Dior in bianco e nero.

 

 

Bello.

Christian Dior alta moda primavera estate 2018.

Dal Surrealismo al sogno in bianco e nero, da Leonor Fini all’illusione ottica.

Non ho dubbi, l’impronta femminile su questa collezione è potente e la si scorge in ogni dettaglio. A volte non c’è bisogno di colori per spiegare un sogno. Ma d’altra parte bianco e nero hanno mille sfumature.

Un’aragosta riscaldata.

Bello?

La prima foto in alto a sinistra si riferisce a un capo dell’attuale collezione alta moda primavera estate Schiaparelli, la foto in alto a destra documenta l’abito che Elsa Schiaparelli realizzò insieme a Salvador Dalì nel 1937. Mentre la foto in basso ritrae Wallis Simpson che lo acquistò nello stesso anno per il suo guardaroba di nozze con il duca di Windsor.

La forma dell’abito è cambiata naturalmente, adeguandosi alla moda attuale, ma … trasportare pari pari ad oggi quel simbolo, quel feticcio erotico nato in un contesto lontano e diversissimo, che senso ha?  (Notare la posizione del crostaceo che prima partiva dal centro dell’abito ed esattamente dalla zona degli organi genitali, mentre ora è messo di lato su una gamba, come semplice decorazione).

Nel 1937 dipingere quell’aragosta enorme e minacciosa su di un candido vestito da sera era un gesto provocatorio, che metteva in piazza pulsioni e desideri nascosti quanto spiazzanti se riferiti all’inconscio femminile. E’ probabile che neppure la Simpson fosse ben cosciente della valenza di quell’operazione, se aveva scelto quell’abito per un viaggio di nozze (o forse, al contrario, l’aveva scelto proprio per quello?).

Oggi il compito di un direttore creativo non è quello di prendere un abito così pieno di significati, storia e segni e rifarne semplicemente la forma. Un bravo direttore creativo dovrebbe avere il talento e la forza di cercare simboli e significati attuali, con una uguale o perlomeno simile potenza. Dovrebbe, con uno sguardo nuovo, provare a ricreare quello scandalo,  mantenendo in vita non il gusto e lo stile di Elsa Schiaparelli (che sarebbe impossibile e anacronistico), bensì il nucleo che corrisponde all’origine del marchio.

Non dico che sia facile, ma un bravo direttore creativo non dovrebbe limitarsi a svolgere il compito come se fosse ancora uno scolaro. E, soprattutto, un bravo direttore creativo dovrebbe avere ben presente i limiti del suo talento e magari imparare a non misurarsi con un compito per lui troppo arduo.  Poi, nel dubbio, astenersi.

Altri pensieri sparsi sulla griffe odierna qui e qui.

Working.Classic

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Bello.

Se anche Lagerfeld per Chanel si accorge che la sartoria è il luogo della modernità e dell’eccellenza, vuoi vedere che pure fare il sarto diventa un mestiere cool?

La collezione alta moda che viene mostrata mentre le sarte sono al lavoro, è esemplare in questo senso: tutta giocata su rigore sartoriale, lavorazioni artigianali e bei tessuti.

Per ribadire che il lusso nasce in atelier.

 

 

Dal surrealismo in caduta libera verso il realismo.

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Brutto.

Schiaparelli haute couture primavera estate 2016.

Imbarazzante.

Suzy Menkes plaude a questa inversione di rotta verso un realismo a suo dire molto contemporaneo. Io parlerei di realismo, si, ma di stampo sovietico. Perlomeno a giudicare dal risultato estetico. E non è un complimento, almeno per me.

Cibo alle folle, temi terra-terra (è proprio il caso di dirlo, mancano giusto le zolle di terra, le radici ci sono già).

Accostamenti cromatici poco donanti, decorazioni appiccicate un po’ qua e un po’ là.

Riferimenti storici banalizzati: ve la ricordate l’aragosta di Dalì sull’abito di Wallis Simpson? Cosa ci fa ora su quel corpino, svuotata di qualsiasi valenza di feticcio erotico?

Inguardabili persino trucco e parrucco, e si che stiamo parlando di alta moda..

Ci sono abiti poi, che sembrano realizzati da chi è avvezzo, nel migliore dei casi, a drappeggiare tessuti sulla bambola, tanto lontana appare la sapienza modellistica. E pensare che Bertrand Guyon vanta 7 anni da Valentino e ben 11 da Christian Lacroix!  Resto perplessa, mi chiedo quale sia il senso di perdurare in un settore tanto esclusivo se non quello di esserci e basta.

E’ questa l’innovazione, la straordinarietà di uno stilista che ama ripetere: “The very essence of couture is about creating the extraordinary out of ordinary”  ?

 

 

 

 

 

Magico pizzo.

ca. 1951 --- Original caption: Woman modeling black lace dress with pink sash copied from Balenciaga, with hat and gloves. --- Image by © Condé Nast Archive/Corbis

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Bello.

Vale la pena in questa estate caldissima fare un salto a Calais (Francia) per gustarsi una mostra che unisce la tradizione cittadina per il pizzo con il genio di Cristobal Balenciaga, che lo usò costantemente, tenendo fede alle sue origini ispaniche.

Balenciaga – La magicien de la dentelle, questo il titolo della mostra visitabile fino al 31 agosto. Di mostre sul geniale couturier non ce ne saranno mai abbastanza, ma questa mi affascina soprattutto per la scelta del tema.

E mi accorgo solo adesso che quasi tutti gli abiti che ho acquistato da tre mesi a questa parte sono in pizzo. A dire il vero, adoro da sempre questo materiale; così sensuale e al contempo austero in nero, mentre coloratissimo può diventare addirittura visionario.

I lusso non costa poco.

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Dolce e Gabbana alta moda 15. 1

Brutto.

Dolce&Gabbana alta moda autunno inverno 2015-16.

Personalmente trovo che scontato sia peggio che brutto.

Ciò che è brutto non necessariamente è prevedibile, mentre scontato è, come dice la parola stessa, quello che si può ottenere al minor prezzo.

Ha senso metter mano ad un prodotto che è in partenza già scontato?  E, ancora di più, mi chiedo se questo ha senso trattandosi di alta moda, ossia il lusso per antonomasia.

Il lusso scontato non è più lusso, allora si deduce che questa non è più alta moda.

Lieve come un velo, forte come una donna.

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Bello.

“Da film come ‘Hiroshima mon amour’ e ‘In the mood for love’ l’immagine bella e vagamente malinconica di una donna disegnata dall’amore struggente, da un’atmosfera di luci come lanterne che illuminano creando tanto chiaroscuro”.

Questo racconta Luigi Borbone della sua ultima collezione di alta moda per l’autunno inverno 2015-16.  Come sua abitudine, le ispirazioni sono varie: se da una parte c’è l’Oriente, dall’altra ci sono gli anni ’50 di Dior. Ma a dispetto di ciò che si potrebbe immaginare, regna su tutto una pulizia formale che si sbarazza di ornamenti retrò e facili orientalismi.

Ricordate quando in un precedente post a proposito di Margiela parlavo di scheletro portante riferito alla moda? Ecco, chi parla con scioltezza la lingua della couture sa bene cosa significhi: non è con il superfluo che si costruisce un’idea chiara.

Mi piace sempre più la donna immaginata da LuigiMaria, così tranquilla da concedersi abiti che non la nascondono; privi di impalcature difensive, privi di formalità inutili.

Una grande iniezione di leggerezza (finalmente).