Brutto.
Da un po’ di tempo Inès de la Fressange ha una sua rubrica su D di Repubblica. Ho già scritto in passato sull’inconsistenza dei suoi interventi, ma mi tocca tornare sul tema dopo aver letto uno di questi ultimi. Arrivata alla fine dell’articolo le parole escono spontanee, e non sono lusinghiere..
D’altra parte la stessa Inès confessa candidamente di avere più affinità con le immagini che con le parole, allora non mi spiego il motivo di tanto sforzo. Ma torniamo al tema dell’articolo: il significato della parola moda. E qui è facile constatare che lo sforzo sia quantomeno immane.
Ma Inès con il suo piglio naif risolve la questione con un colpo di genio: digita il termine su Google e sta a vedere le immagini che il motore di ricerca le propone. Dopodiché ce le racconta.
E’ mai possibile che una che è stata musa di Lagerfeld, consulente di Gaultier e ha potuto frequentare gli atelier più influenti abbia così poco da dire in proposito di moda da affidarsi alla casualità (e superficialità) di un motore di ricerca? Parrebbe un giochino per dilettanti, e infatti lo è. Un giochino adatto ad uno studente alle prime armi o a un curioso in vena di cazzeggio. Non certo degno di un intero articolo.
Ed ecco che per fare il pari con la nobildonna ho postato la prima immagine che mi è capitata a tiro in tema di moda. Una vera schifezza mi direte.
Infatti.

