Schiaparelli never die.

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Brutto.

A Parigi le sfilate di alta moda sono cominciate e se dall’alba si vede il buon giorno, allora non credo ci sia molto da gioire.  Ecco l’ennesimo nome che si cimenta con l’eredità di Elsa Schiaparelli: Bertrand Guyon, che esordisce con una collezione già vecchia, non trovo altri aggettivi. Vecchia per l’uso poco creativo dei materiali, per quelle proporzioni che mi ricordano collezioni di dieci e più anni fa, per il ricorso a ricami presi quasi pari pari dagli archivi del marchio. Una collezione per vecchie signore in vena di ricordi, si direbbe. Nemmeno un guizzo di autentico coraggio.

Già molti tentativi sono stati fatti -troppi- eppure non c’è verso di convincere chi di dovere a lasciar riposare questo nome nei libri di storia della moda, anziché intestardirsi a voler trovare un degno successore per una storia già bella e conclusa.

Purtroppo questo caso evidenzia quello che già avevo notato in altre circostanze: non basta un cospicuo heritage e una rispolverata agli archivi per confezionare un successo. Non basta nemmeno cambiare squadra e allenatore ad ogni stagione. Perché ci sono nomi e storie che funzionano solo in alcuni momenti e poi mai più.

6 pensieri riguardo “Schiaparelli never die.

  1. non credo..penso che ci siano molti talenti creativi e squadre vincenti nell’alta moda che farebbero carte false per reinterpretare e far rivivere una storia come questa…,e anche tanti stilisti che vivono di apparenza e basta… gente senza sostanza..questa è una collezione che richiede bravura,quella vera che non si compra,il talento e quello o lo hai o non lo hai!

    1. Certo, il talento non si inventa, semmai si coltiva. In ogni caso (pur rispettando la tua opinione), continuo a pensare che la storia di Schiaparelli ha dato tutto ciò che poteva dare nel suo tempo. Se ci sono talenti emergenti o non che hanno voglia di esprimersi, possono sempre farlo a nome proprio o con una propria etichetta. La scorciatoia di utilizzare un marchio con una storia e una indubbia notorietà non mi è mai sembrata edificante.

  2. concordo con le idee di fondo di Adriana: se uno stilista ha un mondo da esprimere, probabilmente questo è legato alla sua sensibilità personale formatasi durante il “suo tempo” e le proprie esperienze. Una riflessione che mi piacerebbe approfondire a proposito della riesumazione dei vecchi nomi, a scapito dell’investimento su nuovi talenti, è quella che riguarda la situazione del mercato, schiacciato tra la potenza del fast fashion e la quella dei grandi marchi ormai affermati.

    1. Hai ragione Pietro, il tema meriterebbe una approfondita e urgente riflessione. Non tanto da parte nostra (visto che comunque già lo facciamo, mi sembra), quanto piuttosto da parte degli attori che hai nominato. E che si illudono che la situazione così com’è, sia già ottimale. Credo che il mercato sia già in movimento, in modo più veloce di quanto loro credono. e per quelli che hanno come unico obiettivo il profitto (ad ogni costo), ci sarà sempre meno spazio.

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