Moda e morte.

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Bello.

Love & Loss – Fashion & Mortality,  questo è il titolo di una mostra che durerà fino al 7 Giugno presso il Lentos Kunstmuesum Linz in Austria. Una mostra che celebra bellezza e abisso.

Il tema è insolito, ma decisamente stimolante. Apparentemente sembra che i due termini si collochino agli opposti di un discorso, in realtà spesso artisti e creativi hanno riflettuto su quella che potremmo definire la bellezza estrema: la morte.

Immagino che a molti, parlando di questo tema, venga subito in mente Alexander McQueen e la sua estetica visionaria e dark; a me, in verità, vengono in mente immagini di gioielli vittoriani realizzati con capelli umani. Ma non solo. Ripenso ai sudari (o abiti mortuari), preziosissimi, di popoli e periodi diversi. Pensate agli antichi egizi o alla cultura pre-colombiana.

Mi sembra che l’esperienza della bellezza, come ricerca e come pratica quotidiana, non possa prescindere dalla riflessione sulla fugacità. Così come la felicità, la bellezza è un evento imprevedibile e raro, non è possibile descriverlo se non in modo sporadico. Ci coglie, a volte, totalmente impreparati.

Così come per la bellezza, non abbiamo parole per descrivere la morte. Forse solo le immagini possono venirci in soccorso.

Arsenico e merletti – Belle da morire.

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Brutto?

In piena epoca vittoriana le donne amavano vestirsi di una particolare tonalità di verde. Era il colore di tendenza e non c’è dubbio che le signore in questione fossero delle autentiche fashion-victims perché quel colore era a base di arsenico.

Niente a che vedere con le moderne fashion-victims che nel peggiore dei casi rischiano solo di rendersi ridicole..  Indossare quegli abiti, quelle stole, quei copricapi impregnati di veleno poteva provocare orribili sofferenze fino ad arrivare alla morte precoce.

Ma non è tutto. Quegli abiti lasciavano dietro loro una scia nefasta: ne subivano le conseguenze tessutai, sarti, ricamatrici, lavandaie, domestici. E poi ancora mariti ed accompagnatori che stringevano le dame durante i balli mondani e persino i bambini che venivano abbracciati o tenuti in grembo dalle eleganti e letali mamme.

Sembra che le donne (ma anche uomini) continuassero ad usare i tessuti tinti con quel colorante anche dopo che erano stati resi noti gli effetti funesti che comportavano, arrivando persino a impiegarli per tappezzare intere stanze.

Alcuni degli abiti all’arsenico, insieme con altri capi altrettanto dannosi per la salute, saranno in mostra al Toronto’s Bata Shoe Museum dal 18 Giugno fino al 2016 nella mostra Fashion Victims: The Pleasures and Perils of Dress in the 19th Century.

Il direttore del museo tranquillizza i visitatori circa il pericolo che potrebbe derivare dall’accostarsi a quegli abiti (a meno di leccarli, dice lui..).

C’è da credergli?