L’alchimista.

alchimista

Bello?

Una delle interviste più improbabili che ho letto negli ultimi tempi arriva dalle pagine di Vogue Unique. Si tratta di Christian Astuguevieille direttore creativo di Comme des Garçons Parfums, per il lancio del nuovo trittico di profumi che spaziano sul tema del colore blu.

Astuguevieille ad un certo punto ammette di ignorare l’identità di Michael Stipe dei R.E.M., il che non è un peccato mortale, anche se un po’ suona insolito. Poi però spiega che lui ascolta solo Bach e Beethoven, non guarda la televisione e che è fuori dal contemporaneo. L’affermazione mi lascia perplessa. Cosa significa? Che vive in metropoli come Parigi e Berlino, a contatto con realtà mutevoli e protese verso il nuovo come la moda e il design, e ciononostante immagina di vivere fuori dalla realtà?

Mi sembra di scorgere nelle sue parole quel tanto di atteggiamento snobistico che offusca un bel po gli innegabili meriti professionali.  Più avanti, nell’intervista, racconta il suo approccio con i collaboratori: “Magari dico soltanto -Blu:basta che sia diverso e nuovo. Tornerò tra una settimana, voi procedete, ma siate folli-  Perfetta fusione tra un Frederick Worth (metà ‘800) e uno Steve Jobs..

Ancora con questo cliché genio&follia, ancora con il mito del profumo che nasce da una semplice intuizione, anziché dal lavoro di ricerca e marketing..

E ancora con l’utilizzo di questa parola -Arte- come se fosse un ingrediente.