Sogno di una notte di mezza estate.

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Bello.

Questo è facile; facile come bere un bicchier d’acqua. Qualcuno oserebbe dire che non è una bella immagine, un abito sublime, una storia affascinante (per i meno informati, l’abito è di Madame Grès)?

Ma non c’è niente di male, a volte, ad andare sul sicuro. Tra mille difficoltà si può scegliere qualcosa di facile come la bellezza degli abiti di Madame Grès, che sembrano eterni.

Ecco, io vi/mi auguro un’estate facile, perlomeno quello che resta dell’estate.

Svegliarsi nelle prossime mattine senza gli affanni e senza quei pensieri che molestano le notti e si allungano spesso anche sui giorni. Vi/mi auguro di dormire notti pacifiche e fresche che al mattino vi lascino un unico pensiero leggero.

Vi/mi auguro di indossare abiti facili: quelli che si indossano velocemente e velocemente si ripongono, con i colori giusti, che vi scaldano al solo guardarli. Gli abiti che pesano come una piuma e si appoggiano lievemente anche sul cuore.

Buon agosto.

Hommage à Madame Grès.

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Rochas ss17

Bello.

Di lei, Chanel diceva che era solo capace di appendere un po’ di stoffa ad un corsetto (l’invidia è una brutta bestia).

La couturier dai tanti nomi: Germaine Emilie Krebs,  Alix Barton,  oppure semplicemente Alix –  era una donna enigmatica.  E’ passata alla storia comunque con un altro nome: Madame Grès.

Di lei ho già scritto qui.  Ora, a dispetto di quanto detto da Chanel, mi piace sottolineare quanto la sua moda sia un esempio di effettiva  modernità.  Innegabile.  Se non si fosse capito, per me lei ha un posto speciale sull’Olimpo delle madri e dei padri della moda.

La differenza.

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Madeleine Vionnet

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Valentino

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Cristobal Balenciaga

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Cristobal Balenciaga

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Madeleine Vionnet

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Jacques Fath

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Charles James

Bello.

Quando si dice che la differenza sta nei dettagli, si dà per scontato che chiunque sia capace di notarli. Si dicono cose, a volte, che in realtà non stanno né in cielo e né in terra, perché i dettagli sono di per sé sfuggenti. Amano farsi beffa degli occhi poco allenati o frettolosi.

I dettagli  (quei particolari in sordina che eppure reggono l’intera opera sulle loro fragili spalle), richiedono dedizione e premiano solo chi ha la pazienza di affrontare la lenta contemplazione.  D’altra parte sono il frutto di menti e mani che di lentezza hanno fatto un mantra.

Chi avrà la pazienza di aspettare in premio la loro stupefatta scoperta?

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Roy Halston. 1970

 

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Madame Grès, 1965

 

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Cristobal Balenciaga, 1966

 

Bello.

Moderno è ciò che prescinde dal momento, elude il tempo, lo attraversa.

Non è una qualità comune, è un concetto significativo che trova difficoltà ad esprimersi attraverso il linguaggio. Più facile raccontarlo per immagini.

E’ moderno ciò che la cronologia consueta non osa classificare, perché non ne conosce la chiave. Siamo soliti definire così tutto ciò che ci appare contemporaneo, ma si tratta naturalmente di una grossolana semplificazione: le due cose non sono affatto consequenziali. Conosco casi in cui espressioni contemporanee risultano decisamente antiquate e tutt’altro che moderne, mentre esempi di molto precedenti continuano a emanare quella luce di assoluta modernità.

La modernità appartiene a chi si rifiuta di seguire i canoni del suo tempo e sceglie strade ben più astratte, fuori dall’ordinaria estetica dell’epoca che gli è toccata in sorte.

 

Madame Grès . Il viso della Sfinge.

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Bello.

Basterebbero da soli questi due abiti per spiegare la grandezza di un talento come quello di Germaine Emilie Krebs, da tutti conosciuta come Madame Grès.  Chiamata anche la sfinge della moda, per i tanti segreti che la accompagnavano e che lei custodì gelosamente.  Come Chanel, mischiò fantasia e realtà riguardo alle sue origini, tanto che nemmeno la data di nascita è certa.  Di certo c’è che il suo apporto nella moda è stato fondamentale, come ancora testimoniano i ripetuti riferimenti che stilisti contemporanei fanno al suo lavoro.

Era una donna caparbia ed esigente, il minimo che si possa chiedere a chi per istinto insegue la bellezza. Era anche coraggiosa e fiera: durante l’occupazione nazista si rifiutava di far entrare le mogli degli occupanti nel suo atelier, tanto che alla fine glielo chiusero. Poi però si prese la sua rivincita e poco prima della Liberazione fece sfilare le sue mannequins con i colori della bandiera francese.

Chanel, che non era generosa con nessuno, diceva che i suoi vestiti non erano altro che pezzi di stoffa appesi a un busto. In realtà doveva temerla come concorrente ben più di quanto desse a vedere..

Nella storia di Madame Grès ricompaiono nomi che amo, come quello di Lelong, che la convinse a non chiudere l’atelier nonostante la guerra incombente, dicendole: – La Francia ha bisogno di persone come te -.  Poi c’è Alaia che, da gran conoscitore, ha salvato molti suoi abiti, per poi donarli ai musei.

Purtroppo morì sola e dimenticata, in un ospizio, immemore del suo stesso nome, oltre che del suo passato glorioso.  Come per Poiret, tutti quelli che l’avevano osannata negli anni di successo, si erano poi dileguati.  Mondo crudele e calcolatore quello della moda: se non sei all’apice non sei nessuno.

Della sua morte si seppe addirittura dopo un anno, sembra per volere della figlia. In ogni caso a nessuno dell’ambiente, nel frattempo, era venuto in mente di chiedersi che fine avesse fatto quella che un tempo era considerata la donna più elegante di Parigi..