Il senso di Kei per la moda.

MonclerNinomiya_004_20180220230600

Bello.

“Non è con il disegno che si crea un abito, ma con il tatto” (Kei Ninomiya)

Ma che ne sappiamo noi, abituati a osservare i mutamenti della moda attraverso display, carta stampata e schermi più o meno grandi? Immagini che ci raccontano una verità solo bidimensionale, monca di profondità, insieme all’unico punto di vista di chi le ha prodotte.

Che ne sappiamo di un vestito se non l’abbiamo toccato e rivoltato?

Dei cinque sensi il tatto è quello più trascurato, una vera incoerenza se ragioniamo sul fatto che nell’essere umano è al primo posto della conoscenza diretta del mondo e arriva prima della vista.

Non si capisce granchè di un vestito, neppure della forma, se non lo si tasta, seguendone con le dita le linee delle cuciture, la consistenza dei volumi e la sostanza dei materiali.

I veri analfabeti digitali oggi sono i nostri figli, abituati perlopiù a pigiare qualche tasto, senza nessuno che gli trasmetta la sapienza di quello che le mani possono fare e questa si che è un vera iattura, da cui difficilmente si torna indietro. Lo verifico spesso nei miei laboratori: giovani mani incapaci di ritagliare, che faticano a tenere in mano piccoli oggetti ed entrare nel dettaglio. Un vero disastro quella manualità fine…

Eppure è un pensiero antico e insieme ultra-moderno quello che rimette il tatto ai primi posti dell’esperienza e quindi della conoscenza e ce lo ricorda oggi un giapponese che fa una moda tutt’altro che semplice, tutt’altro che scontata.

Dalla parte dell’alchimista (quando la moda è ricerca).

Bello.

Si chiama Vanessa Schindler, è svizzera, ha 29 anni ed è stata la vincitrice del Festival di Hyères.  La caratteristica che ha reso subito unico il suo lavoro, è la capacità di sperimentare con i materiali e grazie a questo anche con le forme.

Si è inventata una tecnica, ha provato e riprovato per anni e infine ha ottenuto qualcosa che non si era ancora mai visto. Quindi quando vi dicono che ormai tutto è stato inventato, non credetegli.

Vanessa ha scovato una sostanza che si chiama uretano polimero fluido che trattata a dovere si può spalmare sui tessuti inglobandoli, unendoli e creando effetti di luce sorprendenti.

Lei dice: “Ci è voluto del tempo, ma è il modo migliore per ottenere dei risultati. La moda va troppo veloce, a volte mi fa paura”.

Un piccolo appunto per tutti quelli che pensano che correre sia l’unica risposta.

Visionari. 5

Bello.

Andrè Perugia, un genio ancora tutto da scoprire.

Letteralmente scoperto da Paul Poiret, ha lavorato per molti dei grandi nomi della couture, brevettando modelli che ancora oggi risultano incredibilmente moderni, realizzando capolavori a metà strada tra arte e altissimo design. Copiato da molti (e spesso senza nemmeno essere menzionato), ha concluso il suo lavoro nel 1970.

Il modello in alto a destra risale al 1953, si chiama hommage à Picasso. Se non sono visioni queste…

Per notizie sulla sua biografia vi rimando a questo sito che mi sembra abbastanza dettagliato:

http://www.thehistorialist.com/p/andre-perugia-dossier.html

 

Euphoria!

Bello?

Si chiama Euphoria la mia ultima collezione di gioielli contemporanei. Un nome adatto, mi sembrava, per questi tempi.

Perchè l’euforia è proprio quello che più mi manca. La capacità e la possibilità di ridere quasi per niente, quella magnifica ebrezza che ti trascina via senza una logica.

Siamo troppo spesso pensierosi, talvolta cupi, nel migliore dei casi realisti. Questo ci tocca ora. Ci sembra che ridere sia un affronto a tutte le tragedie a cui assistiamo da semplici spettatori del mondo, ci censuriamo, stiamo attenti a non strafare.  Invece ridere ci servirebbe da antidoto, perchè il mondo probabilmente ha da sempre la stessa percentuale di infelicità. Semplicemente adesso è più facile che ci venga mostrata.

Allora l’euforia salvifica è come un vento che spazza via la nube. Per questo ho amato le frange, che si muovono con il vento o con il movimento del corpo. Qualcosa che vive, che muta e respira.  Qualcosa che assomiglia a una risata.

 

Jewels: Adriana Delfino (info@adrianadelfino.com)

Model: Sara Capello

Ph.:   A.d.A. photo

Rappel a l’ordre.

Bello.

Rappel a l’ordre, si intitola così la prima collezione di Giorgina Siviero per San Carlo dal 1973, Torino. Stesso titolo per il video realizzato da MIST (Eleonora Manca e Alessandro Amaducci), nato per raccontare le origini, gli intenti e il clima del progetto.

Avevo già lavorato in passato con MIST (qui e qui) e sono stata felice di coinvolgerli in questo progetto. Il video è un racconto per immagini e parole di quello che avviene prima. Prima della sfilata, che di solito è considerata il centro e l’apice del progetto.  Ma non è così: ci sono momenti decisamente più significativi, ci sono gesti e passaggi che richiedono un’attenzione e una cura estreme.  Il lavoro che c’è dietro una collezione è la vera anima della stessa.

Per questo video e per la sfilata ho curato i testi, che sono nati come uno dei lavori di sartoria che compio abitualmente: cuciti sulle immagini, pensati come vestiti su misura.

Il video cattura un’atmosfera, fissa per immagini quella zona di poesia che si trova a frequentare chi entra in una sartoria o un atelier. La magia delle piccole cose che realizzano qualche sogno.

 

Il lusso della povertà.

montagne-di-vestiti

Bello:

“Povertà è assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l’olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare. Povertà significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno più distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perché la nostra sola cultura è l’uniformità piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi. Tutto il nostro paese, che fu agricolo e artigiano (cioè colto), non sa più distinguere nulla, non ha educazione elementare delle cose perché non ha più povertà.

I giovani “comprano” ideologia al mercato degli stracci ideologici così come comprano blue jeans al mercato degli stracci sociologici (cioè per obbligo, per dittatura sociale). I ragazzi non conoscono più niente, non conoscono la qualità delle cose necessarie alla vita perché i loro padri l’hanno voluta disprezzare nell’euforia del benessere. I ragazzi sanno che a una certa età (la loro) esistono obblighi sociali e ideologici a cui, naturalmente, è obbligo obbedire, non importa quale sia la loro “qualità”, la loro necessità reale, importa la loro diffusione. Ha ragione Pasolini quando parla di nuovo fascismo senza storia. Esiste, nel nauseante mercato del superfluo, anche lo snobismo ideologico e politico (c’è di tutto, vedi l’estremismo) che viene servito e pubblicizzato come l’élite, come la differenza e differenziazione dal mercato ideologico di massa rappresentato dai partiti tradizionali al governo e all’opposizione. L’obbligo mondano impone la boutique ideologica e politica, i gruppuscoli, queste cretinerie da Francia 1968, data di nascita del grand marché aux puces ideologico e politico di questi anni. Oggi, i più snob tra questi, sono dei criminali indifferenziati, poveri e disperati figli del consumo.

La povertà è il contrario di tutto questo: è conoscere le cose per necessità. So di cadere in eresia per la massa ovina dei consumatori di tutto dicendo che povertà è anche salute fisica ed espressione di se stessi e libertà e, in una parola, piacere estetico. Comprare un un oggetto perché la qualità della sua materia, la sua forma nello spazio, ci emoziona.”

(Goffredo Parise1974)