Cucito sul corpo (la prima brezza di Settembre).

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Bello.

Può darsi che il fine di ogni moda sia quello di cucirsi addosso la sostanza del desiderio. Altrimenti che senso avrebbe questa mania del tatuaggio che contagia sempre più persone? 

E’ certo che dimostrare attraverso il corpo chi si è, rassicura, calma l’ansia di esistere per se stessi. Invece di porsi domande, si fornisce una risposta rapida.

E l’abito continua ad essere ciò che è sempre stato: non un riparo dal freddo, dagli sguardi, bensì la pelle che si desidera avere.

(Immagini: Ana Teresa Barboza).

The imaginary fashion.

paper dress 1

paper dress 2

 

paper dress 4

paper dress 5

paper dress 6

paper dress 7

Bello.

Paper dresses, ossia manipolazioni della carta per creare visioni di moda immaginata (o immaginaria).

Visioni necessarie oggi più che mai, per ristabilire quell’indispensabile collegamento con il concetto di abito inteso come il luogo abitato dal corpo.  Ed è in questo senso che è proprio il corpo stesso che immagina, attraverso le mani, ma non solo.

Nascono abiti materici, condensato di sensazioni tattili innanzitutto.

Non si può escludere che anche il corpo persegua una sua idea di fantasia, istintiva, immediata. Non meno convincente di quell’altra che è frutto del pensiero.

Le Muse sono tra noi.

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Bello.

Tempo fa ho partecipato con molto piacere a un progetto di Mario Vespasiani sul tema delle Muse nell’arte, ma con un ampio respiro che comprende la musica, la letteratura e anche la moda. Il mio apporto era una riflessione su di un tema che mi ha sempre affascinato e incuriosito e che è poi stata inserita in questo bel volume di fotografie realizzate dall’artista.  Foto che ritraggono la sua musa: Mara.

Si potrebbe dire che Mara è per Mario un doppio, tanto ben riuscito al punto che io riesco a percepire persino una sorta di somiglianza fisica tra di loro. Mara è la parte femminile che completa l’unità ideale verso cui tendere, molto più di un’ispirazione.

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Il libro indaga, attraverso le immagini, tutte in bianco/nero, le innumerevoli sfaccettature di una Musa, che misteriosamente è in grado di apparire sempre diversa pur rimanendo fedele a se stessa.  L’artista sperimenta attraverso la sua Musa un’alterità che solo a tratti si fa avvicinare. E questo eterno rito di avvicinamento e allontanamento risulta infine la parte affascinante del processo. Mutevole e quindi sempre nuovo.

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Ringrazio Mario Vespasiani, che con fiducia ha messo a nudo un percorso personale e suggestivo, regalandoci immagini sincere, profondamente intime.

The man I wish – 2

missoni 2015

missoni 2015 2

Bello.

Ammetto senza alcun senso di colpa che delle sfilate moda uomo me ne sto moderatamente infischiando. In fondo quel poco che mi è capitato di vedere mi da l’idea che niente di nuovo stia succedendo sotto il cielo: solite tipologie di adolescenti imberbi e gracilini fino al limite del bruttarello. Corpi esteticamente evanescenti, tanto da scomparire quasi dentro agli abiti.  Sembra che non sia chic l’uomo avvenente. Gli abiti poi, simulano l’eterna indecisione tra il super-classico sartoriale e la neo-boheme borghese e annoiata.

Ma da Missoni no. Qui il pettorale ha diritto di mostrarsi e gli abiti, che se pure non brillano per originalità, perlomeno non provocano sbadigli.

 

Ricordo di una falena.

madre_IX

madre_XVIII

madre_XXIV

madre_XXIX

ricordo_di_una_falena

 

Bello.

Si chiama Eleonora Manca l’autrice di queste splendide foto che fanno parte di una personale visitabile fino al 16 maggio presso la Galleria Paolo Tonin di Torino dal titolo suggestivo: Chrysalis Room _ Solo Show.

La presenza della falena – una mia ossessione attuale – non è l’unico motivo che mi ha spinta a visitare la mostra e incontrare Eleonora.  Avverto nel suo lavoro la presenza di un dolore lento e profondo, ma al tempo stesso quieto. Direi necessario. Le immagini sono rarefatte, ma svelano comunque una visione lucida.  La trasformazione che documentano le sue foto rappresenta la vita stessa, l’evoluzione presente in ogni singolo respiro e la consapevolezza che il dolore sia conseguenza costruttiva, anche se scomoda.

La riflessione su di una inevitabile trasformazione è rappresentata da un bozzolo, che è l’inizio o il continuum di una storia ciclica, e da una falena che si sbriciola come pulviscolo nella luce. La falena parrebbe rappresentare la fine; in realtà non c’è fine, solo una successiva trasformazione.

Il corpo è trattato come strumento per raggiungere una consapevolezza interiore, non ci sono vestiti nè orpelli, solo la pelle: il vestito primordiale. Ma anche la pelle può mutare, credo che questo sia il messaggio simbolico.

La forma del tempo nuovo.

0039-1929

0040-1929

Bello.

Ho amato da sempre questo abito, è di Madeleine Vionnet, datato 1929, l’anno del crollo della borsa di Wall Street. Un anno cruciale, in cui la povertà di lusso di Chanel cominciò ad andare stretta. Coloro che, nonostante la crisi, continuavano ad essere ricchi, non desideravano mettere in piazza la loro fortuna (da veri puritani), d’altronde non volevano nemmeno apparire come quelli che la ricchezza l’avevano repentinamente perduta.

La moda aveva bisogno di cambiare ancora. Chanel cercò un compromesso arricchendo i suoi abiti con cascate di gioielli falsi o veri, mischiati, così da confondere le idee.  Vionnet non era fatta per i compromessi, cercò, come al solito, il suo punto di vista più autentico.

Questo abito, secondo me, ne è la prova: semplicemente lussuoso. Ma è un lusso nuovo, non c’è nulla che luccica, c’è una cognizione del corpo che è prepotentemente dinamica e allo stesso tempo sensuale.

Significa che il rapporto corpo-movimento-bellezza è compiuto.