The real, new Dandies.

Bello.

Giorni fa, a scuola, un allievo mi ha chiesto chi fossero oggi i discendenti dei dandies ottocenteschi. Ho dovuto ammettere in quel momento che non me ne veniva in mente nessuno. Leggendo le gesta di Beau Brummel che era maniacalmente attento a ogni singolo, minuscolo dettaglio e allo stesso tempo considerava il suo agire come una filosofia di vita, oltre che una scelta estetica, riflettevo sul fatto che in confronto i pavoni contemporanei mi paiono ben poca cosa.

Ma non avevo preso in considerazioni i Sapeurs  (adepti della SAPE, Société des Ambienceurs et des Personnes Elégantes).

Eccoli i nuovi, veri dandies. Che sfidano il tempo, il luogo, le circostanze, tutto in nome della bellezza. E possiamo facilmente immaginare che non sia una cosa affatto facile, né priva di conseguenze (e credo non sia un caso se dal francese sapeurs si può tradurre anche come “guastatori”).  D’altra parte il movimento nacque come atto di disobbedienza civile durante il regime di Mobutu Sese Seko.

Basta ascoltare le loro parole.

E il settimo giorno lui si riposò.

gucci uomo 2015 1

gucci uomo 2015 2

gucci uomo 2015 3Brutto.

Non potevo crederci: ho letto giudizi estremamente positivi su questa ultima sfilata Gucci per l’autunno/inverno 2015-16.

Invece è proprio così, sembra che il nuovo corso del marchio, plasmato in 7 giorni 7, dal team che in tutta fretta ha sostituito Frida Giannini, sia la novità che tutti stavamo aspettando: il no-gender.

Io dico che sette giorni sono pochini pure per fare le prove generali, figuriamoci poi per dare corpo e sostanza a una collezione. E infatti si vede.

Poi c’è chi dice che di giorni ce ne sono voluti ben 15, altri sostengono che la collezione fosse già pronta prima che la Giannini lasciasse.. Insomma il solito teatrino perfetto per attirare l’attenzione sull’inutile.

Ciò che conta è vedere il risultato: un mercatino del bric-à-brac a cui è maledettamente facile attribuire intenti e sottintesi di tipo concettuale, e persino filosofici se proprio vogliamo esagerare. Abiti talmente destrutturati, talmente dismessi.. che in realtà a me sembrano semplicemente fatti male (o fatti in tutta fretta, che è lo stesso). Il no-gender tanto sbandierato risulta tutt’altro che neutro: rifiuta nettamente il genere maschile, fiondandosi tout court verso quello femminile. Niente di male, se non fosse che il mercato non è composto in maggioranza da efebici ragazzini, che assomigliano piuttosto a ragazzine.  Anche se capisco la claque del versante omosessuale, giustamente deliziato.

Insomma, guardando il risultato, mi viene il sospetto che Frida Giannini abbia volutamente anticipato la partenza. Nessuno potrà dire con certezza che questa è una sua collezione.

Come darle torto?

Un borghese piccolo piccolo.

prada uomo 2015

Brutto?

Prendendo spunto dalle sfilate della moda uomo di questo periodo, un amico si lamentava di quanta poca varietà ci fosse nel guardaroba maschile rispetto a quello femminile.  In realtà gli facevo notare che, a guardare bene quello che viene proposto sulle passerelle, spunti per spezzare la monotonia ce ne sarebbero..

E’ pur vero però che sono pochi gli uomini che osano, a parte i vari dandy veri o fasulli, gli addetti ai lavori e qualche spirito libero. La massa degli acquirenti di moda maschile tende ad andare sul sicuro con tinte sobrie, possibilmente neutre e uno stile che spazia dal classico allo sportivo con qualche concessione al casual.

Non è stato sempre così: nel ‘600 era la moda maschile che riceveva l’attenzione maggiore, con guarnizioni, decorazioni e ricami preziosissimi, gioielli a profusione e tessuti sontuosi. Le testimonianze sono ben visibili nei dipinti dell’epoca, che ritraggono re e aristocratici “iper-addobbati”.  Non fu da meno il 1700, secolo in cui i canoni di bellezza esigevano la vita sottile sia per le donne che per gli uomini e quindi l’uso del corsetto in entrambi i casi. Sia uomini che donne poi a corte indossavano parrucche incipriare, un trucco pesante e abiti coperti di ricami coloratissimi, maniche di impalpabile pizzo, calze di seta e scarpine col tacco.  Insomma non proprio un abbigliamento sobrio, e tutt’altro che noioso.

Il cambio di rotta avvenne a partire dalla fine del ‘700 e ancora di più nel 1800, subito dopo le due grandi rivoluzioni: quella francese e quella industriale.

E’ allora che ha origine quella che fu chiamata la grande rinuncia alla moda da parte degli uomini, con l’adozione del completo in tre pezzi: giacca/gilet/pantalone.  Il perfetto abito borghese.

Improvvisamente, per l’uomo borghese, tutto dedito ad accumulare capitali, la moda divenne materia poco seria, tanto da lasciarne totalmente la gestione all’universo femminile:

“Le donne di mondo vivono una vita da martiri. Per provare a valorizzare le toilettes di fata che le couturières si uccidono ad imbastire dalla sera al mattino, fanno la spola da un vestito all’altro, per ore affidano la loro testa vuota agli artisti del capello (..). Imbustate nei loro corsetti, strette nei loro stivaletti, esse volteggiano per notti intere nei loro balli di beneficienza..”.

Ecco, la descrizione poco lusinghiera di un cronista dell’epoca. Nel frattempo gli uomini si aggiravano, come tanti becchini, indossando completi scuri, cilindro e bastone da passeggio. Si salvavano (si fa per dire, vista la fine di Wilde) i pochi dandy in circolazione.

Possiamo ben dire quindi che ancora oggi gli uomini scontano un paio di secoli di ignoranza in fatto di moda.

Colpa dell’uomo borghese quindi, che ha preposto la funzionalità alla fantasia, che ha altresì relegato la moda nell’ambito della superficialità, negandole di fatto il ruolo sociale e culturale, che ancora oggi facciamo fatica a restituirle.

Big Walter colpisce ancora.

w. van beirendonck 2015 1

w. van beirendonck 2015 2

w. van beirendonck 2015 3

Bello.

Walter van Beirendonck, collezione estate 2015.  Lui almeno ci prova, a cercare strade poco battute, magari anche solo a prendersi un po’ di divertimento.

Mi ha incuriosito quel fucile abbinato ai fiori: sarà un ritorno al  fate l’amore, non fate la guerra?

The man I wish – 2

missoni 2015

missoni 2015 2

Bello.

Ammetto senza alcun senso di colpa che delle sfilate moda uomo me ne sto moderatamente infischiando. In fondo quel poco che mi è capitato di vedere mi da l’idea che niente di nuovo stia succedendo sotto il cielo: solite tipologie di adolescenti imberbi e gracilini fino al limite del bruttarello. Corpi esteticamente evanescenti, tanto da scomparire quasi dentro agli abiti.  Sembra che non sia chic l’uomo avvenente. Gli abiti poi, simulano l’eterna indecisione tra il super-classico sartoriale e la neo-boheme borghese e annoiata.

Ma da Missoni no. Qui il pettorale ha diritto di mostrarsi e gli abiti, che se pure non brillano per originalità, perlomeno non provocano sbadigli.

 

The man I love.

marras uomo 2015Antonio Marras

Carven 2015Carven

Givenchy 2015Givenchy

Kris van Asche 2015Kris Van Assche

Umit Benan 2015Umit Benan

Bello.

(Tutte le immagini da Vogue.it)

Niente pantaloni a pinocchietto: se il taglio è esatto cadono bene anche se si appoggiano leggermente sulle scarpe. Niente giacche striminzite che sembrano quelle smesse dal fratellino. Niente cappotti portati a mò di mantella, né sciarpe che toccano il pavimento. Niente pantaloni super-slim abbinati a capi- spalla over, tendenza che ha davvero stufato. Insomma, un po’ di stile, ma senza strafare.

E’ così difficile?