Faccio un giro nell’alta moda e ritorno.

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Brutto.

La capsule disegnata da Jean Paul Gaultier per OVS rappresenta l’ennesimo, insulso esempio di quel lusso democratico che ancora ci viene propinato come la manna dal cielo per tutti i “vorrei ma non posso”.

Gaultier, tra l’altro, sembrava essersi allontanato decisamente da queste chimere, quando aveva annunciato di volersi dedicare solo più all’alta moda e alla profumeria. Basta con il pret-à-porter, insomma, molto meglio convogliare le proprie forze in un settore più elitario, ma anche più creativo.

Ma si sa che le chimere tornano a farsi sentire e sventolano sotto il naso strumenti molto persuasivi.. L’alta moda sarà pure entusiasmante, ma vuoi mettere il ritorno mediatico di una catena low cost (oltre a tutti gli altri benefit)?

Ho fatto un giro all’OVS della mia città sabato scorso, così per curiosità. Giornata di shopping, con fila ai camerini di prova. Un intero reparto tutto apparecchiato per la collezione di Gaultier con cassa dedicata e commesse pronte a soddisfare ogni curiosità. Peccato che non ci fosse quasi nessuno in quel reparto. Solo in quello.

 

Sometimes green is my happy color.

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Charles James, 1957.

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Behinda Dolic.

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Andrew Gn, 2014.

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Paris fashion week.

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Adriana Delfino, 2016.

Bello.

Amo il verde di un amore profondo e inossidabile. Non un colpo di fulmine, ma una predilezione che dura da sempre, segnata da brevi distacchi, mai significativi.

Lo considero un colore per sempre, non legato al cambio delle stagioni, indipendente dalle mode, più vicino al temperamento di tanti altri colori. Il mio, in effetti, è un temperamento verde. Nulla a che fare con il fattore ecologico, o forse anche quello, ma molto altro ancora.

Quando dico un temperamento verde, penso al colore degli smeraldi, a quella luce profonda e lussureggiante, niente di scontato: non la luce pura ma fredda del diamante, nemmeno quella troppo sanguigna del rubino.

Il verde è per me il colore delle passioni mediate dall’intelletto, un equilibrio strano e perfetto. Come quella linea, forse immaginata o forse davvero percepibile, che divide l’orizzonte all’alba e al tramonto, visibile per qualche istante soltanto, il raggio verde.

Imprevedibile, il verde, mistico e tangibile. Non per tutti.

Rappel a l’ordre.

Bello.

Rappel a l’ordre, si intitola così la prima collezione di Giorgina Siviero per San Carlo dal 1973, Torino. Stesso titolo per il video realizzato da MIST (Eleonora Manca e Alessandro Amaducci), nato per raccontare le origini, gli intenti e il clima del progetto.

Avevo già lavorato in passato con MIST (qui e qui) e sono stata felice di coinvolgerli in questo progetto. Il video è un racconto per immagini e parole di quello che avviene prima. Prima della sfilata, che di solito è considerata il centro e l’apice del progetto.  Ma non è così: ci sono momenti decisamente più significativi, ci sono gesti e passaggi che richiedono un’attenzione e una cura estreme.  Il lavoro che c’è dietro una collezione è la vera anima della stessa.

Per questo video e per la sfilata ho curato i testi, che sono nati come uno dei lavori di sartoria che compio abitualmente: cuciti sulle immagini, pensati come vestiti su misura.

Il video cattura un’atmosfera, fissa per immagini quella zona di poesia che si trova a frequentare chi entra in una sartoria o un atelier. La magia delle piccole cose che realizzano qualche sogno.

 

Le mille e una fiere della vanità.

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Bello?

Si è appena concluso un fine settimana densissimo a Torino, in termini di arte e design. Sembra che tutti siano venuti da queste parti per dire almeno di esserci stati. Hanno guardato frettolosamente qualcosa e poi se ne sono andati velocemente, così come erano arrivati. Di solito quel qualcosa si chiamava Artissima (certo che venire a Torino solo per vedere questa fiera è davvero impensabile..).

Io invece quest’anno Artissima me lo sono persa; che se la sorbiscano i soliti presenzialisti.  Che noia questo salone che non mi riserva più alcuna emozione, ma solo un gran mal di testa!

Ho partecipato invece a un workshop a Operae. Il workshop era interessante, mentre la rassegna molto meno. C’è in giro troppa fame di auto-affermazione e troppe poche idee utili: ma il design non doveva servire innanzitutto a soddisfare bisogni reali? Mi è sembrato di vedere molta arte applicata e poco design, ma allora diamo alla rassegna la definizione giusta. Il che non sarebbe affatto male, visto che un salone dell’arte applicata non lo fa ancora nessuno..

Poi ho fatto un giro a Paratissima, che conferma la propria missione di mettere insieme in maniera confusa e democratica l’alto con il basso, il mercatino del bric-a-brac con l’arte, i dilettanti con i professionisti. Insomma un gran casino.

Tutto questo mi è bastato. Certo mi sarò persa qualche altra interessantissima cosa, ma la città in questa stagione offre visioni meravigliose che non si trovano in luoghi chiusi e ogni tanto bisogna ricordarsi semplicemente di respirare.