Euphoria!

Bello?

Si chiama Euphoria la mia ultima collezione di gioielli contemporanei. Un nome adatto, mi sembrava, per questi tempi.

Perchè l’euforia è proprio quello che più mi manca. La capacità e la possibilità di ridere quasi per niente, quella magnifica ebrezza che ti trascina via senza una logica.

Siamo troppo spesso pensierosi, talvolta cupi, nel migliore dei casi realisti. Questo ci tocca ora. Ci sembra che ridere sia un affronto a tutte le tragedie a cui assistiamo da semplici spettatori del mondo, ci censuriamo, stiamo attenti a non strafare.  Invece ridere ci servirebbe da antidoto, perchè il mondo probabilmente ha da sempre la stessa percentuale di infelicità. Semplicemente adesso è più facile che ci venga mostrata.

Allora l’euforia salvifica è come un vento che spazza via la nube. Per questo ho amato le frange, che si muovono con il vento o con il movimento del corpo. Qualcosa che vive, che muta e respira.  Qualcosa che assomiglia a una risata.

 

Jewels: Adriana Delfino (info@adrianadelfino.com)

Model: Sara Capello

Ph.:   A.d.A. photo

Avant garde in New York.

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Brutto.

Si firma Ecklhaus Latta il duo di designer che ha presentato a New York il suo ultimo sforzo creativo per la stagione autunno/inverno 2017-18.

Ma ancora più della collezione, quello che ha attratto la mia attenzione sono proprio i due giovani che si sono presentati alla fine della sfilata: perfettamente in linea con la loro idea di stile, bisogna riconoscergli coerenza. Ci sono voluti anni di studio in più o meno prestigiose scuole di design (che sicuramente i due hanno frequentato), anni di esperienza in case di moda (Marc Jacobs per uno di loro), oltre ad altre esperienze nel settore. E questo è il risultato.

Sull’estetica del brutto non ho più molto da aggiungere, se non che riflettendo ho capito che il barile è praticamente senza fondo, così come la possibilità di tessere elogi anche sul nulla. Eccone una prova:

“Together, the duo are the creative force behind Eckhaus Latta, a clothing brand known for its inventive, avant garde take on fashion and it’s use of unusual materials: fishing line, plastic, and transparent leather that warps, sweats and changes texture with the weather. Eckhaus Latta is sold worldwide, in boutiques in some of the world’s most talked-about cities: New York, of course, and Los Angeles, Portland, Tokyo, and Berlin. The clothes themselves are mystifying and artful, a captivating blend of light and dark – an apt reflection, it seems of the pair.”

Il re è nudo.

 

 

 

 

 

 

 

Inspiring Delpozo.

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(Vionnet?)

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(Dior?)

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(Capucci?)

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(Balenciaga?)

Bello?

Delpozo, pre-fall 2017.

Ispirazioni autorevoli; i fili della haute couture storica sono avvolgenti, confortevoli e talvolta necessari, direi naturali.

Se poi si considera che il corso delle tendenze considerate di avanguardia si rivolge verso la valorizzazione del brutto, allora possiamo ben dire che qui si fa addirittura una contro-contro-tendenza. O piuttosto si tratta di vincere facilmente?

Bel dilemma. La ragione ci suggerirebbe di non lasciarci incantare da tutta questa poesia fin troppo esplicita, mentre l’istinto andrebbe a braccetto immediatamente con questa estetica senza se e senza ma.

Il guaio è che non siamo mai contenti.

L’orda barbara.

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Brutto

Balenciaga autunno inverno 2016/17.

E dopo aver visto l’ultimo scempio di Demna Gvasalia su di un marchio storico a me particolarmente caro, il sospetto si tramuta in qualcosa di più.  Penso che sia stato messo in mano a un’orda di giovani e fanatici dell’assemblaggio compulsivo un giocattolo troppo complesso e prezioso.  Ecco la nuova generazione di stylist, poco credibili come stilisti, del tutto improbabili come couturier (ma non chiediamo tanto).

Il rischio è sotto i nostri occhi: il giocattolo rischia di rompersi.

Cristobal Balenciaga era colui che Dior (non certo prodigo di lodi) definiva il maestro di tutti noi, e in effetti la perfezione dei suoi abiti era parte fondamentale del suo stare nella moda, insieme a tutto il resto.

Alla luce di questo mi chiedo, ma non era l’heritage dei marchi storici uno dei valori più cospicui, da difendere ad ogni costo?  Mi sorge il dubbio che si sia preso un abbaglio, scambiando per storia il vintage dei mercatini del bric-à-brac.

Il disegno appare chiaro, come al solito la tendenza è quella che conta e se la tendenza porta soldi, allora si plaude al genio. Infatti già dopo la sfilata si è parlato di successo. Dando per scontato che lo stilista porterà nelle casse del marchio gli stessi soldoni che sembra aver fatto con Vetements. Eppure i commentatori di settore dovrebbero saperlo che non stiamo parlando dello stesso pubblico..

 

Uno contro tutti.

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Bello.

“I plonked myself in my studio, and I draped every single piece myself… In this day and age, that’s not easy, and so that’s something positive that I can offer. It’s maybe as far away from fast fashion as I can do” – Rick Owens

Rick Owens, autunno inverno 2016/17.

Si, lo so che molti storceranno il naso davanti ai suoi drappeggi elementari come quelli che da bambini facevamo sulle bambole. D’altra parte è indubbio che non ci troviamo certo di fronte ad un sarto.  Non è questo il senso del mio plauso.

A dirla tutta il suo gesto vagamente naive me lo fa assomigliare un po’ come a un Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento.

 

 

 

 

La raffinatezza naive di McQueen.

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Bello.

Una delle collezioni più normcore di Alexander McQueen, non per questo meno riuscite (SS 2016).

Atmosfera libery per jeunes filles e uno svolgimento che, come al solito, è più vicino all’alta moda che al pret-à-porter.

Sarah Burton ha infine preso le distanze dalle visioni del fondatore (inimitabili) e ha dato l’avvio a un nuovo corso per questo marchio: l’eredità di McQueen si vede, ma si vede anche una raffinatezza più femminile e sedimentata.

Credo che le clienti apprezzeranno.

p.s. Per chi volesse gustarsi lo show:

http://livestream.com/indigitalmedia/events/4388616/videos/101100102

Nomi nuovi . Aria nuova

MFW Invuerno 2015

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Bello.

C’è ancora qualcuno che si rammarica del fatto che la moda non sia capace di produrre più alcuna novità, ma solo reinventare il passato, se non addirittura copiarlo (con giusto qualche minima aggiunta, per poterci far credere di interpretare). Ci sono poi quelli che imperterriti si giustificano dicendo che ormai è stato inventato tutto, quindi evviva il revival!

Eppure basterebbe guardare là dove i più non guardano, perché non esistono mica solo le fashion week di New York, Parigi e Milano..

Si chiama Antonio Sicilia questo giovane stilista spagnolo alla sua prima collezione, presentata durante la Mercedes-Benz Fashion Week di Madrid. La collezione si chiama Duelo (lutto) ed è dedicata alla madre. Come si può immaginare dal titolo e da questi abiti, non deve essere una storia allegra, eppure c’è in tutta la collezione una luminosità che non deriva solo dall’abbondante uso del bianco.

Certo le idee non sono ancora chiarissime (però ci sono) e si intuisce una certa smania di stra-fare, ma ben vengano anche queste giovanili imperfezioni.  Io mi chiedo, esistono ancora i talent scout?