Delitti e misfatti in nome della moda.

fashion orror

Bello.

E’ un piccolo libro di 57 pagine (si infila senza problemi anche in una clutch di dimensioni minime), con una pink-copertina, una grafica accattivante e un titolo azzeccatissimo. Ma soprattutto si legge tutto d’un fiato, regalando numerosi sorrisi, che servono sempre.

Fashion Horror Show (ed. Il leone verde) è scritto da due sorelle che si occupano di moda, lifestyle e molto altro: Giulia e Maurizia Pennaroli (www.torinostyle.blogspot.it). Il libro parla la lingua dell’anti-moda, proprio come piace a me: elenca gli errori e i delitti estetici fatti in nome di una concezione modaiola un po’ superficiale.

Diciamo la verità, nessuna di noi è immune da questo tipo di crimine e infatti non si fa fatica a riconoscersi, almeno un po’, in una (o più di una) delle categorie di “tipi” presi in considerazione (personalmente ho fatto un mea culpa al capitolo che riguarda “la ragazza di cinquant’anni”..).

Una sezione a parte prende in considerazione poi i capi più incriminati del guardaroba, quelli che in un guardaroba almeno decente proprio non dovrebbero entrare. E infine l’ultimo capitolo è dedicato agli evergreen, con cui è davvero difficile sbagliare, elenco che potremmo definire di pronto soccorso per le più imbranate o per i momenti di totale amnesia stilistica.

Insomma Fashion Horror Show non ha la pretesa di insegnarvi a diventare donne di stile (quello non ve lo insegnerà nessuno!), però vi indicherà la strada dell’ironia e soprattutto dell’auto-ironia mentre vi guardate allo specchio prima di uscire, che è poi l’unico accessorio che non passa mai davvero di moda.

Il museo degli errori – 3.

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Brutto.

Collezione aut. inv. 2014/15 di Gareth Pugh.  Ancora una volta rimango perplessa di fronte a tanta approssimazione, mancanza di idee e fintissima avanguardia.

Le bamboline con la chiavetta sulla schiena mi ricordano innumerevoli saggi dei bambini alla materna (e spesso erano svolti anche meglio), l’abito di plastica trasparente è un tale déjà vu che fa davvero male agli occhi. La mancanza di ispirazione in fatto di tagli e modellistica mi lascia interdetta.  E pensare che da qualche parte ho persino letto: – Finalmente è tornato il vero Pugh! -.

Non sarò cauta, e nemmeno politically correct: questa collezione era meglio non farla. Non aggiunge nulla, semmai toglie. Non è nemmeno commerciale, che sarebbe già qualcosa.. Meglio sarebbe il silenzio. Tra l’altro Pugh, essendo giovanissimo, di tempo ne ha: per riflettere, sperimentare, o anche solo riposarsi.

Parafrasando Moretti: ti si nota di più se non ci sei a tutti i costi.