Faccio un giro nell’alta moda e ritorno.

ovs

Brutto.

La capsule disegnata da Jean Paul Gaultier per OVS rappresenta l’ennesimo, insulso esempio di quel lusso democratico che ancora ci viene propinato come la manna dal cielo per tutti i “vorrei ma non posso”.

Gaultier, tra l’altro, sembrava essersi allontanato decisamente da queste chimere, quando aveva annunciato di volersi dedicare solo più all’alta moda e alla profumeria. Basta con il pret-à-porter, insomma, molto meglio convogliare le proprie forze in un settore più elitario, ma anche più creativo.

Ma si sa che le chimere tornano a farsi sentire e sventolano sotto il naso strumenti molto persuasivi.. L’alta moda sarà pure entusiasmante, ma vuoi mettere il ritorno mediatico di una catena low cost (oltre a tutti gli altri benefit)?

Ho fatto un giro all’OVS della mia città sabato scorso, così per curiosità. Giornata di shopping, con fila ai camerini di prova. Un intero reparto tutto apparecchiato per la collezione di Gaultier con cassa dedicata e commesse pronte a soddisfare ogni curiosità. Peccato che non ci fosse quasi nessuno in quel reparto. Solo in quello.

 

Avanguardia non è solo una parola.

A model presents a creation from the Prada Autumn/Winter 2016 woman collection during Milan Fashion Week

Brutto.

Prada, come già altri, si accoda alla nuova onda dei prontisti e annuncia che la sua collezione di borse sarà in vendita subito dopo la sfilata.  Ma dirlo così, semplicemente,  non sembra fare il giusto effetto.

Allora la macchina da guerra della comunicazione più all’avanguardia si mette all’opera per coniare questa perla di slogan: See Now Buy Now.

Altri tempi quando Madeleine Vionnet (era il 1924!) con i suoi abiti in sbieco, perfetti per vestire più taglie, a parte l’orlo che veniva sistemato mentre la cliente sorseggiava un tè, creava la collezione Made While You Wait.

La collezione era per il mercato americano e lei fu tra le prime ad aprire una boutique a New York e certamente con quella collezione fu la prima a sperimentare qualcosa che molti anni dopo si sarebbe chiamato pret-à-porter. Quel titolo, quelle parole significavano una presa di posizione in fatto di innovazione, proposta, novità e conseguente rischio.  Oggi le parole nella moda mi sembrano svuotate di tutto questo, sono spesso utili per riempire vuoti di idee. Sono buone per spacciare per sostanza ciò che è solo apparenza.

Altri tempi quelli di Vionnet, ma soprattutto un altro uso del linguaggio, che seguiva i fatti, concreti, sostanziosi, e non viceversa.

 

La raffinatezza naive di McQueen.

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Bello.

Una delle collezioni più normcore di Alexander McQueen, non per questo meno riuscite (SS 2016).

Atmosfera libery per jeunes filles e uno svolgimento che, come al solito, è più vicino all’alta moda che al pret-à-porter.

Sarah Burton ha infine preso le distanze dalle visioni del fondatore (inimitabili) e ha dato l’avvio a un nuovo corso per questo marchio: l’eredità di McQueen si vede, ma si vede anche una raffinatezza più femminile e sedimentata.

Credo che le clienti apprezzeranno.

p.s. Per chi volesse gustarsi lo show:

http://livestream.com/indigitalmedia/events/4388616/videos/101100102

Après moi le déluge..

jean paul gaultier

Bello?

Jean Paul Gaultier non ci sta più.

Ritmi troppo incalzanti, business che strangola la creatività.. Questa, che sarà presentata il 27 Settembre a Parigi, sarà la sua ultima collezione di pret-à-porter, l’ultima dopo 38 anni.  Monsieur Gaultier -che ha ormai smesso i panni di enfant terrible per ragioni anagrafiche- si dedicherà solo all’alta moda, agli accessori e ai profumi.

Che sia un segnale? Il pret-à-porter è morto?  Lo si diceva anche dell’alta moda e non ci hanno preso affatto..  Certo è innegabile che sempre più prende piede questa nuova commistione tra i due comparti, che è stata giustamente (e incoerentemente) chiamata pret-à-couture.  Ma mi chiedo se abbiano ancora senso i costi del pret-à-porter quando la grande distribuzione smercia collezioni copiate in tempo reale e a costi nettamente inferiori. E vogliamo parlare della qualità? E’ il pronto moda che ha alzato i propri standard o è il pret-à-porter che ha abbassato i suoi per tentare di realizzare l’algoritmo perfetto che permetta di sostenere i costi ingenti del baraccone (pubblicità, sfilate, distribuzione, ecc.) e mantenere un margine di guadagno?

In ogni caso Gaultier deve aver fatto bene i suoi conti, e con lui il gruppo che lo sostiene, altrimenti non si spiega.

Se la barca affonda, lui non ci sarà.  Oppure passerà per quello coerente che decide di fare solo ciò che gli piace di più.

Tanto lo sappiamo tutti che a far cassa oggi sono prevalentemente gli accessori e i profumi..

Le indecise di Dior.

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Bello?

Collezione autunno/inverno 2014-15 disegnata da Raf Simons per Christian Dior.

Si respira un’aria anni ’80 con la corrispettiva donna in carriera e come si conviene c’è molto, moltissimo nero. Ma poi improvvisamente, come un coup de thèatre arrivano lampi di colore accecante, resi ancora più strong da accostamenti stridenti.

Nella testa degli stilisti di ultima generazione deve essersi ormai formata l’idea che le signore amano l’incostanza. Sarà una maniera per sconfiggere la noia oppure un’esigenza figlia del multitasking a cui sono sottoposte? In ogni caso questa collezione racconta di donne alla ricerca di un nuovo significato da dare al termine stile. E nonostante qualcuno parli di una collezione riuscitissima, a me appare ancora un work in progress: persino Simons è alla ricerca di un suo proprio linguaggio.

Tra il passato di Christian e il futuro di Dior.

Lucien Lelong: la Storia.

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Bello.

Lucien Lelong è uno dei nomi più o meno dimenticati che fanno parte della storia della moda.  Eppure negli anni ’20 faceva concorrenza  a Chanel a suon di sconti, elargiti alle sue clienti, per farsi fotografare con i suoi abiti. A quanto pare di marketing doveva saperne già qualcosa e persino a Madamoiselle toccava ammetterlo..

Era un tipo tanto lungimirante che già nel 1934 aveva creato una linea di pret-à-porter, intuendo che l’alta moda non era più il futuro. E doveva vederci lungo anche con le persone, tanto da essersi scelto come assistenti niente popò di meno che personaggi come Dior, Balmain e Hubert de Givenchy..

Ma a me piace ricordarlo per un altro momento della sua storia, anzi della Storia.  Dal 1937 e fino al 1945 Lelong fu presidente della Chambre Syndicale de la Couture Parisienne ed è in questa veste che intraprese e portò a termine la lunga e coraggiosa trattativa con il governo di occupazione nazista, che aveva requisito buona parte degli archivi di moda della città, con l’intento di trasferire a Berlino e Vienna l’intero comparto moda, patrimonio della Francia.   Certo un intento quanto mai ingenuo e direi addirittura idiota: come se bastasse trasportare dei pezzi di carta per trasferire secoli di tradizione e cultura.  Ma senza l’intervento di Lelong probabilmente quei preziosissimi pezzi di carta sarebbero andati irrimediabilmente perduti.

Nelle foto che lo ritraggono, Lucien Lelong ha un viso fiero e aperto con uno sguardo chiaro. Come al solito, io provo ad immaginare la persona che c’è dietro a quelle immagini. Perchè la moda la fanno le persone, e non solo i vestiti.