Gli abiti del compositore.

mario brunello

Bello.

Mario Brunello è un violoncellista di cui ho grande stima, per la musica che suona ma anche per ciò che dice e che fa.  Ha scritto un libro che si intitola Silenzio, in cui racconta il senso di quello che Schubert chiamava l’ottava nota.

Brunello ha poi preso un capannone dismesso, l’ha ridipinto, l’ha chiamato Antiruggine e l’ha aperto a chiunque volesse ascoltare la sua musica in divenire: quelle che comunemente si chiamano ‘prove’.

Lui dice: – ..mi dispiace che il lavoro delle prove vada perduto. E’ come buttare via quintali di stoffa per fare un vestito. Cosa ne facciamo di quel materiale? -.

Ecco un parallelo con la moda che nessuno aveva mai pensato.

Il museo degli errori – 3.

gareth pugh 15 1

gareth pugh 15 3

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Brutto.

Collezione aut. inv. 2014/15 di Gareth Pugh.  Ancora una volta rimango perplessa di fronte a tanta approssimazione, mancanza di idee e fintissima avanguardia.

Le bamboline con la chiavetta sulla schiena mi ricordano innumerevoli saggi dei bambini alla materna (e spesso erano svolti anche meglio), l’abito di plastica trasparente è un tale déjà vu che fa davvero male agli occhi. La mancanza di ispirazione in fatto di tagli e modellistica mi lascia interdetta.  E pensare che da qualche parte ho persino letto: – Finalmente è tornato il vero Pugh! -.

Non sarò cauta, e nemmeno politically correct: questa collezione era meglio non farla. Non aggiunge nulla, semmai toglie. Non è nemmeno commerciale, che sarebbe già qualcosa.. Meglio sarebbe il silenzio. Tra l’altro Pugh, essendo giovanissimo, di tempo ne ha: per riflettere, sperimentare, o anche solo riposarsi.

Parafrasando Moretti: ti si nota di più se non ci sei a tutti i costi.

Un denso silenzio.

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Bello?

A quanto pare un guasto tecnico ha costretto al silenzio l’ultima sfilata SS 2014 di Marni. Sembra che il disguido si sia trasformato in un valore aggiunto, regalando spessore a un’esibizione fin troppo scontata. Questa ultima collezione risente non poco di echi facilmente riconoscibili: noto con stupore e anche sconcerto alcune similitudini con le atmosfere di Prada e dintorni..

Non si tratta in ogni caso di una delle migliori collezioni del marchio. Sembra ci sia un abisso tra alcuni abiti  così sciolti e fluidi ed altri che si impongono per il massimalismo tronfio. Come se contemporaneamente due mani estranee una all’altra avessero lavorato separatamente. La colpa non è solo di quelle visiere, o di quei sandali che ormai sono il tormentone di molte, troppe sfilate. Ma insomma, anche questo certo non aiuta..

Ma il silenzio, vorrei tornare a questo spunto, da cui sono partita.  Difficile non pensare al silenzio puro e perentorio delle sfilate di Cristobal Balenciaga. Un silenzio che era una presa di posizione e una dichiarazione di intenti. Ci vuole un bel coraggio e una incrollabile fiducia in se stessi per pensare che una musica e uno spettacolo non possano aggiungere né togliere nulla al proprio lavoro. E infatti nessuno, a parte lui, sembra sia dell’idea.

Però non credo che la rarità del silenzio sia un fatto prettamente contemporaneo. In fondo l’umanità non è fatta per tacere o muoversi con parsimonia di suoni. Anche se poi qualsiasi rumore o suono perdono di senso in assenza del silenzio. Anche la moda che vive così spesso di musiche e clamore, di molte parole inutili e frastuono di sottofondo, diventa rarefatta quelle rare volte che si muove nel silenzio.

Provate a togliere l’audio ad una sfilata per accorgervene. Peccato che non sia stata una scelta, ma solo una botta di fortuna..