Euphoria!

Bello?

Si chiama Euphoria la mia ultima collezione di gioielli contemporanei. Un nome adatto, mi sembrava, per questi tempi.

Perchè l’euforia è proprio quello che più mi manca. La capacità e la possibilità di ridere quasi per niente, quella magnifica ebrezza che ti trascina via senza una logica.

Siamo troppo spesso pensierosi, talvolta cupi, nel migliore dei casi realisti. Questo ci tocca ora. Ci sembra che ridere sia un affronto a tutte le tragedie a cui assistiamo da semplici spettatori del mondo, ci censuriamo, stiamo attenti a non strafare.  Invece ridere ci servirebbe da antidoto, perchè il mondo probabilmente ha da sempre la stessa percentuale di infelicità. Semplicemente adesso è più facile che ci venga mostrata.

Allora l’euforia salvifica è come un vento che spazza via la nube. Per questo ho amato le frange, che si muovono con il vento o con il movimento del corpo. Qualcosa che vive, che muta e respira.  Qualcosa che assomiglia a una risata.

 

Jewels: Adriana Delfino (info@adrianadelfino.com)

Model: Sara Capello

Ph.:   A.d.A. photo

Moda e morte.

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Bello.

Love & Loss – Fashion & Mortality,  questo è il titolo di una mostra che durerà fino al 7 Giugno presso il Lentos Kunstmuesum Linz in Austria. Una mostra che celebra bellezza e abisso.

Il tema è insolito, ma decisamente stimolante. Apparentemente sembra che i due termini si collochino agli opposti di un discorso, in realtà spesso artisti e creativi hanno riflettuto su quella che potremmo definire la bellezza estrema: la morte.

Immagino che a molti, parlando di questo tema, venga subito in mente Alexander McQueen e la sua estetica visionaria e dark; a me, in verità, vengono in mente immagini di gioielli vittoriani realizzati con capelli umani. Ma non solo. Ripenso ai sudari (o abiti mortuari), preziosissimi, di popoli e periodi diversi. Pensate agli antichi egizi o alla cultura pre-colombiana.

Mi sembra che l’esperienza della bellezza, come ricerca e come pratica quotidiana, non possa prescindere dalla riflessione sulla fugacità. Così come la felicità, la bellezza è un evento imprevedibile e raro, non è possibile descriverlo se non in modo sporadico. Ci coglie, a volte, totalmente impreparati.

Così come per la bellezza, non abbiamo parole per descrivere la morte. Forse solo le immagini possono venirci in soccorso.

La forma del tempo nuovo.

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Bello.

Ho amato da sempre questo abito, è di Madeleine Vionnet, datato 1929, l’anno del crollo della borsa di Wall Street. Un anno cruciale, in cui la povertà di lusso di Chanel cominciò ad andare stretta. Coloro che, nonostante la crisi, continuavano ad essere ricchi, non desideravano mettere in piazza la loro fortuna (da veri puritani), d’altronde non volevano nemmeno apparire come quelli che la ricchezza l’avevano repentinamente perduta.

La moda aveva bisogno di cambiare ancora. Chanel cercò un compromesso arricchendo i suoi abiti con cascate di gioielli falsi o veri, mischiati, così da confondere le idee.  Vionnet non era fatta per i compromessi, cercò, come al solito, il suo punto di vista più autentico.

Questo abito, secondo me, ne è la prova: semplicemente lussuoso. Ma è un lusso nuovo, non c’è nulla che luccica, c’è una cognizione del corpo che è prepotentemente dinamica e allo stesso tempo sensuale.

Significa che il rapporto corpo-movimento-bellezza è compiuto.

Gioielli per pensare: Eina Ahluwalia.

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Bello.

Eina Ahluwalia è una jewellery designer indiana che disegna gioielli che sono intenti: preziosi distillati di filosofia personale.  Uno dei suoi sogni è quello di ricoprire d’oro il corpo delle donne, e quando parla di oro credo che non intenda solo il metallo.

Per i suoi gioielli usa parole importanti, usa il muscolo del cuore e poi spalanca porte, proprio lì, sul cuore.  Love, respect, protect.  Come un mantra buono, che vale la pena ripetersi..

Del suo lavoro dice:  il processo creativo comincia con tanto caffè e tanta angoscia. Devo raggiungere dentro di me e poi vagliare innumerevoli pensieri e idee prima di trovare quella storia giusta, che ha bisogno di essere condivisa.

 

 

Jewels: i migliori amici delle donne (?)

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Bello.

Kaminer Design.

 

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Bello.

Gisele Ganne.

 

Maryam Keyhani Canada

Bello.

Maryam Keyhani.

 

Laura Magro

Bello.

Laura Magro.

 

Rachel Boston England

Bello.

Rachel Boston.

Ho selezionato alcuni lavori sul tema del gioiello, lavori che mi sembrano particolarmente interessanti. Solo a posteriori mi sono accorta che sono tutti realizzati da donne.  Non nego che il tema mi tocchi da vicino, dato che io stessa disegno (anche) gioielli.  Allora ho provato a cercare delle risposte, partendo dalla mia esperienza.   Credo che il gioiello raccolga la sintesi di un lungo lavoro fatto direttamente sul corpo (parlo di anatomia e non di apparenza, ma anche di pelle, con tutto ciò che ne consegue), visto che sul corpo normalemte si appoggia. Prima ancora che sull’abito, al quale si riferisce solo alla fine.    Chi conosce meglio il corpo di una donna, della donna stessa?  Forse un gioiello è anche la sintesi di un sentimento.  In realtà penso anche che il concetto stesso di sintesi appartenga più al femminile che al maschile, ma questa è solo una mia opinione.

Ora, chi avesse voglia di guardare anche i miei gioielli, oltre a conoscere un sito davvero ben fatto, può visitare the oracle on buying, che mi ha appena dedicato un bell’articolo.  Se sotto le immagini apporre la scritta Bello o Brutto, decidete voi.

 

 

Delfina Delettrez: cose di un altro mondo.

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Bello.

Guarda al futuro la nuova collezione di gioielli di Delfina Delettrez.   Magic Triangle, questo è il nome, ma di triangoli nemmeno l’ombra, almeno non in modo esplicito.  Però l’entità aliena che sovraintende a queste creazioni potrebbe avere a che fare con la forma perfetta.

Tre è anche il numero di pietre che compongono questo anello e al di là di ulteriori considerazioni, io lo trovo bellissimo, e se non ci credete guardatevi il video surrealista di Daniel Sannwald.