Una divisa coprirà la polvere?

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Brutto.

I corsi e ricorsi della storia. Li conosciamo, sappiamo che i nostalgici sono sempre in agguato, pronti a rimpiangere un passato rassicurante, comodo perchè conosciuto.

Questa volta tocca alla divisa scolastica. Sembra che in molti apprezzino l’idea di reintrodurla, simbolo di ordine, pulizia e uguaglianza. Qualcuno si spinge anche a menzionare l’antico concetto di decoro.

Ho partecipato a qualche acceso dibattito, stupendomi di trovare tra i fautori della divisa anche insospettabili uomini e donne giovani e apparentemente “moderni”.

I più giustificano questo ritorno al passato principalmente per due ragioni. La prima è di ordine igienico: i bambini si sporcano e un grembiule potrebbe evitare che sporchino gli abiti. A questo punto però basterebbe un grembiulino qualsiasi, perchè tutti uguali? E se io genitore non temo lo sporco e decido che lavare un grembiule o una felpa non mi cambia nulla? Posso comunque evitare il grembiule o in favore dell’uniformità sono costretta a utilizzarlo?

La seconda motivazione è quella che mi dà più da pensare: il livellamento sociale. Vi stupirà, ma qualcuno si è espresso proprio in questi termini.

La divisa impedirebbe ai bambini di notare differenze sociali e quindi di soffrire di disuguaglianze di tipo economico. Copriamo gli abiti così il più ricco è uguale al più povero… La cosa in se ha del ridicolo se non fosse che chi la afferma appare invece tremendamente serio.

Mi ricorda molto quell’antica pratica di nascondere la polvere sotto il tappeto per far apparire tutto lindo e perfetto.  Ma allora dovremmo coprire anche gli zaini, le scarpe e gli astucci. Vietare che i bambini portino giochini da usare durante l’intervallo e magari istituire una merenda da casa uguale per tutti.

In realtà i veri fautori della divisa scolastica hanno dimenticato (volutamente?) le ragioni che negli anni settanta portarono all’abolizione di questo obbligo. Si decise che era tempo di lasciare ai bambini e alle famiglie la libertà di essere unici, anche attraverso gli abiti.

Quel termine, “decoro”, che rimandava a un modello di istruzione fondato sull’appiattimento delle differenze, fu rigettato in favore proprio della valorizzazione delle differenze.

A quelli che protestano dicendo che i bambini possono essere anche molto spiacevoli tra di loro e bullizzare i meno abbienti a causa degli abiti, io chiedo: ma in che mondo vivete? Come avete deciso di crescere i vostri figli?  I bambini imparano dagli adulti.

Avete forse deciso di delegare in toto alla scuola un compito fondamentale che era stato sempre della famiglia, quello di educare.  Sembra così banale e scontato, ma con sconcerto mi rendo conto che non lo è: i bambini vanno educati. E non sarà una divisa a risolvere la questione.

Ancora una volta mi accorgo di quanto un abito diventi il simbolo di questioni fondamentali. Non semplice apparenza, non un sottile strato di stoffa tra noi e il mondo.

A scuola nella maison Dior.

dior studenti

Bello.

L’attenzione verso le nuove leve di designer o aspiranti è un fatto evidente da varie stagioni e non si contano oramai i concorsi e persino i talent per scovare le giovani menti più o meno visionarie che vestiranno il futuro. Ma in casa Dior si fa sul serio e si va quindi alla fonte e cioè direttamente nelle scuole, che sono la reale fucina dei futuri stilisti.

Ottantuno studenti provenienti da ventisette scuole di moda di tutto il mondo sono stati invitati ad assistere alla sfilata haute couture primavera-estate. Ma non è tutto. Sono stati invitati anche nell’atelier della maison il giorno prima della sfilata, per assistere ai preparativi finali prima del debutto. Insomma un vero dietro-le quinte, nel momento in cui le sarte assestano gli ultimi ritocchi e si respira un’aria satura di emozioni.

Finalmente qualcuno si è accorto che può essere questo il pubblico davvero significativo da invitare alle sfilate, piuttosto che le schiere di blogger o presenzialisti. Buoni per un superficiale rimando, che dura giusto il tempo di una stagione.

Il target relativo agli studenti di moda è interessante da più punti di vista: si tratta di consumatori raffinati e mediamente esperti, in più spesso sono anche influencers con qualche quotazione e non da ultimo si tratta pur sempre di un bacino di utenza con un certo appeal, anche e non solo estetico.

In definitiva si tratta di un buon affare da entrambe le parti, visto che gli studenti in questione hanno potuto osservare da vicino il lavoro di atelier, che è il vero sancta sanctorum della moda e finora assolutamente inaccessibile.

Il presidente e ad di Dior, Sidney Toledano, ha infine suggellato l’evento con parole che non posso non apprezzare e che si riferiscono alla ‘minoranza silenziosa’, ovvero i professori:

Sono i docenti i veri eroi: credo che non ci sia nulla di più difficile, ma anche nulla di più generoso, dell’educare i giovani.

E per una volta la patina superficiale cede il passo alla sostanza.