Storia di una giacca – Il tempo ti fa bella.

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Bello.

In Giappone si chiama kintsugi, ed è una pratica che riguarda gli oggetti che hanno una storia e sui quali il tempo ha prodotto crepe e segni. Noi in Occidente diremmo molto semplicemente che si tratta di oggetti rotti.  Ma quando il tempo diventa un valore anche i suoi effetti sulle cose non sono più imperfezioni, ma la testimonianza di una storia percorsa.

Nelle crepe degli oggetti vissuti, o semplicemente danneggiati, i giapponesi colano dell’oro, proprio per valorizzare con il metallo più prezioso (a volte utilizzano persino platino) quel segno. Non un danno quindi, ma la bellezza dell’imperfezione.

La giacca vintage di paillettes quadrate opache color oro cucite su una base di chiffon di seta ha attratto la mia attenzione proprio perché era perfetta per mettere in pratica il kintsugi: mancavano strisce di paillettes un po’ dovunque, segno che era stata molto vissuta e anche molto amata, credo.  Il restauro avrebbe potuto essere di tipo tradizionale, ossia aggiungere paillettes più o meno simili lì dove mancavano.. L’idea non mi ha nemmeno sfiorata.  Ho cercato delle passamanerie metalliche color oro vintage, preziose proprio perché ormai fuori produzione. Con queste ho ricoperto le zone ‘vissute’.

Il tempo non è passato invano sulla mia giacca.

Givenchy: sognando l’Africa.

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Bello?

Mi ha lasciata freddina la collezione di Riccardo Tisci per Givenchy SS2014. Non è tanto la scelta del tema: l’Africa  -certo ormai un tema talmente dibattuto da prestarsi difficilmente a visioni illuminanti- è piuttosto lo svolgimento -moderatamente ingessato, a tratti annoiato-  che non mi convince.  Gli abiti non sono certo brutti, aleggia un po dovunque un certo realismo, che a onor del vero è stato una costante di molte collezioni. D’altronde bisogna pur vendere..  Realismo accentuato, come altrove, dai sandali raso-terra di stile francescano e dalla presenza di colori e pezzi che si abbinano facilmente.  La ricerca della fluidità però mostra esiti un po scontati, mentre la costruzione di alcuni pezzi sembra rigida.

Si avverte indubbiamente la voglia di comfort, una certa molle eleganza, anche quando lo stile si rivolge al maschile.

Personalmente ho trovato poco gradevole la profusione di paillettes, che poco c’entrano con il resto. Come se il ricorso alle superfici luccicanti sia diventato ormai una prassi ineluttabile, senza la quale una collezione non può dirsi veramente moderna. Lo stesso dicasi per quel trucco simil-tribale che strizza l’occhio all’arte contemporanea.  Tutta questa sete di Arte nelle sfilate comincia un po a stufare.  Non che il riferimento sia peregrino, è l’applicazione che spesso mi sembra scontata.