Vita Prada – Part II

louisvuittonprada

Brutto.

Quando compriamo un capo firmato Prada, cosa compriamo? Il contenuto o il contenitore?
Per me sarebbe logico (e anche indiscutibile) che un abito resti il mero contenitore. Il contenuto è ben altro..
Però, a quanto pare, le leggi di mercato hanno sovvertito anche questa logica. Credo che di solito chi compra un abito Prada si immagini di appropriarsi di un contenuto (c’è un vuoto da riempire?).
A questo punto viene da pensare che il contenitore sia tutto il resto, e se per il resto intendiamo la persona, il discorso si fa spinoso, e anche spiacevole.
In termini di marketing, si chiama brand hype il successo e la credibilità di un marchio. Il brand hype di Prada è stato costruito attraverso un percorso lungo e articolato, fatto di scelte mai casuali, anche intelligenti, indubbiamente. Ma tutto questo dovrebbe costituire un valore aggiunto. Non l’oggetto in sè.
Sono ingenua?
Se Miuccia Prada manda in passerella modelle in giacca e mutande (é successo..) i giornalisti parlano di un chiaro intento provocatorio e plaudono al sense of humor della signora (che normalmente adora le gonne).
Io penso istintivamente che non le fosse venuta in mente alcuna buona idea da abbinare a quelle giacche.
Tornando alla collezione attuale, c’è qualcosa che non mi quadra anche in tutti quei fiorellini. Che ci posso fare se mi ricordano così tanto il simbolo di Guru o i patterns che Takashi Murakami disegnò per Louis Vuitton?

3 pensieri riguardo “Vita Prada – Part II

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