Un altro buco nell’acqua.

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Brutto.

Ennesima operazione di rivitalizzazione del marchio Louis Vuitton; questa volta a infondere ossigeno sono stati chiamati Christian Louboutin, Cindy Sherman, Frank Gehry, Karl Lagerfeld, Marc Newson e Rei Kawakubo.

Si è inteso così non escludere alcun settore della cultura che fa tendenza: design, architettura, arte e moda naturalmente. Tanto per non farsi mancare nulla, tanto per pescare a piene mani nel calderone della cosiddetta coolness.

Persino l’inossidabile e concettuale Kawakubo si è fatta assoldare in un’operazione che stride con il suo curriculum come il gesso sulla lavagna.  Immagino che il compenso valesse tanto sforzo, se di sforzo si può parlare, visto il risultato: una borsa con i buchi.

A questo punto possiamo ben dire che le borse di Vuitton fanno acqua da tutte le parti.

LED/3 times

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ph.News&Events Turin

 

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ph. Renato Valterza

 

Bello.

Tre abiti, tre secoli di moda: 700′, 800′, 900′.

Tre colori evocativi, abbinati ciascuno a un’epoca: rosso, bianco e blu.

Una interpretazione contemporanea della storia della moda attraverso forme e segni ad opera della stilista Adriana Delfino.

Una collaborazione inedita con un artista, Andrea Massaioli: un dialogo tra visionari.

300 LED e il supporto di un tecnico informatico per raccontare attraverso la luce la comune idea del futuro.

Immagini dal backstage:

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Stop.

 

Performing fashion and art – a short, extraordinary story

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Bello.

L’occasione per parlare ancora del connubio moda/arte me la fornisce un progetto a cui sto lavorando in collaborazione con l’artista Andrea Massaioli: LED/3 times.

Si tratta di una performance che sarà presentata giovedì 20 Novembre a Torino in uno dei luoghi più rappresentativi della città, la Galleria San Federico.

Non ho cambiato idea riguardo alla questione: per me la moda non è arte.  Però la moda può farsi ispirare dall’arte e a sua volta essere fonte di ispirazione o terreno di sperimentazione.

Quale è la sfida più ambiziosa?  Che un abito sia un’espressione artistica e contemporaneamente risulti un oggetto di moda.

Io credo che ottimisticamente ci si possa avvicinare, ma consapevoli che si tratta di una missione impossibile: un abito che è arte smette di essere moda e viceversa.

Con Andrea Massaioli abbiamo lavorato a vista, con incredibile facilità a volte, accumulando segni e necessariamente poi per sottrazione. Credo che il rispetto reciproco per il lavoro dell’altro sia la chiave, ma ancora di più la mancanza di preconcetti di Andrea verso la moda. Questo si che mi sembra eccezionale.

Ecco come vede lui questa storia:

“arte interdisciplinare” ,”arte multilinguistica”…definizioni e banalizzazioni che riempiono e intasano il mondo dell’arte e che richiamandosi alla sperimentazione avanguardistica novecentesca ne fanno una condizione sine qua non affinchè l’artista possa essere molto “contemporaneo”.Uno spruzzo di installazione sonora, un goccio di proiezione video, un pizzico di performance, un quadrettino dipinto velocemente, un’ultima aggiunta di materiali vari riciclati qui e là e il “giovane artista multidisciplinare” è servito. Paradossalmente la possibilità oggi di poter dare alla definizione di arte e creatività un senso di libertà totale ha portato alla omologazione globale di parametri,  griglie e aspettative prevedibili, come quelle della interdisciplinarietà dei linguaggi artistici. Ed è con queste diffidenze che ho incominciato ad avvicinarmi al mondo della moda, ma Adriana, come un Virgilio dantescoin questi mesi mi ha preso per mano e portato attraverso i vari gironi del fashion, con una sensibilità e  conoscenza che mi hanno sorpreso e intrigato. Ho trovato nel mondo dell’haute couture una altissima densità artistica, non solo sperimentale, ma anche artigianale e alla fine sapienziale. Fashion designer che in quanto a creatività non hanno nulla da invidiare ai colleghi “artisti di arte contemporanea”, anzi…E’ chiaro che le contaminazioni esistono, ispirano…ma nei casi eccellenti non  come prima necessità e rimangono semmai  sempre legate a dinamiche interne al processo creativo. Collaborare con Adriana mi ha riportato alla memoria una mostra che ho realizzato insieme a Giorgio Griffa, un artista che ha sempre lavorato nella pittura, e per un lungo periodo di tempo abbiamo lavorato insieme, proprio fisicamente a quattro mani, su carte di varie dimensioni che poi abbiamo esposto. Lavorare con persone stimolanti è un’ottima occasione per uscire dalla solitudine dello studio, collaborare a quattro mani, mischiare le carte, lasciarsi andare per slittamenti di senso…perdersi.

Per chi passasse da Torino il 20 di Novembre, l’appuntamento è alle 18,30 in Galleria San Federico, nel pieno centro della città in concomitanza con l’inaugurazione dell’evento “SAR:TO – La moda illumina Torino”, di cui, insieme a Walter Dang, ho curato la sezione sartoriale.

 

 

Artissima e la moda.

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Bello?

Serpeggia negli ampi corridoi tra uno stand e l’altro, la scorgi chiaramente sui volti e gli abiti degli assistenti: giovani, belli e irrimediabilmente cool.  Ma, cosa ancora più sorprendente, la ascolti nelle parole del giovane artista che ti spiega la sua opera.

Questa attitudine verso la moda (o il design).

Mi sono rifiutata di fotografare manichini da bric-à-brac, improbabili stendini carichi di abiti dismessi e insignificanti, il lounge riservato ai vips.  Tutti esempi di una deriva già vista e che non merita di essere documentata.

Allora non chiamatela artissima. Semmai artina.