Il re è morto.

mcQueen 13-14

Brutto.

Ho fatto un giro in rete e non ho trovato altro che applausi, un’orda di: sublime, magnifico, geniale..
Ma io non posso esimermi (seppur a malincuore, è noto quanto io sia affezionata a questo nome), d’altronde questo blog è nato con l’intento di raccontare il mio sincero punto di vista.
L’ultima collezione di Sarah Burton per McQueen non mi è piaciuta. Certo solo 10 outfit (causa gravidanza) non sono granchè per avere un quadro esaustivo. Ma bastano per farsi un’idea.
Teatrale. Questo è il termine che mi è salito subito alle labbra.
C’è qualcosa di forzato in questi capi: troppe piume, troppe perline, troppo di tutto. Non mi convince: McQueen era visionario, ma non teatrale.
I suoi abiti piacevano a Lady Gaga, ma non erano stati pensati per lei.
Cosa è questa? Un’esibizione di storia del costume?
Ebbene, Sarah Burton è stata senz’altro un’ottima allieva, ma ora il maestro non c’è più e forse dovrebbe cominciare a prendersi qualche rischio.
Questo non significa stravolgere lo stile del marchio, ma magari aggiungervi qualcosa di suo, anzichè fare i compitini a casa, nell’inutile tentativo di far come se McQueen fosse ancora tra noi.
E, se ce ne fosse bisogno, le basterebbe rileggere una delle ultime dichiarazioni dello stesso McQueen, illuminante:
..La morte è la fine di un ciclo, ogni cosa deve finire. Il ciclo della vita è positivo perchè da spazio alle cose nuove.

Cabinet of curiosity.

mcqeen cabinet of curiosity

Bello.

Penso che nessuno come Alexander McQueen ha saputo indagare attraverso la moda il lato oscuro, quella che io chiamo la bellezza estrema.
Quando guardo le collezioni disegnate da lui mi viene in mente una passeggiata (anni fa) nelle Catacombe dei Cappuccini a Palermo. Luogo lontanissimo dai suoi paesaggi scozzesi. Eppure tra quei cadaveri mummificati e vestiti con i brandelli dei loro abiti migliori, quasi un barocco scarnificato, si respirava quell’aria che McQueen doveva conoscere bene.
Ricordo scarpine di seta di un rosa antico, ormai stinte e tarlate, guanti ingialliti e accartocciati, veli da sposa come vecchie ragnatele.
Ogni cosa sembrava avere un senso. Definitivo.
Come i suoi abiti, con cui non ha temuto di essere grottesco, spiazzante. Così vicino alla perfezione, tanto vicino da morire.