempre quell’aria sfatta da dopo-acquazzone (vedi sfilata Prada AI2013-14), e circondarsi di musiche che sono un tripudio di violini isterici al limite del masochismo o della crisi di nervi.

Aggiungo che per star bene in questi abiti e con questi colori ci vuole un fisico bestiale, o forse nemmeno, visto che persino le mannequins appaiono dimesse e scialbe.  Mi sembra una moda punitiva, come di chi abbia fatto incetta di tutta la moda possibile e infine si dedichi a un’immagine pre-raffaellita volta all’espiazione (di non so bene cosa).

Strano a dirsi per una quasi debuttante.

3 thoughts on “Uma Wang: un niente complicato.

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