Storia di una giacca – Il tempo ti fa bella.

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Bello.

In Giappone si chiama kintsugi, ed è una pratica che riguarda gli oggetti che hanno una storia e sui quali il tempo ha prodotto crepe e segni. Noi in Occidente diremmo molto semplicemente che si tratta di oggetti rotti.  Ma quando il tempo diventa un valore anche i suoi effetti sulle cose non sono più imperfezioni, ma la testimonianza di una storia percorsa.

Nelle crepe degli oggetti vissuti, o semplicemente danneggiati, i giapponesi colano dell’oro, proprio per valorizzare con il metallo più prezioso (a volte utilizzano persino platino) quel segno. Non un danno quindi, ma la bellezza dell’imperfezione.

La giacca vintage di paillettes quadrate opache color oro cucite su una base di chiffon di seta ha attratto la mia attenzione proprio perché era perfetta per mettere in pratica il kintsugi: mancavano strisce di paillettes un po’ dovunque, segno che era stata molto vissuta e anche molto amata, credo.  Il restauro avrebbe potuto essere di tipo tradizionale, ossia aggiungere paillettes più o meno simili lì dove mancavano.. L’idea non mi ha nemmeno sfiorata.  Ho cercato delle passamanerie metalliche color oro vintage, preziose proprio perché ormai fuori produzione. Con queste ho ricoperto le zone ‘vissute’.

Il tempo non è passato invano sulla mia giacca.

Layuhl – Il giardino incantato.

DSquareD2 2013-®SBonatelli-322                                                                                                 ph. Stefania Bonatelli

DSquareD2 2013-®SBonatelli-306                                                                                                 ph. Stefania Bonatelli

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Bello.

La seconda ragione per cui sono andata a Milano è la presentazione della collezione PE 2014 di Layuhl Jang.   Avevo detto solo qualche post indietro che non avrei mai scritto di amici e conoscenti. Ma siccome non esiste regola che non ammetta almeno un’eccezione, eccomi a scrivere della mia amica Layuhl from Seul.  Non potevo davvero trattenermi, la sua piccola (solo in termini di numeri) collezione mi ha toccato il cuore perché è come lei: aerea, poetica e composta.  Piena di minimi dettagli preziosi che rivelano un pensiero sottile.  Tutti i capi sono realizzati con magnifiche sete italiane e rifiniti con precisione.  Layuhl vive a Milano da alcuni anni ed ha già esperienze importanti alle spalle, non ultima la partecipazione a MUUSE per Vogue Talents Young Vision Award 2013.

Insomma un nome da tenere d’occhio.  Per quelli che non badano solo ai fuochi fatui, perché negli abiti di Layuhl c’è una leggerezza che si coniuga bene anche con vestibilità e vendibilità, caratteristiche importanti.  Io e lei ci siamo lasciate con l’augurio di rivederci presto. Io mi auguro di sentire presto anche parlare di lei, perché so che non mi sbaglio.