Hommage à Madame Grès.

vionnet-17-1

Vionnet ss17

vionnet-17

Vionnet ss17

rochas-17-2

Rochas ss17

rochas-17-3

Rochas ss17

Bello.

Di lei, Chanel diceva che era solo capace di appendere un po’ di stoffa ad un corsetto (l’invidia è una brutta bestia).

La couturier dai tanti nomi: Germaine Emilie Krebs,  Alix Barton,  oppure semplicemente Alix –  era una donna enigmatica.  E’ passata alla storia comunque con un altro nome: Madame Grès.

Di lei ho già scritto qui.  Ora, a dispetto di quanto detto da Chanel, mi piace sottolineare quanto la sua moda sia un esempio di effettiva  modernità.  Innegabile.  Se non si fosse capito, per me lei ha un posto speciale sull’Olimpo delle madri e dei padri della moda.

S.O.S. (Semplicità Ordine Sobrietà).

mario-dice-17

Mario Dice.

missoni-17Missoni.

laura-biagiotti-17

Laura Biagiotti

blumarine-17

Blumarine.

bottega-veneta-17

Bottega Veneta.

Bello?

E’ vero che con la semplicità non si sbaglia (quasi) mai,  è anche vero però che oggi a far cose semplici ci vuole qualche grammo di coraggio in più.

 

Tutto il brutto che c’è. (1).

puglisi-17

Fausto Puglisi

gucci-17-1

Gucci.

plein-17

Philipp Plein.

n-21-17

N° 21.

cavalli-17

Roberto Cavalli.

ferretti-17

Alberta Ferretti.

wunderkind-17

Wunderkind.

Brutto.

Nel 1961 Piero Manzoni mise in vendita 90 scatolette numerate e da lui firmate che valevano quanto l’oro (in base alla quotazione del momento). L’opera d’arte si chiamava Merda d’artista e ogni scatoletta conteneva, per l’appunto, merda.

“Operazione concettuale, autentica bomba a mano di natura post-dadaista. Oggetto duchampiano che crea un cortocircuito doppio, provocando sconcerto attraverso il ribaltamento della natura del contenuto, che viene poi lanciato nelle gallerie come opera d’arte..”.

Queste sono solo alcune delle definizioni che i critici si ingegnarono di trovare. Il gesto era quanto mai interessante e in fin dei conti dimostrava che anche la merda può essere venduta a peso d’oro.

La corazzata Potemkin.

cadute 3

Brutto.

Ci sono gruppetti di persone o anche singoli individui  -che bazzicano sovente gli ambienti del fashion system-  da evitare accuratamente.  Sono quelli che io chiamo spacciatori di progetti.  Basterebbe guardarli in faccia per capire che sono un bluff: si presentano con modi spavaldi, spendono e spandono in quanto a presunzione menzionando i cognomi che contano, le scorciatoie giuste.  Sono sicuri di aver capito tutto e che ogni cosa abbia un prezzo: il loro.

In realtà sanno fare ben poco, a parte i fuochi d’artificio preliminari.  A lasciarli fare si va incontro a brutte figure memorabili.

Sono capaci di trasformare qualsiasi evento in una cosa che somiglia tanto alla corazzata Potemkin: una cagata pazzesca.

Per fortuna, a volte, arrivano in soccorso altre persone, ben più credibili, che nonostante le scorciatoie (che si rivelano strade senza uscita), le pseudo-idee (un condensato di pessimo gusto) e la costante improvvisazione, nonostante tutto questo, sono capaci di salvare persino una fashion week che altrimenti non avrebbe chances.

Vi auguro di saper distinguere tra gli spacciatori di progetti e gli altri e di non essere di quelli che pur di esserci sono disposti a dar credito all’incredibile.

Quando poi arriva il momento degli applausi finali, non siate inutilmente generosi e scegliete con cura a chi destinarli. E’ anche così che si esercita un sano spirito critico, che è poi la base di ogni pensiero intelligente.

P.s. La reputazione è come la dignità, se la perdi l’hai persa per sempre.

Trasgressioni di classicità. (Working . Classic II).

 

pugh 3

pugh 4pugh 2pugh 1

Bello.

Gareth Pugh, autunno inverno 2016/17.  Davvero siamo arrivati al punto che per trasgredire si deve tornare al classico?  Evidentemente è questa la strada intrapresa da Pugh, che ci ha abituati in passato a uno stile pungente.

Dopo aver sperimentato fuori dagli schemi ed essersi tolto un bel po’ di curiosità sull’estetica più oscura, ecco il nuovo corso di questo stilista, già inaugurato da qualche stagione.  Quello che rimane delle passate esplorazioni sono quasi sempre le maschere, il maquillage estremo (in questo caso fatto di pseudo innesti sugli zigomi).

Lavorare sul classico non è così scontato per un creativo di 34 anni; a dire il vero non dovrebbe essere scontato mai.

Mi lascia sempre piacevolmente stupita questa predisposizione degli stilisti inglesi verso la sartorialità  più autentica, fatta delle essenziali dotazioni perché una giacca sia una vera giacca e così tutto il resto.  E questo fatto da solo è degno del massimo rispetto, ma Pugh aggiunge dettagli poco evidenti ma sostanziali.  Come i pannelli in sbieco o le stelline che fanno tanto anni ’80 in contrapposizione alle spalle e alle pettinature che ricordano invece i ’40 (riconoscendo tra l’altro le numerose assonanze tra i due periodi).

In un panorama di vestiti fatti da chi è all’affannosa ricerca di novità a poco prezzo, assemblando semplicemente cose già fatte, trovo molto più coraggioso chi ritorna sui suoi passi è dà una chance alla chiarezza.

 

L’orda barbara.

balenciaga 4balenciaga 3balenciaga 1

balenciaga 2

Brutto

Balenciaga autunno inverno 2016/17.

E dopo aver visto l’ultimo scempio di Demna Gvasalia su di un marchio storico a me particolarmente caro, il sospetto si tramuta in qualcosa di più.  Penso che sia stato messo in mano a un’orda di giovani e fanatici dell’assemblaggio compulsivo un giocattolo troppo complesso e prezioso.  Ecco la nuova generazione di stylist, poco credibili come stilisti, del tutto improbabili come couturier (ma non chiediamo tanto).

Il rischio è sotto i nostri occhi: il giocattolo rischia di rompersi.

Cristobal Balenciaga era colui che Dior (non certo prodigo di lodi) definiva il maestro di tutti noi, e in effetti la perfezione dei suoi abiti era parte fondamentale del suo stare nella moda, insieme a tutto il resto.

Alla luce di questo mi chiedo, ma non era l’heritage dei marchi storici uno dei valori più cospicui, da difendere ad ogni costo?  Mi sorge il dubbio che si sia preso un abbaglio, scambiando per storia il vintage dei mercatini del bric-à-brac.

Il disegno appare chiaro, come al solito la tendenza è quella che conta e se la tendenza porta soldi, allora si plaude al genio. Infatti già dopo la sfilata si è parlato di successo. Dando per scontato che lo stilista porterà nelle casse del marchio gli stessi soldoni che sembra aver fatto con Vetements. Eppure i commentatori di settore dovrebbero saperlo che non stiamo parlando dello stesso pubblico..