Avant garde in New York.

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Brutto.

Si firma Ecklhaus Latta il duo di designer che ha presentato a New York il suo ultimo sforzo creativo per la stagione autunno/inverno 2017-18.

Ma ancora più della collezione, quello che ha attratto la mia attenzione sono proprio i due giovani che si sono presentati alla fine della sfilata: perfettamente in linea con la loro idea di stile, bisogna riconoscergli coerenza. Ci sono voluti anni di studio in più o meno prestigiose scuole di design (che sicuramente i due hanno frequentato), anni di esperienza in case di moda (Marc Jacobs per uno di loro), oltre ad altre esperienze nel settore. E questo è il risultato.

Sull’estetica del brutto non ho più molto da aggiungere, se non che riflettendo ho capito che il barile è praticamente senza fondo, così come la possibilità di tessere elogi anche sul nulla. Eccone una prova:

“Together, the duo are the creative force behind Eckhaus Latta, a clothing brand known for its inventive, avant garde take on fashion and it’s use of unusual materials: fishing line, plastic, and transparent leather that warps, sweats and changes texture with the weather. Eckhaus Latta is sold worldwide, in boutiques in some of the world’s most talked-about cities: New York, of course, and Los Angeles, Portland, Tokyo, and Berlin. The clothes themselves are mystifying and artful, a captivating blend of light and dark – an apt reflection, it seems of the pair.”

Il re è nudo.

 

 

 

 

 

 

 

Avanguardia non è solo una parola.

A model presents a creation from the Prada Autumn/Winter 2016 woman collection during Milan Fashion Week

Brutto.

Prada, come già altri, si accoda alla nuova onda dei prontisti e annuncia che la sua collezione di borse sarà in vendita subito dopo la sfilata.  Ma dirlo così, semplicemente,  non sembra fare il giusto effetto.

Allora la macchina da guerra della comunicazione più all’avanguardia si mette all’opera per coniare questa perla di slogan: See Now Buy Now.

Altri tempi quando Madeleine Vionnet (era il 1924!) con i suoi abiti in sbieco, perfetti per vestire più taglie, a parte l’orlo che veniva sistemato mentre la cliente sorseggiava un tè, creava la collezione Made While You Wait.

La collezione era per il mercato americano e lei fu tra le prime ad aprire una boutique a New York e certamente con quella collezione fu la prima a sperimentare qualcosa che molti anni dopo si sarebbe chiamato pret-à-porter. Quel titolo, quelle parole significavano una presa di posizione in fatto di innovazione, proposta, novità e conseguente rischio.  Oggi le parole nella moda mi sembrano svuotate di tutto questo, sono spesso utili per riempire vuoti di idee. Sono buone per spacciare per sostanza ciò che è solo apparenza.

Altri tempi quelli di Vionnet, ma soprattutto un altro uso del linguaggio, che seguiva i fatti, concreti, sostanziosi, e non viceversa.

 

Bagarini alle sfilate.

Horozontal old fashioned elegant theater stage

 

Bello??

Ecco trovata la soluzione al dilemma.

Che ce ne facciamo delle sfilate che, da più parti, ci dicono essere diventate obsolete?  Semplice, le facciamo diventare uno spettacolo a pagamento.

Leggo da Pambianco News che la novità è già in atto, perlomeno in quel di New York. I biglietti vanno via come il pane, tanto che si stanno già mettendo in prevendita gli show di settembre.  E non pensate che i ricavi siano di poco conto, visto che si parla di cifre che arrivano anche a 3.500 euro a persona (comprensivi di visita nel backstage e stretta di mano allo stilista).

Pensare che la soluzione era così lampante, con tutti quei parvenue pronti a dar via un rene pur di presenziare alla sfilata dello stilista di grido. E d’altra parte si può supporre che gli anglosassoni ci siano arrivati per primi grazie anche al fatto che un aiutino per loro era già nel nome: show.

Presumo però che il business renderà meno appetibili gli agognati inviti. Immaginate la Wintour attorniata da una folla di fan paganti e così poco professionali..

 

New York New York: un percorso accidentato.

Daizi Sheili

DaizyShely_0513_20150204151620Daizy Shely

Derek Lam 1

Derek Lam 2Derek Lam

creatures of the wind 1

creatures of the wind 2Creatures of the wind

Brutto.

Quando mancano le idee avanzano le improvvisazioni.

New York Fashion Lies

jimmy kimmel

 

Brutto.

Jimmy Kimmel è un comico americano che si diverte a fare scherzi interessanti. L’ultimo l’ha fatto durante la settimana della moda di New York che si è appena conclusa. Inevitabilmente i malcapitati presi di mira sono i cosiddetti fashionistas, che si arrampicano sugli specchi per descrivere inesistenti stili di altrettanto inesistenti marchi, giusto per non fare la figura di quelli fuori dal giro.

Interessanti sono le facce degli intervistati: gli ammiccamenti, le strizzate di occhi per lo sforzo di dire senza dire a sproposito, le risatine soffocate e tutti quegli  yeah e well.

Chiaramente i personaggi intervistati da Kimmel fanno parte di un reparto a sè stante del comparto moda: quello dei consumatori acritici e compulsivi. Reparto da cui non sono esclusi anche professionisti del settore. Gente così poco avezza a dire non lo so e altrettanto abituata a commentare con un great!

Mi sorge il dubbio che possa trattarsi di un prezzo accettabile per loro (la presa per il chiulo), pur di accedere ai fatidici cinque minuti di popolarità.

 

 

Iper-realtà in bianco.

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Bello.

Si chiama Melitta Baumeister questa giovane designer tedesca con sede a New York.  La sua ultima collezione sembra smaterializzarsi a contatto con la luce. Gli abiti stessi diventano luce e subito dopo quasi assenti.  Quel bianco assoluto fa male agli occhi, sembra frutto di una scelta che taglia fuori ogni distrazione.

Si intuisce una frequentazione abituale con il mondo dell’arte, installazioni in primis, ma anche un’attenzione per la forma intesa come puro design.  Eppure, con precisione quasi chirurgica, Melitta riesce a tirar fuori da tutto questo piccoli scampoli di poesia, come frammenti di iceberg.

Archeologia del mestiere 2.

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Brutto?

C’è un furgoncino nero che gira per le strade di New York e che ti prende le misure.

Detto così vien voglia di toccare ferro per scongiurare il peggio..  Ma niente paura, non ha nulla a che fare con le pompe funebri.

La trovata è di due giovanotti con un passato a Wall Street, che con un’abile mossa di crowfunding hanno racimolato il capitale per comprare un body scanner, montarlo su un furgone, e con l’ausilio di un sarto provvisto di campioni tessili, vanno in giro per la city a scansionare giovani uomini desiderosi dell’abito perfetto con poca spesa.

Dopo 15 minuti di radiazioni (speriamo innocue..) e la scelta di tessuto e dettagli, l’ordine parte per Shangai. E lì mi immagino che solerti mani sottopagate si apprestino a costruire un abito standardizzato, che arriva al cliente nel giro di sei settimane al costo di 400 dollari.

Giusto due menti abituate a maneggiare soldi e aride cifre potevano avere un’idea tanto priva di poesia.  La Arden Reed, così si chiama l’impresa, non deve aver mai sentito parlare di Savile Row, né di quell’atmosfera unica che si respira in una autentica sartoria per uomo, dove il sarto diventa un confidente un po’ speciale (e quanti film lo hanno raccontato..).

Ma il mercato, per fortuna, non è sempre scemo, e infatti il successo sperato stenta ad arrivare. Tanto che i due fondatori stanno già pensando a trovate pubblicitarie di supporto per spingere l’idea. Perché né il prezzo contenuto, né la comodità del furgone a domicilio sembrano all’altezza di una tradizione con un passato glorioso come quella dell’abito su misura.

Può darsi che in futuro le cose andranno esattamente in questa direzione, anzi è probabile.  Allora sarà un futuro un po’ triste dove vestiremo abiti senza anima né storia.