Almeno tu.

Bello.

Mia Martini, Sanremo 1989.

Arrivò nona, non esisteva la giuria di qualità e il pubblico da casa giudicò in questo modo sia la canzone che la sua interpretazione, si trattava di “Almeno tu nell’universo”, tanto per intenderci.

Ma voglio seppellire e dimenticare in un angolo piccolo piccolo tutte le polemiche stupide dell’ultimo festival, che non valgono nulla in confronto a lei, alla sua classe.

Oltre alla voce incomparabile, alla forza e alla sua indubbia bellezza, questo abito in quel festival era ed è splendido ( Roccobarocco). Come quasi tutti gli abiti che sceglieva.

Io ho un ricordo di lei, fisso e luminoso come un puntino inciso profondamente nel film della mia vita: una festa di paese al sud, era estate; un palco nella piazza centrale, di quelli importanti, per una festa importante.

Arrivava lei, con un abito rosso, ma di un rosso che non posso dimenticare. Un abito femminile, con la vita stretta e la gonna svolazzante. Aveva cantato alcune canzoni, io non ricordo quali, ricordo però il suo abito e quanto era bella. Talmente bella che io, in quell’età incerta tra infanzia e adolescenza, in quel momento avevo desiderato tanto, ma così tanto, di diventare un giorno come lei.

Ma non si può.

Se oggi penso a un abito rosso perfetto, penso a lei. A quell’estate e a quel momento perfetto.

Dalla parte dell’alchimista (quando la moda è ricerca).

Bello.

Si chiama Vanessa Schindler, è svizzera, ha 29 anni ed è stata la vincitrice del Festival di Hyères.  La caratteristica che ha reso subito unico il suo lavoro, è la capacità di sperimentare con i materiali e grazie a questo anche con le forme.

Si è inventata una tecnica, ha provato e riprovato per anni e infine ha ottenuto qualcosa che non si era ancora mai visto. Quindi quando vi dicono che ormai tutto è stato inventato, non credetegli.

Vanessa ha scovato una sostanza che si chiama uretano polimero fluido che trattata a dovere si può spalmare sui tessuti inglobandoli, unendoli e creando effetti di luce sorprendenti.

Lei dice: “Ci è voluto del tempo, ma è il modo migliore per ottenere dei risultati. La moda va troppo veloce, a volte mi fa paura”.

Un piccolo appunto per tutti quelli che pensano che correre sia l’unica risposta.

Una assoluta leggerezza.

Bello.

Si è appena concluso il festival della canzone italiana, che io guardo da sempre con attenzione e rispetto, essendo un fatto di costume importante.

Le impressioni sulla musica e i look dei protagonisti le tengo per me (già troppi ne hanno disquisito), vorrei soffermarmi soltanto su un dettaglio che mi ha incantato e che mi dà lo spunto per qualche piccola riflessione.

Due tra i musicisti che ho più apprezzato portavano al bavero delle spille che non passavano affatto inosservate. Elementi sicuramente scelti con intenzione e usati per trasmettere un messaggio. Una scelta che ho trovato delicata, che mi ha comunicato eleganza e persino  speranza. Sembra strano, lo so, ma la moda può anche questo.

Portare tutto con nonchalance, senza forzare la mano, questo poi è il segreto.

L’idea che il rigore di una giacca maschile possa essere alleggerito da un elemento volutamente decorativo mi sembra tanto semplice quanto significativa.  Abbiamo tutti bisogno di alleggerire il carico di questi anni anche attraverso piccole operazioni di stile, puntando su dettagli che sembrino giochi, frivolezze o anche simboli di assoluta leggerezza.