Se un cappotto è un cappotto.

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Bello.

Max Mara, collezione autunno inverno 2015-16, ovvero la filosofia del realismo coerente.

Senza andare tanto a girarci intorno, vi dico che io di questa collezione indosserei ogni singolo capo. Non tanto, credo, perché io rappresenti il prototipo del cliente-tipo, quanto piuttosto perché è evidente che quando si parla di design applicato alla moda, questo marchio sa bene di cosa si tratta.

Non pensate che sia qualcosa di scontato, visto che ormai tutti si definiscono fashion designer. Non pensate nemmeno che sia compito facile: lo sanno bene tutti quei pseudo-designer che negli anni hanno prodotto semplice merde (parola di Starck).

Non è un caso se nonostante l’avanzata dei piumini, da Max Mara continuano imperterriti a fare cappotti. E a venderli a quanto pare.

 

Se il lupo perde il pelo..

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Bello.

La cosa che mi ha attratto di più della collezione A/I 2014-15 di Frida Giannini per Gucci è la scelta dei colori: splendenti ma niente affatto sfacciati. Ci vuole una certa dose di personalità per sfoggiare tinte tanto assertive e ce ne vuole anche per scegliere di indossare l’animalier e riuscire nel contempo a non scadere nel cliché della panterona.

Persino io, che non ho mai desiderato indossare quel tipo di fantasia, ho guardato con un certo interesse questi capi che non hanno nulla di eccessivo. Sarà per il taglio smilzo, anzi semplificato che toglie enfasi e si lascia indossare ogni giorno.

Grande sfoggio di pelle nella collezione, eppure non c’è ombra di aggressività. Persino le pellicce appaiono semplificate: si direbbe un’Africa addomesticata .  Sembra che la lezione di semplicità che aleggia nell’aria sia stata colta a dovere.

E’ un po’ diversa dal passato questa donna Gucci: meno ostentazione, un realismo poco incline all’apparire ad ogni costo.  Sintomo dei tempi.

Givenchy: sognando l’Africa.

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Bello?

Mi ha lasciata freddina la collezione di Riccardo Tisci per Givenchy SS2014. Non è tanto la scelta del tema: l’Africa  -certo ormai un tema talmente dibattuto da prestarsi difficilmente a visioni illuminanti- è piuttosto lo svolgimento -moderatamente ingessato, a tratti annoiato-  che non mi convince.  Gli abiti non sono certo brutti, aleggia un po dovunque un certo realismo, che a onor del vero è stato una costante di molte collezioni. D’altronde bisogna pur vendere..  Realismo accentuato, come altrove, dai sandali raso-terra di stile francescano e dalla presenza di colori e pezzi che si abbinano facilmente.  La ricerca della fluidità però mostra esiti un po scontati, mentre la costruzione di alcuni pezzi sembra rigida.

Si avverte indubbiamente la voglia di comfort, una certa molle eleganza, anche quando lo stile si rivolge al maschile.

Personalmente ho trovato poco gradevole la profusione di paillettes, che poco c’entrano con il resto. Come se il ricorso alle superfici luccicanti sia diventato ormai una prassi ineluttabile, senza la quale una collezione non può dirsi veramente moderna. Lo stesso dicasi per quel trucco simil-tribale che strizza l’occhio all’arte contemporanea.  Tutta questa sete di Arte nelle sfilate comincia un po a stufare.  Non che il riferimento sia peregrino, è l’applicazione che spesso mi sembra scontata.