Style is not fashion.

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Bello.

Anni fa una cliente mi fece questa domanda: -Come si fa ad avere stile?-.  Aggiunse poi qualcosa che mi lasciò interdetta: -Vorrei frequentare una scuola che insegni ad avere stile-.

Lì per lì non riuscii a rispondere altro che: – Non credo che ne esistano…-.  Rimasi sconcertata da quella domanda, tanto più che la cliente non era nemmeno giovanissima (sulla trentina circa). Sulla mia testa si materializzò quasi immediatamente un fumetto che diceva più o meno: -E’ molto probabile che tu non abbia capito affatto che cosa sia lo stile-.  Forse avrei dovuto essere più paziente e spiegarle che per acquisire uno stile personale bisogna aver cercato, provato e magari sbagliato e poi riprovato. Bisogna, insomma, aver vissuto. Ma non basta, perchè lo stile personale arriva a volte in modo misterioso, come un’illuminazione. Qualcuno ce l’ha innato, altri impiegano tutta una vita per trovarlo. Altri ancora non lo troveranno mai.

Eppure ogni tanto ripenso a quella breve conversazione avvenuta più di quindici anni fa e ultimamente mi chiedo se non fosse già un segnale dei tempi che stavano cambiando. Leggo ultimamente di scuole per influencer. Scuole, cioè, che insegnerebbero a qualcuno come fare ad influenzare più gente possibile nella scelta di cosa indossare, cosa mangiare, che luoghi frequentare, ecc.  Insomma la “scuola di stile” di cui parlava proprio quella signora.

Ma, come allora, il grande equivoco riguarda proprio la parola stile. Cosa si è perso per strada, per arrivare al punto che stile abbia perso quell’aggiunta, ossia personale?

Eppure a me sembrava che non potesse esistere stile che non fosse il prolungamento di caratteristiche e scelte assolutamente individuali. Si può acquisire lo stile di un altro? E’ credibile? O piuttosto la domanda sarebbe, è ancora appetibile l’idea che lo stile debba essere unico e non condiviso?

 

Love The Frog (strange dolls).

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Sarah
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Nina

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Alice

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Milla
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Lola

My new collection “LoveTheFrog”, because I don’t like princes and princesses, I prefer the frog.

Every doll is completely hand-made and unique.

Every doll has a name, a story and an identity card.

It’t a work-in-progress collection, so in the future the family LoveTheFrog will increase!

Contact me if you need more information (info@adrianadelfino.it).

 

“Ricordate la favola della principessa e il ranocchio? Ecco, io ho sempre preferito il ranocchio.

Mi sembrava più divertente e soprattutto talmente diverso da qualsiasi altro personaggio che mi chiedevo perché mai bisognasse trasformarlo in un solito, banalissimo principe. Perché i principi poi sono tutti uguali: biondi, alti, occhi azzurri, ecc.

Il mondo è pieno di rospi bellissimi, interessanti e unici sin da bambini. Ecco come nascono i miei bambini e animali “strani” che non chiedono altro che continuare a raccontare la loro favola fuori dal coro”.

Per saperne di più: info@adrianadelfino.it

Un’estate bianca.

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Bello.

Ieri sera sono andata al parco vicino casa per assistere allo spettacolo affascinante dell’eclissi di luna.

Guardavo la luna vestita di un velo rosso/bruno che poi lentamente si è tolta di dosso svelandosi luminosissima. Sotto di lei, a destra si vedeva benissimo Marte, simile a una stella fissa, suo fedele accompagnatore.

Guardavo tutto questo incantata (perchè c’è qualcosa di profondamente misterioso nelle leggi che governano la natura) e pensavo a come descrivere questa estate 2018 che è ormai all’apice.

Un’estate calma come un respiro lungo (un respiro di sollievo? Quasi). Una tregua probabilmente, una di quelle isole pacifiche che ci invitano a tornare, almeno col pensiero.

Un’estate di abiti bianchi.

Qualcosa di luminoso e rinfrancante.

Buona estate, allora!

 

(Illustrazione: Andrea De Santis)

Chi cura l’influencer?

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Brutto.

Ha fatto il giro del web (una volta si diceva del mondo) la storia di quella influencer che ha scritto all’albergatore di Dublino chiedendo un soggiorno gratis per lei e il fidanzato in cambio di visibilità sui social. L’albergatore dopo averle risposto picche ha pensato bene di pubblicare botta e risposta sulla sua pagina social, rimandando così al mittente lo stesso furbo stratagemma.

Già, perchè nonostante la marea di commentatori si sia automaticamente schierata con l’albergatore, in questa storia non si salva proprio nessuno. Non la ragazza che, tronfia del suo gruzzoletto di follower, era quasi certa di farli valere come moneta sonante cavalcando un malcostume generale. Non si salva nemmeno il proprietario dell’albergo che ha colto la palla al balzo per farsi una immeritata pubblicità.

Si, perchè quale merito c’è nell’aver risposto semplicemente -No, grazie- a una richiesta ridicola?

Diciamo che la ragazza in questione non brilla certo per arguzia e che l’albergatore invece deve essere un gran volpone e diciamo pure che sarebbe ora di dire basta a questo tipo di condivisioni, dove diventa virale solo ciò che è inutile.

La sete di visibilità ci ha offuscato il cervello, per non parlare del senso critico e ci prestiamo così facilmente a questo gioco di rimbalzo, senza nemmeno accorgerci di quanto a guidarci sia l’interesse di qualcuno che nemmeno conosciamo.

 

Cucito sul corpo (la prima brezza di Settembre).

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Bello.

Può darsi che il fine di ogni moda sia quello di cucirsi addosso la sostanza del desiderio. Altrimenti che senso avrebbe questa mania del tatuaggio che contagia sempre più persone?

E’ certo che dimostrare attraverso il corpo chi si è, rassicura, calma l’ansia di esistere per se stessi. Invece di porsi domande, si fornisce una risposta rapida.

E l’abito continua ad essere ciò che è sempre stato: non un riparo dal freddo, dagli sguardi, bensì la pelle che si desidera avere.

(Immagini: Ana Teresa Barboza).

Iniezioni di stile.

Ann Demeulemeester autunno inverno 2017-18.

Guardare le sfilate di questo marchio mi dà sempre l’impressione (e la speranza) che esistano ancora gli stilisti. Quelli capaci di creare abiti che se li vedessi per strada, indossati da chiunque, potresti senz’altro dire chi li ha disegnati.