Dalla parte dell’alchimista (quando la moda è ricerca).

Bello.

Si chiama Vanessa Schindler, è svizzera, ha 29 anni ed è stata la vincitrice del Festival di Hyères.  La caratteristica che ha reso subito unico il suo lavoro, è la capacità di sperimentare con i materiali e grazie a questo anche con le forme.

Si è inventata una tecnica, ha provato e riprovato per anni e infine ha ottenuto qualcosa che non si era ancora mai visto. Quindi quando vi dicono che ormai tutto è stato inventato, non credetegli.

Vanessa ha scovato una sostanza che si chiama uretano polimero fluido che trattata a dovere si può spalmare sui tessuti inglobandoli, unendoli e creando effetti di luce sorprendenti.

Lei dice: “Ci è voluto del tempo, ma è il modo migliore per ottenere dei risultati. La moda va troppo veloce, a volte mi fa paura”.

Un piccolo appunto per tutti quelli che pensano che correre sia l’unica risposta.

Jesus Del Pozo: da Balenciaga al minimalismo.

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Bello.

Prendendo spunto dal post precedente e dal commento di un amico, sono andata a rispolverare un po’ di storia passata riguardo a Delpozo e precisamente sul suo fondatore: Jesus Del Pozo, morto nel 2011.

Del Pozo era nato a Madrid e nel suo stile erano presenti tutte le caratteristiche tipiche di quell’origine. Più di tutte l’eredità di un grande come Christobal Balenciaga, riconoscibile nell’attitudine tridimensionale, così vicina all’architettura e a trattare il tessuto come un elemento da plasmare, più che da tagliare.

Rispetto a Balenciaga, si può riconoscere una naturale distanza generazionale e la conseguente inclinazione verso tagli più minimalisti, più vicini agli anni ’80/’90.

Rimane oggi, nell’eredità ricevuta dal direttore creativo del marchio (Josep Font) la ricerca nei volumi, resa più evidente da materiali pieni, se non quasi gonfi.

E poi la grande impronta poetica, rinnovata e rimodernata, nei colori tenui o saturi, mai scontati, così come nelle decorazioni.

Del Pozo amava lavorare personalmente sugli abiti (anche in questo si riconosce il suo legame con Balenciaga); i suoi abiti trasmettono il piacere della sperimentazione, della manipolazione della materia e quindi quell’atteggiamento verso il mestiere che lo rende molto più di un semplice lavoro.  Piuttosto un’inclinazione imprescindibile.

Leaving Dior.

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Bello.

Alta moda 2015/16, Dior.

Quello che più apprezzo in Raf Simons è la sua onestà nell’affrontare le sfide e quella che ha vissuto negli atelier di Christian Dior non era certo da poco. Anche in questa sua ultima (in ogni senso) collezione per la maison più celebrata di tutti i tempi, si è preso i suoi bei rischi.

Di questa collezione non tutto mi piace, ma questo poco importa, si tratta soltanto di gusti personali, che hanno quindi poca rilevanza. Però mi piace la sicurezza di chi porta avanti le proprie idee e il proprio punto di vista in fatto di stile. E al diavolo tutti quelli che ragionano e mettono insieme pezzi come fossero stylist, Simons la moda la sa fare.

Bella la ricerca in fatto di pattern, bella la scelta dei colori, la sperimentazione di forme e tagli. Capi spalla con una sola manica? Obiettivamente poco commerciale. Si, ma è haute couture, e allora ben vengano gli azzardi.

Raf Simons ha deciso di lasciare Dior e di dedicarsi al suo marchio. Ho idea che abbia in serbo interessanti novità, non per stupire, ma per fare concretamente qualcosa che lasci un segno.