La differenza.

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Madeleine Vionnet

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Valentino

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Cristobal Balenciaga

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Cristobal Balenciaga

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Madeleine Vionnet

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Jacques Fath

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Charles James

Bello.

Quando si dice che la differenza sta nei dettagli, si dà per scontato che chiunque sia capace di notarli. Si dicono cose, a volte, che in realtà non stanno né in cielo e né in terra, perché i dettagli sono di per sé sfuggenti. Amano farsi beffa degli occhi poco allenati o frettolosi.

I dettagli  (quei particolari in sordina che eppure reggono l’intera opera sulle loro fragili spalle), richiedono dedizione e premiano solo chi ha la pazienza di affrontare la lenta contemplazione.  D’altra parte sono il frutto di menti e mani che di lentezza hanno fatto un mantra.

Chi avrà la pazienza di aspettare in premio la loro stupefatta scoperta?

Balenciaga and Spain – Le origini del genio.

 

Bello.

Il video si riferisce ad una mostra del 2011 al Young Museum di San Francisco, California e documenta in modo dettagliato il legame naturale e indissolubile di Cristobal Balenciaga con la sua terra di origine.

Penso che ogni singolo abito di questo couturier racconti una storia affascinante e soprattutto la sua totale abnegazione nei confronti della creazione. E’ probabile, anzi, che la storia stessa della sua vita e il suo pensiero siano condensati in quella dedizione  verso il fare abiti.

Per chi si occupa di moda ogni fotogramma di questo video può essere un regalo. Si può comprendere la nascita di un’idea, immaginare il percorso che Balenciaga ha compiuto per elaborare in forme personali i ricordi e l’estetica respirati sin dalla nascita.

Credo che nessuno più di lui abbia convogliato tutte le proprie energie nella ricerca di quella perfezione intravvista come un sogno, eliminando distrazioni, orpelli, dettagli inutili. Realizzando forme così pure da lasciare stupiti ancora oggi, noi abituati a vedere tonnellate di abiti e forme.

La mia sensazione è che tutte quelle altre forme e abiti scompaiano e rimanga stagliata nei miei occhi questa immagine di straordinaria modernità.

Working.Classic (1).

halston 1970

Roy Halston. 1970

 

madame grès 1965

Madame Grès, 1965

 

balenciaga 1966

Cristobal Balenciaga, 1966

 

Bello.

Moderno è ciò che prescinde dal momento, elude il tempo, lo attraversa.

Non è una qualità comune, è un concetto significativo che trova difficoltà ad esprimersi attraverso il linguaggio. Più facile raccontarlo per immagini.

E’ moderno ciò che la cronologia consueta non osa classificare, perché non ne conosce la chiave. Siamo soliti definire così tutto ciò che ci appare contemporaneo, ma si tratta naturalmente di una grossolana semplificazione: le due cose non sono affatto consequenziali. Conosco casi in cui espressioni contemporanee risultano decisamente antiquate e tutt’altro che moderne, mentre esempi di molto precedenti continuano a emanare quella luce di assoluta modernità.

La modernità appartiene a chi si rifiuta di seguire i canoni del suo tempo e sceglie strade ben più astratte, fuori dall’ordinaria estetica dell’epoca che gli è toccata in sorte.

 

L’orda barbara.

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Brutto

Balenciaga autunno inverno 2016/17.

E dopo aver visto l’ultimo scempio di Demna Gvasalia su di un marchio storico a me particolarmente caro, il sospetto si tramuta in qualcosa di più.  Penso che sia stato messo in mano a un’orda di giovani e fanatici dell’assemblaggio compulsivo un giocattolo troppo complesso e prezioso.  Ecco la nuova generazione di stylist, poco credibili come stilisti, del tutto improbabili come couturier (ma non chiediamo tanto).

Il rischio è sotto i nostri occhi: il giocattolo rischia di rompersi.

Cristobal Balenciaga era colui che Dior (non certo prodigo di lodi) definiva il maestro di tutti noi, e in effetti la perfezione dei suoi abiti era parte fondamentale del suo stare nella moda, insieme a tutto il resto.

Alla luce di questo mi chiedo, ma non era l’heritage dei marchi storici uno dei valori più cospicui, da difendere ad ogni costo?  Mi sorge il dubbio che si sia preso un abbaglio, scambiando per storia il vintage dei mercatini del bric-à-brac.

Il disegno appare chiaro, come al solito la tendenza è quella che conta e se la tendenza porta soldi, allora si plaude al genio. Infatti già dopo la sfilata si è parlato di successo. Dando per scontato che lo stilista porterà nelle casse del marchio gli stessi soldoni che sembra aver fatto con Vetements. Eppure i commentatori di settore dovrebbero saperlo che non stiamo parlando dello stesso pubblico..

 

Magico pizzo.

ca. 1951 --- Original caption: Woman modeling black lace dress with pink sash copied from Balenciaga, with hat and gloves. --- Image by © Condé Nast Archive/Corbis

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Bello.

Vale la pena in questa estate caldissima fare un salto a Calais (Francia) per gustarsi una mostra che unisce la tradizione cittadina per il pizzo con il genio di Cristobal Balenciaga, che lo usò costantemente, tenendo fede alle sue origini ispaniche.

Balenciaga – La magicien de la dentelle, questo il titolo della mostra visitabile fino al 31 agosto. Di mostre sul geniale couturier non ce ne saranno mai abbastanza, ma questa mi affascina soprattutto per la scelta del tema.

E mi accorgo solo adesso che quasi tutti gli abiti che ho acquistato da tre mesi a questa parte sono in pizzo. A dire il vero, adoro da sempre questo materiale; così sensuale e al contempo austero in nero, mentre coloratissimo può diventare addirittura visionario.

A Parigi, gli anni ’50.

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Carven, 1951    –     Jaques Fath, 1954

Bello.

Al Palais Galliera di Parigi è stata inaugurata il 12 Luglio una mostra che non intendevo perdere: Les année 50. La mode en France, 1947-1957.  Confesso che sarei passata da Parigi anche solo per immergermi nelle sale magnifiche di questa istituzione che rappresenta per me il museo della moda.

Gli abiti in mostra non mi hanno fatto rimpiangere il viaggio, per la qualità delle scelte e anche per il modo impeccabile in cui sono presentati: niente fronzoli, ma una cura che si intuisce essere opera di mani esperte.

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Grés, 1956-57

Questo abito della mitica Madame Grés  è uno dei rari esemplari realizzati dalla couturier in un materiale diverso dal jersey di seta o viscosa, con cui era solita cimentarsi. Questo splendido abito è realizzato in velluto di seta cangiante con riflessi beige e rosa églantine.  Ho fatto fatica a non toccarlo..

 

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Balenciaga, 1950-53

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Jean Dessès, 1955    –     Balenciaga, 1958

Un bel match tra i due grandi couturier, ma Balenciaga vince di misura, secondo me. Questo bell’esempio di abito over-size la dice lunga sul controllo che aveva rispetto alla tradizione e all’innovazione. La linea fa pensare a una bambola degli anni ’20, ma le proporzioni annunciano già lo stile degli anni ’60.

Ma Christobal Balenciaga fu un precursore non solo negli abiti, evidentemente, come mette in luce questo articolo del 18 Agosto del 1951 su Paris Match:

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Nell’articolo si mostra per la prima volta dopo 14 anni il volto del couturier (l’inconnu illustre de la haute couture), che era solito celarsi dietro ad una tenda durante le sfilate.  Ho sorriso pensando che nemmeno Margiela si era inventato niente.

 

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Elsa Schiaparelli, 1953

Mi è venuto incontro, improvviso come un coup de théatre, questo abito di velluto rosso della Schiap, italiana di nascita, ma parigina di adozione. Nel 1953 il suo percorso nella moda stava per terminare (avrebbe chiuso l’anno dopo), e lei faticava a dare ancora un senso alla sua presenza nella moda. Ciononostante questo modello mi ha commossa: mi ha dato il senso di una piccola rivolta, contro i luoghi comuni, contro la moda imperante, nel segno di una originalità mai sopita.

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Dior, 1954

Il new look di Dior domina incontrastato e quasi pervasivo in tutta la mostra. Non c’è da stupirsi, era l’unica possibilità per le donne che volessero essere ‘alla moda’ in quegli anni. E non solo in Francia, se si pensa che il 50% delle esportazioni in fatto di moda di quel periodo, era sotto il marchio Dior.  Quello che mi ha stupito è stato leggere che quest’abito è realizzato con tulle grigio artificiale! Chissà perché ero convinta che nell’haute couture si utilizzasse solo tulle di seta..

Tra le poche eccezioni rispetto allo stile di Dior, spiccano alcuni abiti di Chanel, per la semplicità che appare quasi sgraziata rispetto all’opulenza scenografica degli altri abiti. La visione nitida e contro-corrente di Mademoiselle risulta ancora più evidente in questo contrasto ed è chiaro che il valore delle sue proposte sembra quasi una profezia per il futuro che sarebbe stato. Oltre a un buon esempio di coerenza formale.

La mostra chiuderà il 2 Novembre 2014, se passate da Parigi non lasciatevela sfuggire.

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Balmain, 1953