Sogno di una notte di mezza estate.

madame gres

Bello.

Questo è facile; facile come bere un bicchier d’acqua. Qualcuno oserebbe dire che non è una bella immagine, un abito sublime, una storia affascinante (per i meno informati, l’abito è di Madame Grès)?

Ma non c’è niente di male, a volte, ad andare sul sicuro. Tra mille difficoltà si può scegliere qualcosa di facile come la bellezza degli abiti di Madame Grès, che sembrano eterni.

Ecco, io vi/mi auguro un’estate facile, perlomeno quello che resta dell’estate.

Svegliarsi nelle prossime mattine senza gli affanni e senza quei pensieri che molestano le notti e si allungano spesso anche sui giorni. Vi/mi auguro di dormire notti pacifiche e fresche che al mattino vi lascino un unico pensiero leggero.

Vi/mi auguro di indossare abiti facili: quelli che si indossano velocemente e velocemente si ripongono, con i colori giusti, che vi scaldano al solo guardarli. Gli abiti che pesano come una piuma e si appoggiano lievemente anche sul cuore.

Buon agosto.

Un’aragosta riscaldata.

Bello?

La prima foto in alto a sinistra si riferisce a un capo dell’attuale collezione alta moda primavera estate Schiaparelli, la foto in alto a destra documenta l’abito che Elsa Schiaparelli realizzò insieme a Salvador Dalì nel 1937. Mentre la foto in basso ritrae Wallis Simpson che lo acquistò nello stesso anno per il suo guardaroba di nozze con il duca di Windsor.

La forma dell’abito è cambiata naturalmente, adeguandosi alla moda attuale, ma … trasportare pari pari ad oggi quel simbolo, quel feticcio erotico nato in un contesto lontano e diversissimo, che senso ha?  (Notare la posizione del crostaceo che prima partiva dal centro dell’abito ed esattamente dalla zona degli organi genitali, mentre ora è messo di lato su una gamba, come semplice decorazione).

Nel 1937 dipingere quell’aragosta enorme e minacciosa su di un candido vestito da sera era un gesto provocatorio, che metteva in piazza pulsioni e desideri nascosti quanto spiazzanti se riferiti all’inconscio femminile. E’ probabile che neppure la Simpson fosse ben cosciente della valenza di quell’operazione, se aveva scelto quell’abito per un viaggio di nozze (o forse, al contrario, l’aveva scelto proprio per quello?).

Oggi il compito di un direttore creativo non è quello di prendere un abito così pieno di significati, storia e segni e rifarne semplicemente la forma. Un bravo direttore creativo dovrebbe avere il talento e la forza di cercare simboli e significati attuali, con una uguale o perlomeno simile potenza. Dovrebbe, con uno sguardo nuovo, provare a ricreare quello scandalo,  mantenendo in vita non il gusto e lo stile di Elsa Schiaparelli (che sarebbe impossibile e anacronistico), bensì il nucleo che corrisponde all’origine del marchio.

Non dico che sia facile, ma un bravo direttore creativo non dovrebbe limitarsi a svolgere il compito come se fosse ancora uno scolaro. E, soprattutto, un bravo direttore creativo dovrebbe avere ben presente i limiti del suo talento e magari imparare a non misurarsi con un compito per lui troppo arduo.  Poi, nel dubbio, astenersi.

Altri pensieri sparsi sulla griffe odierna qui e qui.

I’m an absolute beginner.

 

Brutto.

Il marchio Redemption debutta a Parigi nell’alta moda per la stagione primavera estate 2017 ed io non posso fare a meno di chiedermi perchè?

Come mai un milanese appassionato di biker che pochi anni fa faceva il fotografo e prima ancora si occupava di finanza, decide non solo di diventare un designer, ma addirittura di dedicarsi all’alta moda?

Lui lo dice, e si vede, che di moda ne sa poco. Si vede dall’uso di tutto quel tessuto, di tutti quei volumi e poi un vedo-non vedo talmente abusato che non merita nemmeno un secondo sguardo. Escamotages usati da chiunque immagini che couture sia sinonimo di abbondanza, piuttosto che di sottigliezze, di ricerca sopraffina, di tecnica spericolata e precisa. L’alta moda è il gradino più alto e arrivarci saltando tutti gli altri gradini può essere molto rischioso, a meno di essere veri geni.  L’abbondanza può avere un senso se alla base c’è una visione innovativa. Ma sono innovativi quegli strascichi? E la pelle con le borchie? E i fiocchi al collo?

Tutto questo l’ho già visto più e più volte; non lo definirei vecchio, piuttosto abusato, che è un modo gentile per dire che non ne avevamo bisogno, che è l’ennesima visione personale che non aggiunge una virgola al presente, per non parlare del futuro…

Non è una colpa essere un absolute beginner, anzi, per certi versi la pulizia di partenza potrebbe consentire addirittura una marcia in più. E’ una colpa però pensare che per inventare abiti basti questo.

 

La corsa alla Casa Bianca è già cominciata.

chanel-1

chanel-2

chanel-3

Brutto?

Collezione alta moda primavera estate 2017 Chanel.

L’arrivo di Melania Trump alla Casa Bianca deve aver ispirato Lagerfeld ben oltre l’immaginabile, compreso quel vezzo cafoncello (diciamolo…) di indossare una cavigliera. E il fatto che sia di perle non è che migliori l’effetto.

Una collezione istituzionale, abiti fatti alla perfezione (ci mancherebbe, è Chanel), pochi dubbi sul fatto che la first lady apprezzerà. Ma noi comuni mortali possiamo immediatamente dimenticarla, giusto per non morire di noia.

La differenza.

detail 6

Madeleine Vionnet

detail 1

Valentino

detail 3

Cristobal Balenciaga

detail 4

Cristobal Balenciaga

detail 5

Madeleine Vionnet

detail 8

Jacques Fath

detail 7

Charles James

Bello.

Quando si dice che la differenza sta nei dettagli, si dà per scontato che chiunque sia capace di notarli. Si dicono cose, a volte, che in realtà non stanno né in cielo e né in terra, perché i dettagli sono di per sé sfuggenti. Amano farsi beffa degli occhi poco allenati o frettolosi.

I dettagli  (quei particolari in sordina che eppure reggono l’intera opera sulle loro fragili spalle), richiedono dedizione e premiano solo chi ha la pazienza di affrontare la lenta contemplazione.  D’altra parte sono il frutto di menti e mani che di lentezza hanno fatto un mantra.

Chi avrà la pazienza di aspettare in premio la loro stupefatta scoperta?

Working.Classic

chanel 2016 1

chanel 2016 2

Bello.

Se anche Lagerfeld per Chanel si accorge che la sartoria è il luogo della modernità e dell’eccellenza, vuoi vedere che pure fare il sarto diventa un mestiere cool?

La collezione alta moda che viene mostrata mentre le sarte sono al lavoro, è esemplare in questo senso: tutta giocata su rigore sartoriale, lavorazioni artigianali e bei tessuti.

Per ribadire che il lusso nasce in atelier.

 

 

Il prezzo della bellezza.

borbone 2

borbone 3

borbone 4

borbone 1

Bello.

Haute Couture SS 2016 di Luigi Borbone.

Ero sicura che Luigi non mi avrebbe delusa, e guardando le immagini sono stata ancora più dispiaciuta di non aver potuto essere presente alla sua sfilata: avrei voluto guardare da vicino ognuno dei suoi abiti.

Questo couturier non ama fare giri inutili intorno alle sue ispirazioni, è maestro nel cogliere l’essenziale e restituirlo limpidamente.

Il tema scelto per questa collezione non poteva appassionarmi di più. Ricordate una delle scene finali di quel meraviglioso film di Sally Potter, Orlando? La scena in cui Tilda Swinton corre a perdifiato in un labirinto fatto di siepi e quasi ad ogni svolta cambia d’epoca e d’abito. Ecco, è uno dei frammenti cinematografici che ho amato maggiormente e che spesso, quando penso ai film in costume, mi torna in mente.

Il tema è quindi il labirinto, ma anche il tipo di femminilità proposto dal romanzo di Virginia Woolf e impersonato da Tilda Swinton, così come il mito di Kore/Persefone (con un altro rimando cinematografico sublime: Romy Shneider in L’enfer).

Femminile e maschile quindi, ma senza derive modaiole, visto il recente accanirsi sul termine no gender. Qui la femminilità è chiara e non ha bisogno di eccedere, nemmeno di andare troppo lontano. Bastano colori accennati, tessuti che non pesano, un niente di luci, una sintesi di forme.

L’ho già detto che Luigi ama le donne, aggiungo anche che credo lui conosca il prezzo della bellezza, che non risiede nell’abbondare e strafare, ma nel ricercare l’armonia delle cose quasi invisibili.

In quel quasi è nascosto il segreto.