Per Natalie.

Nat

Bello.

Aveva quel sorriso sghembo Natalie, frutto di una bellezza inconsapevole. Si portava dietro una strana e dolcissima tristezza che era probabilmente il frutto di qualche segreto dolore.

Era gentile, sempre, e questa è una virtù a cui non si dà mai la dovuta importanza. Era alta, sottile, sembrava attraversare la vita con noncuranza. Sono sicura che invece ogni cosa le arrivava dritta addosso.

E’ stata una delle mie prime modelle e non credo di averla ringraziata mai abbastanza per il tempo che mi ha regalato, quel tempo in cui tutti eravamo giovani e, per l’appunto, pieni di tempo.

Ora il tempo per Natalie non scorre più, perchè Natalie se n’è andata.

Ho un ricordo vivissimo di quei giorni in cui facevo i miei primi esperimenti di moda, sbagliando per troppo entusiasmo, seguendo solo l’istinto. Lei fa parte di quei ricordi, di quei primi vestiti e di quel tempo in cui non c’erano mezze misure. Ci si muoveva nella vita con un andazzo naif e tanta buona volontà: non c’erano ancora i cellulari e i social e i rapporti non passavano attraverso filtri.

Ci si incontrava per fare cose, sviluppare progetti; si passavano serate a discutere e i miei vestiti allora, quasi sempre, nascevano da quel processo. Tra le facce di quel tempo compare lei: i suoi capelli arruffati e lo sguardo divertito.

Le devo almeno questo, un ricordo e un grazie tardivo.

 

p.s. Le foto sono di Maren Ollmann.

Dior in bianco e nero.

 

 

Bello.

Christian Dior alta moda primavera estate 2018.

Dal Surrealismo al sogno in bianco e nero, da Leonor Fini all’illusione ottica.

Non ho dubbi, l’impronta femminile su questa collezione è potente e la si scorge in ogni dettaglio. A volte non c’è bisogno di colori per spiegare un sogno. Ma d’altra parte bianco e nero hanno mille sfumature.

Chi cura l’influencer?

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Brutto.

Ha fatto il giro del web (una volta si diceva del mondo) la storia di quella influencer che ha scritto all’albergatore di Dublino chiedendo un soggiorno gratis per lei e il fidanzato in cambio di visibilità sui social. L’albergatore dopo averle risposto picche ha pensato bene di pubblicare botta e risposta sulla sua pagina social, rimandando così al mittente lo stesso furbo stratagemma.

Già, perchè nonostante la marea di commentatori si sia automaticamente schierata con l’albergatore, in questa storia non si salva proprio nessuno. Non la ragazza che, tronfia del suo gruzzoletto di follower, era quasi certa di farli valere come moneta sonante cavalcando un malcostume generale. Non si salva nemmeno il proprietario dell’albergo che ha colto la palla al balzo per farsi una immeritata pubblicità.

Si, perchè quale merito c’è nell’aver risposto semplicemente -No, grazie- a una richiesta ridicola?

Diciamo che la ragazza in questione non brilla certo per arguzia e che l’albergatore invece deve essere un gran volpone e diciamo pure che sarebbe ora di dire basta a questo tipo di condivisioni, dove diventa virale solo ciò che è inutile.

La sete di visibilità ci ha offuscato il cervello, per non parlare del senso critico e ci prestiamo così facilmente a questo gioco di rimbalzo, senza nemmeno accorgerci di quanto a guidarci sia l’interesse di qualcuno che nemmeno conosciamo.

 

My birthday diary.

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Bello.

Ho imparato, soprattutto di recente, che i momenti felici vanno vissuti intensamente perchè rimangono per sempre. Sono come piccolissime isole che possiamo visitare ogni volta che ne sentiamo il bisogno.

Questo è stato il giorno del mio compleanno e lo conserverò con cura, insieme a tutti gli altri: il mio atollo personale e pefetto.

Piove. Vestiti, usciamo.

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Bello.

Il cielo è scuro e la luce che entra dalle finestre è così scarsa da attutire ogni colore.  Cade pioggia ormai da due giorni ed è impegnativo scovare l’energia per vestirsi e affrontare la città.

Ma domani è il mio compleanno e avrò voglia di mangiare cibo speziato. Ho cercato il miglior ristorante indiano della città e prenotato. Mi servirà qualcosa da indossare per scacciare i malumori del maltempo.  Cerco qualche suggestione e mi viene incontro Paul Poiret, con i suoi colori come “robusti lupi gettati nell’ovile”.

Non potrei mai permettermi questo abito, nemmeno se sapessi dove trovarlo, ma mi fa bene vedere un esempio di ciò che vorrei.  Non copierò quest’abito: non è accettabile accontentarsi di una copia. Sceglierò qualcosa che me lo ricordi per associazione di idee e non per aspetto.  Non riempirò il mio armadio con un altro abito: ho fatto un patto con me stessa.

Un abito può contenere un buon proposito, un’idea. Può essere un amore platonico.