Perchè tutti adorano Iris Apfel?

iris apfel

Brutto?

Tutti dicono di amarla, la portano come esempio di vera trasgressione e stile ultra-personale in una società che ha fatto della negazione della vecchiaia il suo vessillo.

Lei sorride un po’ svagata e un po’ sorniona; presta il suo volto alla pubblicità e si permette stravaganze estetiche che le sono perdonate, tutte.

La sua vecchiaia è diventata la sua filosofia.

E’ paradossale che proprio lei sia diventata un’icona del lifestyle contemporaneo, in questo tempo in cui il vero tabù è proprio la vecchiaia.

Ma piace.

Piace perchè è l’alibi perfetto per fingere di sentirsi in pace con il tempo che passa. E’ l’effetto catartico.

C’è una dose di ipocrisia in tutto questo, che viene naturalmente raccolta e condivisa, mentre non è affatto naturale che lo sia. Perlopiù non accettiamo di invecchiare e ci facciamo complici di un mercato della moda (e non solo) che manda in giro modelli sempre più giovani, pur sapendo che lo zoccolo duro dei consumatori è costituito da persone di un’età più matura.

Facciamo un po’ tutti finta di credere che sia bello avere quegli anni, basta mettersi addosso un mucchio di autentico stile che copra anche gli acciacchi. In realtà vorremmo tanto assomigliare ai Rolling Stones, paladini di quel no-age che imperversa dovunque.

Iris Apfel è il nostro santino. Ci permette di credere al miracolo: che anche vicino alla fine, in fondo non è mai finita…

 

Visionari. 2

monica vitti

Bello(a).

Da un po’ di tempo mi torna in mente il viso di Monica Vitti, che periodicamente viene citata come esempio di icona moderna al di là del tempo in cui ha calcato le scene.  Non ultimo l’omaggio di Letitia Casta a Sanremo, carino certo, ma dimenticabile.

La Vitti rimane sempre più l’esempio di un pezzo unico.  Una bionda, con i modi da rossa e lo sguardo da bruna, praticamente il giro del mondo in una sola persona. Una specie di aliena anche per la moda, che non è mai riuscita a definirne lo stile, forse perché non esiste un catalogo per le dee. A suo modo una visionaria, per aver inventato (o magari solo assecondato) un tipo di donna che non esisteva negli anni ’60 e nemmeno ancora oggi.

Sentir parlare di grande bellezza a destra e a manca, il più delle volte a sproposito, mi provoca immancabilmente il desiderio di rifugiarmi in storie come questa, dove la bellezza non ha bisogno di essere chiamata ‘grande’.  Semplicemente si spiega da sola.