Marlene Dietrich: testimone o testimonial.

marlene dietrich

Bello.

Guardando le fonti di ispirazione dello stilista americano Zac Posen mi è caduto l’occhio su una magnifica foto di Marlene Dietrich.  Naturalmente Posen è solo uno degli innumerevoli fan di questa figura leggendaria -chiamarla icona mi sembra poco-.

Cocteau, se non ricordo male, diceva che il suo nome comincia con una carezza e finisce con un colpo di frusta.  Ecco in una definizione il senso emblematico del suo stile.

Ho adorato questo personaggio, finchè, parecchi anni fa, non ho letto la biografia scritta dalla sua unica figlia, Maria.  Certo, la Dietrich umanamente non ne esce bene, però lo stile rimane, anche se non era mica tutta farina del suo sacco. Ricordiamo che a vestirla era Travis Banton, uno dei costumisti più talentuosi di Hollywood.

Perché ho pensato a Marlene Dietrich in questo momento?  Perché mi sembra ancora un personaggio modernissimo, uno dei pochi capaci di coniugare una estrema femminilità con un’attitudine androgina che mai scadeva nel travestitismo. Eppure c’era qualche lato del suo look persino sopra le righe: pensiamo all’arco delle sopracciglia o a un certo gusto per i materiali glitter.  Nonostante ciò era a suo modo classica.

L’immagine di lei che mi è rimasta più impressa è quella del film Shanghai Express.  Lei che fuma in un vagone con indosso una vestaglia bordata di piume di gallo. L’ombra delle piume sul viso.  Il film era in bianco/nero, ma io ho sempre percepito quella scena soffusa di un alone blu.

Mi sono accorta che nelle ultime sfilate molti stilisti con le loro collezioni hanno cercato di catturare l’attitudine della Dietrich, quel modo inconfondibile di essere donna e non più ragazza.  Complice l’aria di crisi generale, sembra che una figura femminile matura e assertiva, oltre che consapevole della sua seduttività, sia il punto di riferimento di molta moda attuale.

La Dietrich non era solo un’attrice, era una show-woman, una opinion-leader capace di prendere posizioni precise e decise (e le prese diventando fumo negli occhi per Hitler).  In uno dei suoi ultimi film Testimone d’accusa il suo classicismo raggiunse l’apice, finendo per sembrare fintamente dimesso.  In realtà penso che il lavoro di sottrazione era perfettamente in sintonia con i tempi (1957), direi addirittura preveggente. Il New Look era ormai agli sgoccioli e morto Christian Dior il testimone passava a Yves Saint Laurent, che avrebbe compiuto la sua piccola/grande rivoluzione..

E’ proprio questa capacità di andare leggermente oltre che credo la renda eternamente moderna.

4 pensieri riguardo “Marlene Dietrich: testimone o testimonial.

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