Dancing in the past.

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Bello.

Non sono una fan di Steven Meisel, però questo suo servizio fotografico nell’ultimo numero di Vogue Italia è proprio nelle mie corde.

E’ evidentemente ispirato alle atmosfere patinate del musical anni ’30 e a personaggi come Ginger Rogers e Fred Astaire. Un chiaro ritorno ad un periodo storico in cui la moda usciva dalla ‘povertà di lusso’ di Chanel e si rivolgeva a un lusso concreto e stabile.

Le donne ritrovavano il gusto per la seduzione fatta di abiti che scivolavano sul corpo come una carezza e gli uomini non disdegnavano l’antico cilindro.

Erano gli anni in cui l’Occidente tentava di superare quel giovedì nero che aveva visto crollare la borsa di Wall Street, crollo che in pochi istanti aveva polverizzato capitali e sogni di ricchezza. Non era più il caso di sembrare fintamente povere, al contrario bisognava apparire benestanti a tutti i costi.

Non è certo un caso se oggi quello stile neo-classico torna in voga. Oggi che siamo reduci (o forse ancora nel guado?) da una crisi lunghissima ed estenuante, in cui il comparto moda ha pagato lo scotto di essere composto da beni tutto sommato superflui. E quindi si torna a un guardaroba fatto di abiti durevoli, classici per l’appunto.

Si parla di nuovo di cappotti, ma che siano di buona lana, o meglio di cachemire. Gli abiti da sera non ammettono stravaganze, quanto piuttosto uno stile impeccabile e un’eleganza senza incertezze. Le camicie bianche di Ferrè tornano ad essere attuali come non mai, simbolo classico per eccellenza.

La storia è ciclica, si sa. Anche la storia della moda.

Se un cappotto è un cappotto.

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Bello.

Max Mara, collezione autunno inverno 2015-16, ovvero la filosofia del realismo coerente.

Senza andare tanto a girarci intorno, vi dico che io di questa collezione indosserei ogni singolo capo. Non tanto, credo, perché io rappresenti il prototipo del cliente-tipo, quanto piuttosto perché è evidente che quando si parla di design applicato alla moda, questo marchio sa bene di cosa si tratta.

Non pensate che sia qualcosa di scontato, visto che ormai tutti si definiscono fashion designer. Non pensate nemmeno che sia compito facile: lo sanno bene tutti quei pseudo-designer che negli anni hanno prodotto semplice merde (parola di Starck).

Non è un caso se nonostante l’avanzata dei piumini, da Max Mara continuano imperterriti a fare cappotti. E a venderli a quanto pare.