S.O.S. (Semplicità Ordine Sobrietà).

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Mario Dice.

missoni-17Missoni.

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Laura Biagiotti

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Blumarine.

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Bottega Veneta.

Bello?

E’ vero che con la semplicità non si sbaglia (quasi) mai,  è anche vero però che oggi a far cose semplici ci vuole qualche grammo di coraggio in più.

 

Working.Classic

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Bello.

Se anche Lagerfeld per Chanel si accorge che la sartoria è il luogo della modernità e dell’eccellenza, vuoi vedere che pure fare il sarto diventa un mestiere cool?

La collezione alta moda che viene mostrata mentre le sarte sono al lavoro, è esemplare in questo senso: tutta giocata su rigore sartoriale, lavorazioni artigianali e bei tessuti.

Per ribadire che il lusso nasce in atelier.

 

 

Every bag is a little piece of world.

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Bello.

Ho avuto il piacere di chiacchierare con Benedetta Bruzziches e pur essendo al telefono, ho visto chiaramente il suo sorriso. Lo stesso sorriso che si può facilmente intuire guardando le sue borse.

La sua è una storia che potrebbe essere raccontata in un libro di favole. Lo immagino così, con le illustrazioni coloratissime e le sue borse che si aprono e ti trasportano in un luogo dove tutto è possibile. Persino di incontrare a un certo punto Elsa Schiaparelli, a cui quelle borse, sono quasi certa, sarebbero piaciute davvero.

Due parole mi svolazzano per la testa, se penso al suo stile: ironia, poesia.

Strano, perché l’ironia è di solito associata ad un atteggiamento cerebrale, distaccato, anche pungente. Strano, perché l’ironia di Benedetta è invece tutta giocosa, persino un po’ infantile.

E allora mi ricordo di quella lezione fondamentale di Italo Calvino, quella sulla leggerezza. Bisognerebbe rileggerla ogni tanto, per ricordarsi che non c’è nulla di più profondo di ciò che riesce a conquistare la superficie delle cose dopo averne compreso la complessità.

Togliamo la polvere dalle passerelle?

fashion revolution

Bello?

Burberry ha fatto il botto su tutti i media. Come? Scoprendo l’acqua calda che tutti già conoscevano e su cui si discuteva da anni, ma che nessuno aveva il coraggio di usare per primo.

In sintesi ha annunciato che da settembre smetterà di fare collezioni stagionali, raggrupperà le collezioni uomo e donna in una unica sfilata e la collezioni stesse andranno in vendita immediatamente dopo il defilè.

Dal punto di vista mediatico non cambierà molto, visto che già molte sfilate sono in streaming (magari i soliti happy few si sentiranno un po’ meno elite..)  Cambierà probabilmente il rapporto tra chi produce e chi consuma e si prevede naturalmente la revisione totale del meccanismo produttivo. Certo maggiori rischi per chi produce, ma d’altra parte chi non rischia non rosica.

Quello di cui non si parla è il rapporto con la stampa. Di cosa parleranno i vari giornalisti di settore, ora che non potranno più vedere mesi prima le sfilate? Come faranno a promuovere/stroncare una collezione se non godranno più del privilegio dell’anteprima?

Ma un pensiero mi sorge proprio spontaneo: vi faceva tanto schifo il pronto moda, dicevate che erano quelli che copiavano e basta, li guardavate dall’alto in basso come quelli di serie b. Poi però vi siete accorti che vendevano molto più di voi. E ora improvvisamente il loro metodo produttivo sembra diventare il vostro. E così ora i grandi gruppi del prêt-à-porter tenteranno di far concorrenza a Zara & Co.

Guarda come è strana la vita.

Nessuno, tra l’altro, dice che molti piccoli, piccolissimi marchi hanno già optato per questo tipo di soluzione da tempo (io ho smesso di fare collezioni stagionali dallo scorso anno, ma nel mio caso non vale, non ho voce in capitolo), come dicevo: la scoperta dell’acqua calda.

Qualcuno già dice che non cambierà molto e che i vecchi dinosauri si sono messi al sicuro da tempo. Io, da eterna sognatrice, voglio sperare che una pietra lanciata nello stagno produca comunque qualche cerchio concentrico che a sua volta vada a smuovere acqua ferma.

Vorrei essere ottimista, vorrei sperare che i cambiamenti annunciati siano il seguito di buone intenzioni e non solo il tentativo di accaparrarsi per primi il folto gruppo di consumatori annoiati. Vorrei sperare che il sistema non si uniformi solo per non rimanere a bocca asciutta, evitando ancora una volta di fare una sana auto-critica.

Vorrei, per una volta, poter dire che la moda ha il coraggio che altri non hanno.

Dal surrealismo in caduta libera verso il realismo.

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Brutto.

Schiaparelli haute couture primavera estate 2016.

Imbarazzante.

Suzy Menkes plaude a questa inversione di rotta verso un realismo a suo dire molto contemporaneo. Io parlerei di realismo, si, ma di stampo sovietico. Perlomeno a giudicare dal risultato estetico. E non è un complimento, almeno per me.

Cibo alle folle, temi terra-terra (è proprio il caso di dirlo, mancano giusto le zolle di terra, le radici ci sono già).

Accostamenti cromatici poco donanti, decorazioni appiccicate un po’ qua e un po’ là.

Riferimenti storici banalizzati: ve la ricordate l’aragosta di Dalì sull’abito di Wallis Simpson? Cosa ci fa ora su quel corpino, svuotata di qualsiasi valenza di feticcio erotico?

Inguardabili persino trucco e parrucco, e si che stiamo parlando di alta moda..

Ci sono abiti poi, che sembrano realizzati da chi è avvezzo, nel migliore dei casi, a drappeggiare tessuti sulla bambola, tanto lontana appare la sapienza modellistica. E pensare che Bertrand Guyon vanta 7 anni da Valentino e ben 11 da Christian Lacroix!  Resto perplessa, mi chiedo quale sia il senso di perdurare in un settore tanto esclusivo se non quello di esserci e basta.

E’ questa l’innovazione, la straordinarietà di uno stilista che ama ripetere: “The very essence of couture is about creating the extraordinary out of ordinary”  ?