No social by Pucci.

massimo-giorgetti-pucci-01

Bello?

Massimo Giorgetti, già direttore di MSGM, e ora direttore creativo di Pucci, marchio storico del made in Italy, si riallaccia al tema del desiderio, che ho tentato di trattare nel post precedente.  Lui afferma: -..Io sono cresciuto quando il desiderio era anche attesa. Non voglio perdere quelle sensazioni..-.

Giorgetti ha deciso quindi di bandire i social dalla sua ultima sfilata per Pucci. Niente più foto o video su Instagram. Facebook, Twitter e via dicendo. Aspettate a vedere i vestiti quando saranno nei negozi, non prima.

Mossa contro-corrente la sua.  Sarà stato troppo coraggioso o magari più furbo di altri, arrivando per primo? Sarà, il suo, un reale desiderio di fermare, o almeno rallentare, la corsa all’ultimo scatto che ha annullato il divario tra sogno e realtà?  Avrà un seguito tra coloro che si dicono stufi di non avere nemmeno più il tempo, non solo di farle, ma persino  di pensarle, le collezioni? Oppure sarà smentito dai fatti, correndo il rischio di risultare assente per mancanza di visualizzazioni?

Un’altra domanda che mi sono posta è: come farà a vietare agli invitati alla sua sfilata di scattare e postare? Si farà consegnare i telefonini all’ingresso come durante i compiti in classe a scuola? E se qualcuno fa il furbo e si tiene il telefonino di riserva ben nascosto? Perquisizione ad personam? Vi immaginate la Wintour ..? (E se gira i tacchi e se ne va?).

Tutte domande a cui io non so rispondere. Registro solo il fatto che qualcosa si muove in questa direzione.

La storia infinita.

iris van herpen

Il video:

http://www.refinery29.com/2016/07/115869/iris-van-herpen-fw16-visionaire-video

 

Bello.

Iris Van Herpen dimostra come il futuro è fatto ancora di mani che si muovono, pensano e creano. E che senza quelle mani, tutta questa magia di visione, tecnica e inventiva non sarebbe possibile.

A volte ritornano. (I bigotti).

daria-bignardi

Brutto.

La notizia oramai è risaputa: la Rai, Radiotelevisione Italiana stabilisce il nuovo dress-code per i giornalisti che appaiono in video, con un’attenzione particolare per quelli di sesso femminile.  E la direttrice di Rai 3, Daria Bignardi, convoca immediatamente gli addetti ai lavori per puntualizzare che non saranno ammesse scollature, tacco 12, trucco, parrucco e accessori vistosi, nonché i tubini neri, giudicati troppo sexy.  Sobrietà è il nuovo diktat.

In questa frenesia neo-talebana sono ritenute sconvenienti anche le braccia scoperte, che notoriamente veicolano un’immagine altamente peccaminosa.

Sono molte le considerazioni che si potrebbero fare (e che sono state fatte già da altri), a me interessa piuttosto riflettere sul significato che questo restyling assume in termini di stile, appunto.

Su tutto questo nuovo corso aleggia una parola chiave, che non viene però mai menzionata, ma si intuisce immediatamente: buon gusto.

Che cosa significhi buon gusto, ce lo siamo chiesti fino allo sfinimento. Inutilmente, perché, a parte la retorica che si trascina dietro, il buon gusto semplicemente non esiste. Esiste quello che ognuno definisce come gusto personale. E infatti non faccio fatica a riconoscere dietro queste regolette appena emanate, il gusto personale della signora Bignardi e il suo radicalismo chic.

Il problema, da sempre, nasce quando una opinione personale diventa talmente invasiva e perentoria da venire confusa come una esigenza generale. E chi se ne fa portavoce, come il detentore di una verità diffusa.

Personalmente troverei adorabili, in televisione o altrove, acconciature vistose appoggiate sopra teste pensanti. Ma allora non si tratterebbe più di una operazione di restyling, che riguarda, si sa, solo una facciata. Allora si, potremmo parlare di un cambiamento; ma i cambiamenti costano fatica, richiedono coraggio, prevedono assunzione di responsabilità.

Molto meglio accontentare il parterre dei benpensanti, e in un sol colpo azzerare il tentativo di andare avanti anziché tornare indietro.

Balenciaga and Spain – Le origini del genio.

 

Bello.

Il video si riferisce ad una mostra del 2011 al Young Museum di San Francisco, California e documenta in modo dettagliato il legame naturale e indissolubile di Cristobal Balenciaga con la sua terra di origine.

Penso che ogni singolo abito di questo couturier racconti una storia affascinante e soprattutto la sua totale abnegazione nei confronti della creazione. E’ probabile, anzi, che la storia stessa della sua vita e il suo pensiero siano condensati in quella dedizione  verso il fare abiti.

Per chi si occupa di moda ogni fotogramma di questo video può essere un regalo. Si può comprendere la nascita di un’idea, immaginare il percorso che Balenciaga ha compiuto per elaborare in forme personali i ricordi e l’estetica respirati sin dalla nascita.

Credo che nessuno più di lui abbia convogliato tutte le proprie energie nella ricerca di quella perfezione intravvista come un sogno, eliminando distrazioni, orpelli, dettagli inutili. Realizzando forme così pure da lasciare stupiti ancora oggi, noi abituati a vedere tonnellate di abiti e forme.

La mia sensazione è che tutte quelle altre forme e abiti scompaiano e rimanga stagliata nei miei occhi questa immagine di straordinaria modernità.

Quando Moda incontra Arte.

2015-05-30 12.03.44

Quello che veramente mi interessa e mi emoziona è il sentimento del tempo.  Il tempo che produce stratificazioni oppure, all’opposto, sottrae fino ad arrivare all’essenza. Questa collezione si chiama -Gotico Bianco- perché nell’oscurità io vedo una luce accecante.

Bello.

Mi è capitato più volte in passato di lavorare a stretto contatto con artisti. Si è trattato sempre di collaborazioni in cui vigeva un tacito patto di libertà reciproca e di estremo rispetto, altrimenti credo che nulla sarebbe stato possibile.

Devo riconoscere di essere stata fortunata (o magari solo avveduta): nella quasi totalità dei casi ho vissuto esperienze positive, che mi hanno permesso di scorgere altri mondi e di ripensare al mio modo di trovare stimoli. Riflettendo sulla storia della moda, ho notato che le collaborazioni più proficue tra moda e arte sono state quelle in cui questi due comparti se la intendevano alla pari. D’altra parte credo che la moda meriti ogni rispetto quando si pone come un fatto di cultura e contenuti, oltre che di forma (ma anche la forma rimanda spesso a un percorso di contenuti).

E’ con questo atteggiamento che ho colto al volo l’occasione di collaborare con due artisti: Eleonora Manca e Alessandro Amaducci. Il progetto riguarda la realizzazione di due short fashion-film in cui sono presenti gli abiti di due mie collezioni molto diverse. La prima (relativa alle foto di questo post) è Gotico Bianco, una micro-collezione di cinque abiti realizzati come pezzi unici con un lino antico tessuto a mano e ricami a intaglio e applicazioni preziose.

Le riprese di questo primo video si sono già svolte e a questo punto è iniziata la fase di montaggio. Sono estremamente curiosa del risultato finale, ma ciò che in questa prima fase mi ha stupito in positivo, è l’estrema naturalezza con cui si è svolto il lavoro. Credo si possa parlare di fiducia. E’ una magica alchimia quando si incontrano persone contemporaneamente sensibili e concrete.

Ma meglio delle parole, credo che possano parlare alcune immagini del backstage, che documentano l’atmosfera vissuta:

2015-05-30 11.20.28

2015-05-30 11.14.34

2015-05-30 11.23.15

2015-05-30 11.24.45

2015-05-30 12.22.58

2015-05-30 12.04.26

2015-05-30 12.36.11

2015-05-30 12.37.38

2015-05-30 12.39.40

2015-05-30 12.42.45

2015-05-30 12.32.39

2015-05-30 11.47.48

Il pensiero democratico di big Walter: nuvole e bellezza.

walter van beirendonc. e ikeajpg

Bello.

La notizia non può che farmi gioire: big Walter, ossia il designer Walter Van Beirendonck (uno dei mitici Antwerp Six) collaborerà  con il mega-marchio Ikea. Il mio apprezzamento per questo designer è noto e ne ho parlato già più volte.

Non sarà l’unica collaborazione del marchio svedese con fashion designer, sono già stati annunciati due altri nomi: l’inglese Katie Eary e lo svedese Martin Bergstroem. Come si può notare dalla scelta dei nomi, non si tratta delle solite collaborazioni per sfruttare l’onda lunga di marchi super conosciuti, piuttosto sembrerebbe (e spero di non sbagliarmi) un esperimento di reale contaminazione creativa.

Lui spiega il suo punto di vista in questo video:

Io mi limito a testimoniare la mia impazienza. Visto il soggetto e visti i suoi gusti in fatto di stile, colori e provocazioni ironiche, non vedo l’ora. Purtroppo però mi toccherà aspettare fino a Giugno 2016.