Nostàlgia.

veletta 1

veletta 2

Myrna Loy, 1932

veletta 3

Agnes Ayres, anni ’20

veletta 4

Bello.

Lo so, farò la solita figura di quella un po’ retrò, anzi proprio vecchia (come dice spesso mio figlio!), ma io adoro le velette. Confesso di averne anche una piccola collezione, che raramente sfoggio: mi sentirei troppo osservata.

Però amerei possedere un pizzico di esibizionismo in più per potermene fregare degli sguardi della gente e con nonchalance andarmene in giro con il volto velato. Cosa che tra l’altro funziona meglio di Photoshop!

Le ultime sfilate hanno riproposto questo accessorio, appoggiandolo persino su berretti di lana. Io però continuo a preferirlo nel modo più classico: con piccoli cappelli o semplici acconciature.

Non si può, né si deve, secondo me, snaturare un concetto così affascinante come quello del mistero. La veletta, che mette una distanza effimera eppure efficace tra sé e il mondo, rimane per me l’oggetto del sogno. La rappresentazione bellissima di una moda che se ne infischia di necessità e velocità.  Lontana anni luce da questo tempo, vicinissima però al concetto più puro di moda.

Ho una poesia per la testa.

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gabriela ligenza

Bello.

La stampa 3D è ormai un fatto. C’è chi la utilizza per collezioni di alta moda, chi realizza gioielli e complementi di arredo.. Ed è chiaro a questo punto che le frontiere della sperimentazione e della fantasia sono spalancate.

Un bell’esempio sono questi cappelli. I primi due disegnati dal designer belga Elvis Pompilio per MGX, riproducono una veletta e il classico Borsalino. Tra l’altro se passate da Bruxelles non mancate di visitare il negozio di questo cappellaio, che è coloratissimo e divertente.

Il terzo cappello è della polacca Gabriela Ligenza e si chiama Poem e riproduce una poesia di John Tessimond: Day Dream, pensato per il giorno del matrimonio. Un altro bell’esempio di poesia e tecnologia che si danno la mano.

Come dire che le macchine non sempre sono senz’anima.