L’ultima neve dell’anno.

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Brutto?

Lascio questo vecchio anno bisestile con sollievo: si è rivelato fedele alla sua triste nomea.

Molte delusioni, inquietanti geografie di un mondo sempre più in lotta. Incontri fuggevoli, troppo. Qualche illusione in meno, il desiderio impellente di ritrarsi, diradare le comparsate.  Essere againstfashion, ma esserlo davvero, diventa sempre più un esercizio solitario -spargere al vento semi che con molta probabilità finiranno nel deserto-.

Diventa radicale e persino incomprensibile ai molti quello che in principio credevo fosse solo un gesto di disappunto. La moda, per come la immagino, dovrebbe dare allegria e consapevolezza. Oggi mi restituisce sempre più disagio: sembra andare dove io non voglio nè posso transitare. E’ un luogo popolato quasi solo di lupi che nascondono i denti, lanciati in una corsa verso il nulla.

Per questo inforco i miei occhiali da sole nuovi, in un giorno di prima neve; metto su il mio rossetto più rosso e l’unica faccia che possiedo e provo a fare un sorriso tirato.

Perchè restare si può. Nonostante le intemperie e i sassi nelle scarpe, nonostante gli incontri sbagliati e le scelte non azzeccate. Si può far tesoro della vita vissuta e augurarsi caparbiamente un anno migliore. Alla faccia del tempo e di tutto il ciarpame che ci ostacola il passo.

Buon nuovo anno a noi tutti.

Working.Classic

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Bello.

Se anche Lagerfeld per Chanel si accorge che la sartoria è il luogo della modernità e dell’eccellenza, vuoi vedere che pure fare il sarto diventa un mestiere cool?

La collezione alta moda che viene mostrata mentre le sarte sono al lavoro, è esemplare in questo senso: tutta giocata su rigore sartoriale, lavorazioni artigianali e bei tessuti.

Per ribadire che il lusso nasce in atelier.

 

 

Dal surrealismo in caduta libera verso il realismo.

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Brutto.

Schiaparelli haute couture primavera estate 2016.

Imbarazzante.

Suzy Menkes plaude a questa inversione di rotta verso un realismo a suo dire molto contemporaneo. Io parlerei di realismo, si, ma di stampo sovietico. Perlomeno a giudicare dal risultato estetico. E non è un complimento, almeno per me.

Cibo alle folle, temi terra-terra (è proprio il caso di dirlo, mancano giusto le zolle di terra, le radici ci sono già).

Accostamenti cromatici poco donanti, decorazioni appiccicate un po’ qua e un po’ là.

Riferimenti storici banalizzati: ve la ricordate l’aragosta di Dalì sull’abito di Wallis Simpson? Cosa ci fa ora su quel corpino, svuotata di qualsiasi valenza di feticcio erotico?

Inguardabili persino trucco e parrucco, e si che stiamo parlando di alta moda..

Ci sono abiti poi, che sembrano realizzati da chi è avvezzo, nel migliore dei casi, a drappeggiare tessuti sulla bambola, tanto lontana appare la sapienza modellistica. E pensare che Bertrand Guyon vanta 7 anni da Valentino e ben 11 da Christian Lacroix!  Resto perplessa, mi chiedo quale sia il senso di perdurare in un settore tanto esclusivo se non quello di esserci e basta.

E’ questa l’innovazione, la straordinarietà di uno stilista che ama ripetere: “The very essence of couture is about creating the extraordinary out of ordinary”  ?

 

 

 

 

 

Quel new look di Gucci.

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Brutto.

Ma solo a me la collezione cruise di Gucci 2016 ha ricordato tante, troppe cose già viste?

Una shakerata di Prada, Saint Laurent, senza disdegnare nemmeno Chanel. E poi che dire della confusione temporale, schizofrenica direi, che cita i ’60, i ’70, ma anche gli ’80, e perché no, persino l’800 ?

Direte che non capisco la modernità  – E’ il mix and match baby, te ne devi fare una ragione..-

Si certo, ma continuo a pensare che così è troppo facile, allora siam quasi capaci tutti.  Come quando hai davanti un menù pieno di cose allettanti e non sai scegliere, e per non perderti niente, prendi un po’ di tutto. E alla fine del pasto ti viene un mal di pancia memorabile.

Sembra che questa sia (finalmente?) tutta farina del sacco di Alessandro Michele; dopo l’esordio un po’ frettoloso, ora davvero può dispiegare tutte le “novità” in serbo per questo marchio storico. Un redivivo new look, potremmo persino dire.

Non si può nemmeno affermare che manchino nella collezione capi interessanti (pochi, ma ci sono), il guaio è che sembra mancare un filo conduttore, ma sono già pronta a sentire la replica: che è proprio questa assenza il leitmotiv. L’unica costante dell’estetica di questo designer a me sembra la predilezione per i fiocchi al collo, che insieme ai gambaletti color carne creano quell’effetto (tanto ricercato dai seguaci del genere) di perfetta disarmonia, dissonanza o semplicemente kitsch.

Ma continuo a chiedermi: quale novità?