Confessioni di una sarta (ex-stilista).

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Brutto.

Un anno fa aprivo questo blog. Non mi aspettavo niente di speciale, a dire il vero ero molto delusa e anche vagamente arrabbiata: leggevo e vedevo molte cose che non mi tornavano. Soprattutto non mi sembrava di udire voci autonome che parlassero di moda, come se il settore soffrisse i postumi di una anestesia. Non ho mai pensato di risolvere la questione o di apportare un contributo decisivo, solo mi premeva di non restare a guardare. Ho sempre immaginato che la mia voce, in fondo, si sarebbe persa nel mare della rete, però anche il mare è pur sempre fatto di gocce..

Devo anche dire che la mia scelta di bollare i miei interventi con il bello/brutto è stata spesso contestata, mentre qualcuno mi ha addirittura scritto apprezzamenti sicuramente esagerati, definendo questo blog come l’unico avamposto di critica di moda.

Al di là di risultati belli o brutti, i motivi che mi rendevano delusa e un po’ arrabbiata non sono scomparsi e a distanza di un anno mi ritrovo a pensare ancora le stesse cose di allora. E’ per questo che voglio riproporre quel primo post e lo farò allo scadere di ogni anno (ammesso che io o la voglia di continuare duriamo). A meno che le cose non cambino davvero, per me o in generale:

Adieu

“Mi sento come Paul Poiret quando, al termine della sua carriera, disse: – Mi sento molti abiti sotto la pelle..-.

Ma poi quegli abiti rimasero sottopelle e inespressi.

O forse mi sento come Elsa Schiaparelli quando nella sua autobiografia, poco prima di lasciare le scene, scrisse: – Quando il vento ti prende il cappello e te lo porta via, sfidandoti a inseguirlo sempre più lontano, tu devi correre più veloce del vento se vuoi recuperarlo..-.

Ma poi lei si fermò e lasciò che il suo cappello se ne andasse dove lei non poteva, non voleva andare.

Stamattina ho riletto un brano di uno spettacolo di danza di dieci anni fa. Lo ricordo bene e ancora mi emoziona:

Ho trent’anni e sono in pensione / voglio dire ballerino in pensione / non ho trovato altro che rabbia / che delle mezze soluzioni / non ho più piacere a danzare / nè davanti ai borghesi / nè davanti a nessun altro / non ho più niente da dire sulla scena / allora faccio capolino / questa sera è una confessione / è uno spettacolo che si suicida davanti a voi / per soffocamento.

E il ballerino rimase immobile, per tutto lo spettacolo, oltre un’ora, mentre rivoli di sangue blu gli colavano sul corpo.”

15 pensieri riguardo “Confessioni di una sarta (ex-stilista).

  1. Trovo i tuoi contenuti molto belli e travolgenti. Io ho aperto un blog da un mese… Spero di riuscire ma se non dovesse essere così, non fa nulla! Qualcuno prima o poi leggerà e se deciderà di farlo o sarà per un colpo di fortuna o per un eccesso di sensibilità. 😉 Non mollare maii!!

  2. I tuoi commenti non sono sempre condivisibili, ma é una questione di gusti personali! A me vâ bene così, ed é giusto che sia così! Ma tu si brava e coraggiosa, e ti esprimi senza peli sulla lingua! Quindi, continuerò s seguirti, perché ogni idea vâ accolta ed elaborata, poi la scelta finale spetta ad ogniuno di noi. Grazie.

  3. ma una volta, almeno una, ammettere che non si ha talento e che si è destinati a essere numeri due, tre, quattro, cinque o cinquantadue? Non sarebbe forse meglio, più sano, più intelligente, più ironico?

  4. per me il tuo blog è uno dei pochi che leggo sempre con interesse! Non riesco a commentare spesso, ma aspetto sempre con curiosità di leggere un tuo post!!

  5. Complimenti trovo sempre molto interessanti i tuoi commenti e spunto per riflessioni al di là che uno possa essere d’accordo o no.
    Comunque trasmetti la passione e l’approccio ad “un’mestiere”che in fondo è un’illusione e come tale dovrebbe trasmettere emozioni……
    Merci pour tout

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