La sincerità è un vestito bianco.

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Bello?

La sincerità è come un vestito bianco, immacolato. Difficile da mantenere, scomodo perlopiù, perchè non puoi distrarti un attimo.  Ogni minima macchia o alone rovina tutto l’insieme.

Non puoi -non devi- vantartene: la sincerità è come la beneficenza, si fa e non si dice.

Non vale passare la vita indossando vestiti o camicie bianche, sostituendoli prontamente quando si macchiano. Non vale perchè quell’abito deve essere uno e uno soltanto. Un po’ sgualcito magari, non più immacolato, perchè siamo umani, si sa, ma ancora presentabile.

Decente, insomma.

Ricordandosi che su un vestito bianco le macchie non vanno più via del tutto.

Quando Moda incontra Arte.

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Quello che veramente mi interessa e mi emoziona è il sentimento del tempo.  Il tempo che produce stratificazioni oppure, all’opposto, sottrae fino ad arrivare all’essenza. Questa collezione si chiama -Gotico Bianco- perché nell’oscurità io vedo una luce accecante.

Bello.

Mi è capitato più volte in passato di lavorare a stretto contatto con artisti. Si è trattato sempre di collaborazioni in cui vigeva un tacito patto di libertà reciproca e di estremo rispetto, altrimenti credo che nulla sarebbe stato possibile.

Devo riconoscere di essere stata fortunata (o magari solo avveduta): nella quasi totalità dei casi ho vissuto esperienze positive, che mi hanno permesso di scorgere altri mondi e di ripensare al mio modo di trovare stimoli. Riflettendo sulla storia della moda, ho notato che le collaborazioni più proficue tra moda e arte sono state quelle in cui questi due comparti se la intendevano alla pari. D’altra parte credo che la moda meriti ogni rispetto quando si pone come un fatto di cultura e contenuti, oltre che di forma (ma anche la forma rimanda spesso a un percorso di contenuti).

E’ con questo atteggiamento che ho colto al volo l’occasione di collaborare con due artisti: Eleonora Manca e Alessandro Amaducci. Il progetto riguarda la realizzazione di due short fashion-film in cui sono presenti gli abiti di due mie collezioni molto diverse. La prima (relativa alle foto di questo post) è Gotico Bianco, una micro-collezione di cinque abiti realizzati come pezzi unici con un lino antico tessuto a mano e ricami a intaglio e applicazioni preziose.

Le riprese di questo primo video si sono già svolte e a questo punto è iniziata la fase di montaggio. Sono estremamente curiosa del risultato finale, ma ciò che in questa prima fase mi ha stupito in positivo, è l’estrema naturalezza con cui si è svolto il lavoro. Credo si possa parlare di fiducia. E’ una magica alchimia quando si incontrano persone contemporaneamente sensibili e concrete.

Ma meglio delle parole, credo che possano parlare alcune immagini del backstage, che documentano l’atmosfera vissuta:

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Land of nowhere.

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Bello.

Sono stata in luoghi in cui la luce era tutto. Sono poca cosa i vestiti senza la luce, perdono di consistenza, li si può solo immaginare.

D’estate basta poco: il bianco per esempio, oppure stampe sgargianti, una punta di eccesso. D’estate si possono tirar fuori diamanti e strass, tanto fa lo stesso. Basta che sia luce.

Qual era il colore di questa estate?  Non me ne preoccuperei, la luce li contiene tutti. La moda è fugace, ma mai quanto l’estate, di colpo è già ieri.

Mi fanno ridere le tristezze di post-estate, la tintarella trattenuta, le riunioni settembrine.  Il bello è che la luce cambia angolazione, ma non finisce.

Beauty.

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Bell0?

La bellezza non è un frutto né un seme.  La bellezza è una falena dalle ali piumate e bianche, che vola solo di notte.  Non viene a cercarti.  La puoi vedere se stai sveglio, quando tutti gli altri dormono.

Beauty is not a fruit neither a seed. Beauty is a White Plume Moth  flying only at night. It’s not looking for you. You can see it if your’re awake while everyone else is sleeping.

(lino, cotone, seta, tulle e pelle – linen, cotton, silk, tulle and leather)

Il disastro del Natale del 2013 – Margiela destroy.

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Brutto.

Qualche giorno fa sono andata a cena da un amico, che è anche un collega e uno stilista di una certa fama in ambito torinese: Monsieur Walter Dang.  Durante la cena la conversazione è scivolata, come al solito, sull’argomento moda e su ricordi comuni legati a questo tema. Non so come, ci siamo ricordati di un piumino di Martin Margiela che lui possiede e che ci ha scaldati entrambi durante una freddissima conferenza. Il piumino è più o meno quello che vedete in foto (solo un po’ più corto) ed è un pezzo iconico dello ‘stilista invisibile’, naturalmente è bianco. Bianco come deve essere, in base alla filosofia/estetica di Margiela e chiunque conosca un poco di storia della moda contemporanea sa che non c’è  altra possibilità.

Quale è stata la mia costernazione quando Walter ha ammesso candidamente (è proprio il caso di dirlo..) di aver tinto il piumino di NERO!  – Nero?- Ho chiesto, pensando di aver capito male, annebbiata da qualche bicchiere di prosecco di troppo.

Purtroppo la triste verità mi è stata confermata quando lui stesso ha tirato fuori il corpo del delitto e l’ha indossato.

Ora, io avrei voluto postare la foto di Monsieur Dang con indosso il piumino nero che una volta era bianco, di Margiela; giusto per farvi vedere lo scempio di quel capo diventato informe e insignificante, ma la decenza me lo vieta. E inoltre non posso fare questo ad un amico. Quell’immagine resterebbe come una macchia (nera!) indelebile sulla sua fulgida carriera.

Ma la stoccata finale l’ha inferta il compagno di Walter, Hamlet, che resosi conto del misfatto, ha concluso dicendo: – Beh, ma lo mettiamo in candeggina e ritorna bianco…-.

Lascio a voi immaginare i brandelli di piumino e piume di un bianco giallino con aloni grigiastri uscir fuori da quel bagno corrosivo..

Mi rimane un dubbio: chissà, forse Margiela avrebbe gradito.

Un soffio di luce.

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Bello?

Si chiama Audra Noyes questa stilista americana di stanza a Parigi. La sua collezione SS 14 è quasi tutta in bianco, realizzata in un materiale che non perdona: il voile.  Pur con alcune imprecisioni, il defilè appare discreto. Ancora più interessanti sono le incursioni in altri colori, dove il minimalismo lascia il posto a decorazioni e tessuti che sembrano volerlo contraddire. Quasi che la stilista stessa abbia timore di lasciarsi andare, di non essere sufficientemente cool.  Il risultato però è quello di far apparire le ultime uscite come schegge impazzite di una collezione che per il resto appariva compatta. Forse i germogli di una collezione successiva? O magari quel pizzico di trasgressione in rouge che mancava del tutto al candore virginale di tutto il resto dello show?

La solita schizofrenia della moda, mi verrebbe da dire, in realtà penso che si tratti più realisticamente di un po’ di confusione.