La rivoluzione del passato.

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Bello.

Un bell’articolo su La Repubblica, scritto da Quirino Conti (uno dei pochissimi giornalisti di moda che mi fornisca ancora spunti interessanti) prende in esame quella che da molti viene definita la “femminilizzazione della moda maschile”

C’è una domanda, nell’articolo, che mi sembra racchiuda in sè un grande ventaglio di riflessioni:   “Ma c’è forse un soprannaturale decalogo che regoli per sempre il sesso delle forme e dei concetti, costringendo dunque anche un abito ad essere quello e null’altro?”

La risposta a me pare scontata se solo mi rivolgo al passato e osservo gli abiti maschili precedenti all’avvento della moda borghese.  Si tratta quindi non di una novità assoluta, nemmeno di una provocazione – come molti ritengono -.  Uno dei semplici corsi e ricorsi della Moda, che fornisce le forme adatte alla contingenza, che forgia lo stile del momento.

Sciocco chi si scandalizza, pensando a uno stravolgimento della natura.  Ma di quale natura parla, visto che gli abiti sono artifici?  E lo sperimentiamo ogni giorno, mentre assumiamo la forma che un tacco altissimo regala al nostro piede, o un corsetto al nostro busto..

Dunque la Moda può tutto.  Questa è la grande rivoluzione che non ha fine.

 

Ps. Per chi avesse ancora qualche dubbio in proposito, consiglio la lettura di questo articolo su The Atlantic: “Pink wasn’t always Girly“, che vi racconta la storia del rosa.

 

 

 

Abiti come incontri del terzo tipo.

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iris van herpen voltage 1

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Bello.

Neri Oxman è una scienziata/architetto israeliana definita uno dei 20 talenti che cambieranno il mondo.

Neri ha progettato stampanti in 3D che lavorano riproducendo l’effetto della pelle umana, che è sempre la stessa ma ha caratteristiche differenti in base alla zona in cui è situata. Così le sue stampanti mescolano più sostanze acriliche e le depositano a densità variabile, permettendo in questo modo di ottenere superfici continue ma con caratteristiche fisiche diverse.

Con questa tecnologia sono stati già realizzati oggetti di design, tra cui anche abiti.  Iris van Herpen è la stilista che per prima ha sperimentato le possibilità di queste stampanti per la sua linea di haute couture Voltage. Chi se non lei, che combina magicamente le tecniche di alto artigianato con le tecnologie futuristiche?

La stilista olandese spiega che la sua ricerca ha molto a che fare con il movimento e con la bellezza. Due termini imprescindibili quando si parla di abiti, ma non così scontati, a ben vedere: ci sono abiti fatti per essere guardati, ma scomodissimi da indossare, così come ci sono abiti sicuramente comodi, ma indubbiamente brutti.

La riuscita degli abiti di Iris van Herpen credo debba molto alla  coesistenza di due visioni e competenze differenti ma complementari. D’altronde è la stessa Oxman che ammette: la forma estetica nel mio lavoro non conta nulla.

Le possibilità della tecnologia sperimentata con queste stampanti sono ancora tutte da esplorare e aprono scenari affascinanti per la moda. Già si prova a realizzare strutture che imitano la tessitura dei bachi da seta: abiti come bozzoli che si adattano al corpo.

Come al solito è bello notare che la tecnologia imita la natura e che la natura ha praticamente già inventato tutto.