Quando retrò vuol dire tornare indietro..

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Brutto.

Lo so, mi tirerò dietro gli anatemi dei tanti (troppi) estimatori di Christian Dior = Dieu+Or.   Ma non posso trattenermi, l’ho già scritto altrove che ritengo questo couturier sopravvalutato, come lo sono molte altre autorevoli figure (Picasso, per esempio -altro anatema!).

La mostra al Museo di Granville Impressions Dior mi dà una ulteriore conferma di quelle che sono le mie “impressioni”.

Impressionismo e Dior, originale trovata, non c’è che dire.. I fiori e gli abiti corolla, altra novità.  Insomma, io credo che se davvero questo couturier ispira accostamenti talmente scontati, allora forse non c’è molto altro da dire.
Peccato che a dirlo sono già in troppi da oltre cinquant’anni.

Insomma cos’è il design? Pura estetica? Tutto qui?
E cos’è un abito? Un oggetto solo da guardare? Forse per un uomo può essere, lui non deve indossarlo dopotutto.
Ma possiamo ormai archiviare le questioni di estetica pura, già ampiamente dibattute, possiamo considerare la moda, e quindi gli abiti, da punti di vista innumerevoli e decisamente più interessanti -io credo di si-.
Possiamo, in definitiva, smettere di stupirci e restare ammaliati davanti a un vitino di vespa e una gonna gonfia come quelle delle principesse nelle favole.

Sono convinta che in quelle favole le principesse non devono fare poi una gran bella vita con quegli abiti addosso.

7 thoughts on “Quando retrò vuol dire tornare indietro..

  1. Trovo Dior poco interessante, sarà che leggendo lo specchio della moda ( se ricordo bene) c’è un passaggio che evidenzia bene come sia stata una scelta finanziaria quella di ”creare il fenomeno Dior”.. Sono stimolata da stilisti che hanno una propria visione della moda, non quelli che hanno ricevuto finanziamenti per rimettere in sesto l’economia francese del dopo guerra.

    1. Il “fenomeno” Dior partì in effetti da un finanziamento di proporzioni mai viste prima di allora (1947), ma è riduttivo pensare che sia stato solo quello a decretarne l’immenso successo. In realtà sia Dior che il suo finanziatore avevano ben presente la situazione storica e quello che il mercato stava cercando e in questo si inserirono alla perfezione. La grande ‘fortuna’ di Dior (se così si puo dire..!) è stata quella di aver condotto l’azienda per soli 10 anni e di aver lasciato il testimone ad uno come Yves Saint Laurent..

      1. Non so perchè, ma Dior non mi ha mai convinto del tutto. Parto dal presupposto che il mercato sia molto influenzabile, basta avere i finanziamenti giusti: quello che intendo è che certe volte la moda è creata dal periodo storico ( ad esempio a inizio ‘900, gli anni 70) mentre nel caso di Dior mi sembra il contrario, quasi che qualunque idea sarebbe diventata ”la moda del periodo” se avesse avuto lo stesso finanziatore 🙂 ma è solo una mia sensazione!!
        Nell’ultimo decennio invece con i nuovi sistemi di comunicazione etc si è tutto velocizzato,ogni stagione ha la moda del momento. Chissà se ci sarà di nuovo una moda da seguire per un periodo più lungo! Cosa ne pensi?

  2. Pur non amando lo stile Dior (e non l’ho mai nascosto..) resto convinta che fosse un abilissimo captatore di tendenze. Il suo successo fu sicuramente facilitato dall’ingente esborso finanziario iniziale, ma senza un reale talento anche quello non sarebbe bastato. Certo è un tipo di talento che non mi appassiona, ma questa è solo una mia opinione. Per quanto riguarda oggi, no, non credo che un fenomeno di quelle proporzioni potrebbe accadere. Nel ’47 Dior non aveva praticamente concorrenti, tutto era da ricostruire. Una sorta di pagina bianca su cui lui è stato abilissimo a scrivere una nuova storia (New Look), che poi in realtà era una storia tutt’altro che nuova. Oggi siamo immersi in un bagno di tendenze e proposte. Possiamo appassionarci a una tendenza giusto il tempo di una stagione (a volte anche meno), ma troppe sono le tentazioni. Visto da questo punto di vista il villaggio globale non è poi così male..

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