Nostàlgia 2

veletta 8 schiaparelli 1938Elsa Schiaparelli 1938

veletta 5

1966

veletta 6

1951

veletta 7

2013

Bello.

Sarà un caso se le velette sono un tema ricorrente delle mie piccole ossessioni (o passioni) quotidiane? E non solo mie, da quanto vedo in giro.

Nascondere la faccia, questo mi viene in mente. Ma più della faccia, gli occhi.

Se in passato la veletta aveva scopi estetici o relativi al pudore, oggi a me sembra piuttosto uno stratagemma difensivo, oppure un sipario adatto a prendere le distanze.  Capisco bene il senso: la paura a volte lascia interdetti e muti e la voglia di scappare o celarsi è immediata.

Quel celare lo sguardo potrebbe però anche alludere al tentativo di sfuggire alla decodifica della parte più sincera di ognuno di noi: gli occhi, lo specchio dell’anima.  Forse l’anima è rimasto l’ultimo avamposto di una vera e totale privacy?

Per alcuni, temo, che il vero scandalo da nascondere possa essere l’assenza. Dell’anima.

Nostàlgia.

veletta 1

veletta 2

Myrna Loy, 1932

veletta 3

Agnes Ayres, anni ’20

veletta 4

Bello.

Lo so, farò la solita figura di quella un po’ retrò, anzi proprio vecchia (come dice spesso mio figlio!), ma io adoro le velette. Confesso di averne anche una piccola collezione, che raramente sfoggio: mi sentirei troppo osservata.

Però amerei possedere un pizzico di esibizionismo in più per potermene fregare degli sguardi della gente e con nonchalance andarmene in giro con il volto velato. Cosa che tra l’altro funziona meglio di Photoshop!

Le ultime sfilate hanno riproposto questo accessorio, appoggiandolo persino su berretti di lana. Io però continuo a preferirlo nel modo più classico: con piccoli cappelli o semplici acconciature.

Non si può, né si deve, secondo me, snaturare un concetto così affascinante come quello del mistero. La veletta, che mette una distanza effimera eppure efficace tra sé e il mondo, rimane per me l’oggetto del sogno. La rappresentazione bellissima di una moda che se ne infischia di necessità e velocità.  Lontana anni luce da questo tempo, vicinissima però al concetto più puro di moda.

There is no party.

versace 15 1 versace 15 2 versace 15 3 versace 15 4

Brutto.

Versace, collezione autunno inverno 2015/16.  La nostalgia degli anni ’80 deve aver travolto ancora una volta Donatella Versace, che non si limita a riferimenti ma in alcuni outfit sembra proporre ripetizioni imbarazzanti.  E qua e là si immagina persino che lo spirito di Enrico Coveri sia tornato in passerella, accompagnato da una logo-mania, tanto cara in quel decennio.

Nemmeno l’uso del colore sembra molto azzeccato, un poco sparato a caso.  Una collezione svogliata, non solo priva di novità, piuttosto priva proprio di energia.