Pierre Balmain (1914- 1982).

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Brutto.

Non mi interessa occuparmi del planetario battage pubblicitario o della furbissima strategia marketing messi in atto con il connubio tra H&M e Balmain. Non sono cose che valga la pena di analizzare, a meno che non siate manager e vi occupiate di numeri o siate esperti analisti del settore. Non è il mio caso.

Quello che noto a prima vista è l’involgarimento dello stile. Sarà perché è indirizzato a un consumatore low cost? Deve essere questo ciò che pensano i grandi marchi delle masse.  No, non mi stupisco affatto, democratizzazione fa solitamente rima con roba cafona. D’altra parte cosa si pretende, non siamo mica su Rai Educational?

Allora quello che faccio di solito in questi casi, è rifarmi gli occhi con un po’ di storia, ricordando da dove siamo venuti.  Si, perché prima di Balmain c’era un certo Pierre Balmain, che si dice addirittura avesse anticipato il new look di Dior. Di certo i due erano amici e prima ancora di diventare qualcuno, progettarono di aprire insieme la loro prima maison. Poi non ne fecero nulla e ognuno andò per la sua strada, che per entrambi fu ricca di successi e soddisfazioni. Ma bando alle ciance, ecco qualche esempio dello stile jolie madame del nostro, che, a proposito del suo mestiere diceva: “Siamo artigiani con un dono speciale per il bello”.

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E a proposito di stile, diceva ancora: “Rispettate i principi base della moda e sarete sempre in sintonia con le ultime tendenze, senza caderne preda”.

Una lezione che in casa Balmain devono aver dimenticato.

Retro-gusto.

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Brutto.

Cosa è successo a Balmain?  Siamo ripiombati in pieno delirio anni ’80 dove una specie di wonderwoman affetta da fashion-vittimismo si lascia andare perdipiù a qualche nostalgia disco..  Roba da pazzi.

Sono persino commossa da tanta audacia, se non fosse che quei pantaloni non si possono davvero vedere nemmeno sulle filiformi mannequin, figuriamoci sulle normalissime donne curvo-dotate. Per non parlare dei pulloverini effetto angora con incorporate spalline. E che spalline!

Peccato, perché alcuni pezzi notevoli per la scelta dei colori e per le lavorazioni, passano decisamente in secondo piano.

Troppo raso, troppa carta di cioccolatini, troppi cristalli.  Se è vero che il minimalismo è out, allora il massimalismo è over.