Come ti vendo il punk.

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Brutto.

 

Leggo su D di questa settimana l’intervista a due voci (Riccardo Tisci e Andrew Bolton) sulla prossima mostra al Met di New York.  Punk: from Chaos to Couture.    

Perplessa, per più di un motivo.   Definire punk stilisti come Martin Margiela,  Tom Ford, per non parlare di Miuccia Prada e Karl Lagerfeld mi sembra inverosimile, e in più motivare questa scelta con la spiegazione che è punk chiunque faccia le cose a modo suo fregandosene dell’approvazione altrui fa letteralmente sprofondare la mia perplessità in un buco nero.  A questo punto si può dire che era punk persino Vionnet che le cose a modo suo le ha sempre fatte e lo diceva pure.    Non ho un’opinione sul direttore del Met, ma di Riccardo Tisci ho sempre pensato un gran bene.  Ora, a quanto pare, siccome non voglio pensare che si tratti di ignoranza, può succedere che non sempre i fatti corrispondano al verbo.

A dire il vero le mostre del Met non mi hanno mai entusiasmata particolarmente. Vogliamo parlare di quella conversazione impossibile (ma davvero impossibile, e non solo per la evidente assenza della Schiap) tra Schiaparelli e Prada? Che si giustifica solo come una clamorosa operazione di marketing..

La parte finale dell’intervista ai due poi, fa quasi sorridere, direi per ingenuità (forse). Quando il giornalista incalza sull’incongruenza di portare un fenomeno come il punk nelle sale di un museo. Al che Tisci rilancia sull’idea dell’individualismo, come se fosse questo il tratto fondamentale di quel movimento. Ma ancora più tenerezza fa la risposta di Bolton, che ci dice addirittura qualcosa sul messaggio che intende dare con questa mostra: insegnare a tutti a dire quello che pensano senza timori.

Colpito e affondato.

2 thoughts on “Come ti vendo il punk.

  1. La mostra al Met l’ho vista e sono d’accordo con te: la gonna con i tappini di metallo di Prada e l’abito di sacchetti della spesa di Margiela Artisanal non c’entrano proprio nulla. Per non parlare poi del little black jacket di Chanel strappato ad arte in Rue Cambon. L’arrampicata sugli specchi curatoriale afferma che il punk ha ispirato tutti, ma proprio tutti, tutti tutti tutti. Allora perché mancavano le borchie di Valentino? Quelle arriveranno per la mostra dedicata al rock?
    L’allestimento era magnifico, i video perfetti, le ricostruzioni dei luoghi divertenti. Senza abiti forse sarebbe stata più bella anche la mostra.

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