Una storia italiana (di ago, ditale e avanguardia).

germana marucelli 1

Bello.

Germana Marucelli è un altro di quei nomi poco, pochissimo noti all’interno della storia della moda italiana. Fortunatamente è di questi giorni un evento che restituisce al suo lavoro il giusto peso.

Germana era innanzi tutto una sarta, bellissima parola, che chi mi conosce sa quanto io tenga in considerazione.  Ma naturalmente non era solo questo. Diciamo che partiva da questa sapienza tecnica, altissima, per potersi esprimere anche a livello intellettuale.  Un’intellettuale del cucito, si potrebbe dire, e a chi storcesse il naso davanti a questa definizione suggerirei di andarsi a leggere la biografia, che contempla collaborazioni con artisti del calibro di Piero Zuffi e Getulio Alviani, mentre i suoi giovedì erano frequentati da personaggi quali Giò Ponti, Savinio, Casorati, Fontana, Quasimodo, Zanzotto, ecc.

Germana Marucelli era una donna concreta ma con un grande talento nell’annusare le tendenze e il futuro: è documentato dai suoi modelli il fatto che prevenne il new look quando ancora non era nemmeno nato. Ma si sa, una sartina italiana non avrebbe potuto certo competere con Monsieur Dior..  Però poteva ispirarsi a Picasso, Mirò, i surrealisti, e lo fece.

Fu attiva dagli anni ’20 fino al 1972  inventando tutto ciò che poteva e catturando l’aria del tempo come pochi altri. Lavorò nella Milano che non era ancora stata invasa dal prêt-à-porter, vestendo le donne più esigenti del suo tempo, italiane e non. Non si curò di quelle correnti sotterranee che stavano invadendo il mondo della moda per trasformarlo in gran parte nel circo che sarebbe diventato. Questo le costò un effettivo isolamento negli ultimi anni della sua carriera e credo anche l’oblio di cui il suo nome ancora risente.

Ci sono tesori nella storia della moda italiana che non brillano ancora quanto potrebbero e dovrebbero. E’ un vero peccato, ma anche un dovere per chi si occupa di questo settore, provare a scostare un po’ di polvere.

6 pensieri riguardo “Una storia italiana (di ago, ditale e avanguardia).

  1. Da parte mia, non mancheranno ricerche in merito.. la ringrazio per avermi fatto conoscere un gioiello italiano così prezioso, che rischiava di essere dimenticato.
    Stefano Matina

  2. Cara Adriana grazie per questi tuoi articoli.con la mente vado a quando ero bambina visto che la mia mamma era una sarta che ha lavorato con i più grandi stilisti dalle sorelle Fontana a Valentino Fendi Gucci, mi portava nel suo laboratorio e sento ancora le sue mani che si muovono con grande maestria su delle stoffe stupende, meravigliose come : sete taffeta broccati chiffon raso e tanti altre, le forbici che tagliano il tessuto senza nessun cartamodello,ma soltanto segnato con gesso metro righe e squadre per realizzare dei modelli straordinari. Era bravissima tanti sacrifici e riconoscimenti. Io ho ereditato da lei sicuramente il buon gusto non sono sarta ma lavoro a maglia ricamo uncinetto realizzando dei lavori bellissimi “detto da quelli che indossano le mie creazioni”. Non ho ancora trovato nessuna azienda interessata ai miei capi ma non mi do per vinta,forse sono uno di quel tesoro che ancora non brilla nella storia della moda italiana perché anche queste cose fanno parte di quel settore.Anna

    1. Cara Anna, è un piacere per me trattare di questi argomenti, rinnovare il ricordo di una storia così piena di talenti e per me ancora tanto viva!
      E’ bellissimo il ricordo che hai di tua madre e il racconto che ne fai, sembra quasi di vederla. Il sapere delle mani è fatto di gesti pieni di bellezza, ci credo che tu sei cresciuta con l’educazione al buon gusto.. 🙂 Non demordere mai!

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