Hommage à Madame Grès.

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Bello.

Di lei, Chanel diceva che era solo capace di appendere un po’ di stoffa ad un corsetto (l’invidia è una brutta bestia).

La couturier dai tanti nomi: Germaine Emilie Krebs,  Alix Barton,  oppure semplicemente Alix –  era una donna enigmatica.  E’ passata alla storia comunque con un altro nome: Madame Grès.

Di lei ho già scritto qui.  Ora, a dispetto di quanto detto da Chanel, mi piace sottolineare quanto la sua moda sia un esempio di effettiva  modernità.  Innegabile.  Se non si fosse capito, per me lei ha un posto speciale sull’Olimpo delle madri e dei padri della moda.

Le ragioni del successo.

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Brutto.

Non è vero che se hai talento ce la fai sempre. Lo leggi spesso nelle interviste, ma perlopiù si tratta di quelli che sono arrivati dove volevano e nell’impeto dell’onda di successo che li travolge e li gratifica, si regalano le ragioni giuste per essere riusciti a farcela. Fingono, tra l’altro, di elargire speranze alla folla che sta sotto e scalcita per arrivare lassù.

Il talento può essere anche una condanna, quando non trova il canale per esprimersi. Produce l’impossibilità di non tenerne conto, di scrollarselo di dosso e fare come non ci fosse. Mette di fronte a scelte azzardate e produce quasi sempre frustrazione.

Conosco molte persone di sicuro talento che non hanno ricevuto mai un’occasione. Al contrario, qualcuno ha messo loro davanti continui ostacoli. Si, perché il talento vero produce anche invidie, da parte di chi ne ha meno, ma in compenso ha più occasioni.

Spesso poi quelli che ce l’hanno fatta godono di un bonus, ossia il loro talento è sopravvalutato.

In questa epoca di contatti e relazioni più o meno virtuali, sembra che il vero e unico talento che conta sia quello relativo al marketing di se stessi. Questo spiega il proliferare di corsi, workshop e lezioni volanti che dovrebbero insegnare in poche parole a “vendersi” al meglio.  La moneta di ritorno poi è sempre la solita: visibilità.

Perché se non sei visibile, allora non c’è talento che tenga.

Cosa ne facciamo quindi di quei talenti introversi e magari timidi, poco portati per l’auto-celebrazione e con scarso narcisismo? E di quelli che non hanno alcuna intenzione di diventare i cartelloni pubblicitari di se stessi e si piacciono così come sono?  Conosco già la risposta dei più scafati:  peggio per loro.

Già, ma anche per noi che ce li perderemo.