La storia infinita.

iris van herpen

Il video:

http://www.refinery29.com/2016/07/115869/iris-van-herpen-fw16-visionaire-video

 

Bello.

Iris Van Herpen dimostra come il futuro è fatto ancora di mani che si muovono, pensano e creano. E che senza quelle mani, tutta questa magia di visione, tecnica e inventiva non sarebbe possibile.

Hands maker.

hands 4

hands 1

hands 2

hands 3

Bello.

“La camminata eretta ha reso possibile lo sviluppo della mano e quindi la fabbricazione di oggetti, ciò che ha portato nella nostra specie a un’espansione del cervello”. (da Che ci faccio qui? di B. Chatwin).

Sono convinta che nelle nostre mani risieda una specie di secondo cervello che se stimolato a sufficienza, se “praticato”, può realizzare molto, addirittura a volte cose stupefacenti.  Anatomicamente parlando si tratta dello strumento più sofisticato che si conosca: capace di operazioni minuziose, dotato di una grande quantità di ossa, muscoli, terminazioni nervose.

Eppure questo magnifico strumento pare non essere tenuto nella giusta considerazione oggi. Leggo da una recente intervista a Mark Zuckerberg, l’inventore di Facebook:

“Uno dei nostri obiettivi per i prossimi 5-10 anni è spostare in avanti le capacità dell’uomo nell’apprendimento, nel linguaggio e nei principali sensi: vista e udito. Di gusto e olfatto invece, per ora ci occupiamo meno”.

Il tatto non è nemmeno menzionato.

Peccato, perché chiunque abbia osservato le fasi di crescita e quindi di apprendimento di un cucciolo di uomo, si sarà accorto che proprio il tatto, il gusto e l’olfatto sono i sensi predominanti attraverso i quali lui impara il mondo.

Mi accorgo di quanto poco il tatto venga tenuto in considerazione, e quindi l’utilizzo delle mani, durante i miei laboratori per i bambini. Molti di loro hanno difficoltà nell’uso delle forbici e di tutti gli strumenti che richiedono manualità fine.  Li invito a toccare i materiali e questo dapprima li stupisce un po’, poi, una volta scoperto il piacere di distinguere con le mani, quasi non vorrebbero smettere. Ma è significativo il fatto che il gesto di toccare sia sempre meno spontaneo.

Mi sono immedesimata in quella difficoltà quando, poco tempo fa, ho tenuto la mano destra inattiva a causa di un piccolo incidente. Ho realizzato quanto fosse idiota l’altra mano, non abituata, non stimolata a fare quotidianamente tutto quello che di norma faccio con la destra.

Nel mestiere di chi fa abiti, le mani sono naturalmente strumenti imprescindibili e credo sia possibile osservare il tipo di approccio tattile verso la moda anche attraverso i risultati ottenuti. E’ una cosa che ho preso in considerazione leggendo un passo delle “Lettres à un jeune couturier” di Gianfranco Ferrè, dove lui racconta di Christian Dior che, durante le prove degli abiti, non li toccava mai con le mani, bensì li tastava da lontano con la sua  bacchetta. Ferrè, al contrario, afferma: “Io amo manipolare i tessuti, amo toccarli, affondare le mani nei vestiti”.

La mia personalissima opinione al riguardo è che i vestiti di Monsieur Dior mi appaiono statici e distaccati, mentre la potenza architettonica degli abiti di Ferrè è materia in movimento.

 

Artigiani non si nasce.

 

estetica fashion

(immagine da http://www.tracciamenti.net/)

Bello?

Ho la sensazione di essere stata fraintesa in alcuni momenti.

Non c’è dubbio che io sia completamente a favore dell’artigianato e di chi, in questo campo, opera con la sensibilità inimitabile delle mani (d’altra parte io stessa, dopo molti anni, ho il sospetto di far parte del gruppo..), ma questo non significa che tutto ciò che fanno le mani sia bello e buono.

Prendiamo per esempio gli onnipresenti mercatini, dove troppo spesso si spaccia per artigianato artistico della inutile paccottiglia, dove  può capitare che il concetto di bello sia talmente esteso da sfondare le porte del kitsch. Oppure le fiere del bricolage, dove ognuno può sentirsi designer (almeno) per un giorno. O ancora i siti, i gruppi, i negozietti di oggetti hand-made: dalla bomboniera al bijoux, senza disdegnare borse, felpe e vari complementi di arredamento. Il tutto realizzato con semplici mosse apprese da tutorial.

Io credo che chiunque abbia il diritto di divertirsi a plasmare con le proprie mani oggetti secondo il proprio gusto, ma l’artigianato di qualità unito al design è un’altra cosa.

Lavorare in questi termini prevede innanzi tutto una conoscenza della materia che non si può improvvisare. Conoscenza pratica, ma anche teorica: delle tecniche di lavorazione, degli stili, della storia e dei materiali.  Ma questo è solo l’inizio.

Poi occorre una esperienza concreta che si forma nel tempo, sperimentando e facendo ricerca.  Significa studiare, osservare, maneggiare, anche commettere errori.

La componente estetica in un oggetto di artigianato/design è fondamentale e se la gioca alla pari con quella funzionale. Anche questa è frutto di ricerca e studio. Forma e funzione: ogni buon artigiano/designer sa che su questi due fronti si gioca la partita, e non è affatto facile.

Un designer non smette mai di lavorare. Il mondo è il suo campo d’azione e ogni occasione è buona per osservare e imparare, per essere in sintonia con i cambiamenti. Questo significa soprattutto tempo da investire leggendo, ascoltando, toccando, annusando, viaggiando. Significa anche denaro: per libri, riviste, concerti, cinema, musei, viaggi..

Un costo difficilmente ammortizzabile, ma pazienza, per fortuna c’è una buona dose di piacere intellettuale, e non solo, in tutto questo, che almeno ripaga della fatica.

Ma non è finita. Un buon professionista deve essere anche un discreto esperto di tendenze, di mercato, di tecniche di comunicazione. Attualmente deve anche sapersi muovere decentemente in rete. E poi qualche conoscenza spicciola di tecniche di vendita non guasta e, perché no, anche un po’ di psicologia.

Poi ci sono naturalmente anche le doti innate, relative a manualità, buon gusto, spirito di osservazione, spirito critico. Quelle non si imparano.

Il risultato, se tutto va bene, saranno oggetti interessanti, piacevoli, qualche volta belli.

Se siete soliti frequentare i mercatini e accontentarvi degli oggetti a 5/10 euro, sappiate che non state comprando il risultato di tutto questo. Sarebbe impossibile e lo capirebbe persino un bambino.

Io credo che l’autentico artigianato di ricerca si riconosca a prima vista, quindi la prossima volta che lo avvistate, per favore, non lamentatevi che costa troppo.

Non sarà mai abbastanza.

Soprattutto, se vi dilettate nel fai-da-te, non definitevi artigiani. Rispettate questa antichissima parola e non usatela a sproposito.