Archeologia del mestiere.

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Bello?

Il direttore del Musée Galliera di Parigi, Olivier Saillard, deve avere una predilezione personale per Tilda Swinton .  Già circa un anno fa aveva utilizzato il physique du ròle dell’attrice per un magnifico defilée/performance, The Impossible Wardrobe, in cui la Swinton indossava abiti di archivio, con quella sua attitudine atemporale. E chi meglio di lei? Indimenticabile la sua interpretazione in Orlando di Sally Potter.

Il nuovo progetto che coinvolge l’attrice si chiama Eternity Dress, ed ha come tema la parte meno celebrata dell’universo moda: la sartoria. Si potrebbe dire la confezione su misura, ma temo che qualcuno storcerebbe il naso: non suona abbastanza invogliante. Eppure quello che succede in questa quattro giorni di evento è proprio il confezionamento passo-passo di alcuni abiti sul corpo e per il corpo di Tilda Swinton, utilizzando le tecniche sartoriali d’antan (1950) che il museo stesso conserva nei suoi archivi, sotto varie forme. Quelle lavorazioni, per intenderci, che i più snob hanno sempre sminuito definendole da sartina.

Si comincia a parlare addirittura di archeologia della sartoria, come se quelle tecniche ormai facessero parte di un capitolo chiuso e sepolto. La cosa non mi sembra affatto positiva, né lusinghiera. Non c’è dubbio che il prêt-à-porter abbia monopolizzato il mondo della moda, ma di sarte e sarti in giro ce ne sono ancora, e qualcuno, se Dio vuole, non è nemmeno attempato..

Allora, tanto meglio andarsi a guardare questo video, che almeno è un vintage originale.

La mia sensazione è che attraverso una operazione più concettuale che di vera rivitalizzazione (o salvataggio), si tenti di raschiare un po’ il fondo. Non vorrei che anche questa, come già altre, fosse l’ennesima mostra utile per riempire spazi e agende e contemporaneamente far cassa. Il dubbio è amplificato dalla presenza di un personaggio come la Swinton, che ultimamente tende ad essere presente un po’ dovunque, inflazionando quel suo modo distaccato. Suggerendo un poco troppo insistentemente il suo essere o sentirsi ‘icona’.

Per dar nuovo lustro al mestiere di sarto, in fondo, basterebbe che esistesse qualche vera scuola di sartoria in più, anziché un’inutile profusione di scuole di design e stilismo.

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